Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Aeroclub dello Stretto, aperto a tutti il viaggio nell’affascinante mondo dell’aeronautica

Le curiosità su questa bella realtà reggina: dai corsi per il conseguimento del brevetto da pilota, al volo sui Piper. Alla scoperta di tutte le attività nell’intervista al presidente Rino Sculco

L’Aeroclub dello Stretto, una piccola perla presso il Tito Minniti, unico aeroclub della Calabria che si trova all’interno di un aeroporto nei locali di proprietà dell’Enac, dati in concessione a Sacal e in subconcessione a titolo oneroso all’aeroclub.

Rino Sculco, il presidente, guida ReggioToday attraverso il mondo dell’aeronautica, raccontando attività di questa bella realtà reggina che coinvolge gli appassionati e incuriosisce un po' tutti. Con il presidente anche il consigliere Demetrio Spinella.

Tante le attività svolte dall’Aeroclub che nasce a Reggio nel 1959 e gode di personalità giuridica, che ha il compito precipuo della diffusione della cultura aeronautica ma che, di fatto, è impegnata in moltissime attività. Prima su tutte, i corsi per il conseguimento del brevetto da pilota.

Chi può ottenerlo?
“Tutti a partire dai 17 anni di età e sino a quando le visite mediche, che si fanno ogni anno, consentono di volare. In segreteria, da Marianna, ci sono tutte le informazioni circa i programmi ministeriali Enac”. 

Quanto tempo ci vuole?
“Sono richieste minimo 40 ore di volo più l’attività formativa teorica. Un percorso che dura un minimo di 10-12 mesi”.

Che tipo di brevetto si ottiene?
“Il brevetto che eroghiamo è il primo step necessario per poi arrivare al brevetto commerciale, come professionista. È il PPL, che consente di pilotare i piccoli velivoli che gli amici dei commerciali chiamano simpaticamente "paperozzi". Poi anche il VDS, con attività volativa limitata, per velivoli leggeri, con costi contenuti”.

Qual è la differenza tra pilotaggio di uno di questi "paperozzi" e i velivoli commerciali?
“L’unica differenza è la dimensione. Il principio di guida è lo stesso. Stessi programmi e navigazione, ma sono necessarie fasi di familiarizzazione. Anche tra tipi diversi di aeromobili si fanno passaggi macchina; il pilota di 737 Boeing, per esempio, non ha conoscenze sufficienti per pilotare il velivolo Ita che è un Airbus 319 o 320. Il principio è lo stesso, ogni velivolo ha delle sue particolarità che devono essere apprese”.

Dove si può volare con questo brevetto?
“Sia all’interno del territorio nazionale sia all’estero, conseguendo la fonia in lingua inglese”.

Chi tipo di velivoli avete nella vostra flotta? 
“Abbiamo due monomotori che usiamo per i corsi. Poi ci sono delle abitazioni che portano a poter pilotare bimotori e plurimotori”. 

Sono velivoli sicuri? 
“Sono sempre dei mezzi meccanici ma il percorso manutentivo è rigoroso e dettato da rigide normative europee. I velivoli sono controllati ogni giorno, prima di andare in volo, da tecnici certificati che vengono da corsi periodicamente aggiornati con personale tecnico specializzato da Enac e che si sottopongono a esami”. 

“Prima di essere dato in linea di volo il tecnico certifica l’abilità di volo con un documento. La manutenzione è dettata dalla ditta costruttrice che, attraverso il manuale tecnico, segna i tempi per ogni singola sostituzione. Le parti vengono sostituite dopo un certo numero di ore, indipendentemente dal loro funzionamento.

Ogni singolo bullone è verificato, e la ditta aeronautica che lo produce, lo rilascia con un documento ufficiale che certifica che quel bullone, non quella serie, ma quel singolo bullone, è stato controllato al banco, e rilascia un documento numerato con la firma di chi ha effettuato la verifica. 9 volte su 10 gli incidenti aerei sono determinati da sottovalutazioni di determinati fenomeni da parte dell’uomo che, nel sistema macchina, è sempre la maglia debole”.

Che autonomia hanno questi velivoli?
“Mediamente, il Piper per esempio, ha un’autonomia di carburante di 5 ore, utili 4 e mezza, ma va calcolata la componente vento. Diciamo che se viaggio a circa 100 nodi (200 km orari) ho autonomia per 800 km, e posso arrivare tranquillamente a Roma senza scalo”.

E qual è la quota di volo?
“Mille o duemila piedi (circa 500 metri) nella vasca dello Stretto di Messina; in navigazione 3000 metri. Oltre non è possibile perché non siamo dotati di impianto di ossigeno a bordo e, a causa della rarefazione dell’aria si rischia l’anossia “.

Le attività

Affiliati all’Aeroclub d’Italia e al Coni il club reggino ha operato al fianco della Protezione civile. Fino a qualche anno fa, infatti, si occupava di osservazione aerea per rilevare focolai da riportare a mezzo radio.

Dall’Aeroclub dipende la possibilità di fare intervenire le Frecce Tricolori, dell'Aeronautica Militare. La richiesta arriva dalle istituzioni ma l’organizzazione e la responsabilità, anche penale oltre che civile, è dell’aeroclun. Un grande sforzo organizzativo per uno spettacolo molto amato: “per la manifestazione del luglio 2023, per esempio, abbiamo iniziato a lavorare da gennaio”, spiega Sculco. 

E per quanto riguarda le scuole?
“Lo scorso anno abbiamo svolto incontri con gli istituti Augusto Righi di Reggio Calabria e con il Gemelli Careri di Polistena, che hanno sezioni con indirizzo aeronautico. Approfondiamo i programmi scolastici e li abbiamo anche fatti volare”. 

Per chi volesse provare a volare con voi?
“Organizziamo voli di ambientamento per tutti coloro che vogliono provare l’ebrezza del volo o che vogliono capire se la loro passione può divenire uno sport o un lavoro. Vengono portati in volo da nostri istruttori o da piloti particolarmente qualificati”. (in basso video pagina Facebook Aeroclub dello Stretto)

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