"Fu una rivolta spontanea e di popolo": cinquanta anni fa i moti di Reggio Calabria |VIDEO

Era il 14 luglio del 1970. Ai microfoni di ReggioToday le testimonianze e la storia raccontate da chi ha vissuto i 100 giorni che infiammarono la città e l'Italia intera

Sono trascorsi cinquanta anni dalla rivoltà di Reggio Calabria. Tutto ebbe inizio, il 5 luglio quando il sindaco del tempo, Piero Battaglia (Dc), con il suo "Rapporto alla città", informò i reggini dell'accordo politico-istituzionale fatto a Roma, sull'asse Catanzaro-Cosenza, ai danni della nostra Reggio. Fu la scintilla che innescò quelli che vengono ricordati dalla storia come i "Moti di Reggio Calabria". 
   
La mattina del 14 luglio del 1970, un corteo spontaneo partì dal quartiere Santa Caterina, lo guidava il professore Natino Aloi. Da sei che erano, raggiunsero piazza Italia e divennero trentamila. E così Reggio divenne teatro di una guerriglia urbana senza precedenti. Per la prima volta nella storia, scesero per le strade le donne, i giovani, tutte le categorie professionali, Demetrio Mauro, industriale del caffè, e Amedeo Matacena, armatore privato dei collegamenti navali nello Stretto, e l'ex comandante partigiano Alfredo Perna. 

Cento caldissime giornate, tra barricate, incendi e guerriglie. Da una parte le forze dell'ordine, i celerini, e dall'altra il popolo di Reggio. Otto mesi di combattimento, contro il furto del capoluogo e non solo, che lasciarono sul campo cinque morti: il ferroviere Bruno Labate, l'autista Angelo Campanella, gli agenti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti e il barista Angelo Jaconis, duemila i feriti, un migliaio di arresti e denunce, e danni per miliardi di lire. 

Nel 50° anniversario della rivolta, ai microfoni di ReggioToday, il professore Natino Aloi, ex parlamentare e dirigente del Msi, Peppe Agliano, ex consigliere comunale, e Franco Arcidiaco, editore. 

Grazie per le immagini storiche (Domenico Calabrò) a Enzo Vacalebre

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