Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Uiltrasporti: "Per non far morire l'aeroporto non serve l'aspirina, ma interventi importanti"

Il sindacato: "Occorre intervenire sulla continuità territoriale. E’ questo, infatti, l’unico strumento in grado di far uscire il territorio calabrese dalla marginalità economica, sociale e territoriale"

La Uiltrasporti prende atto dell’azione intrapresa dal parlamentare Cannizzaro e dal presidente Occhiuto, sulla vicenda dell’aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria, ma agli stessi "diciamo che per il rilancio degli aeroporti calabresi, servono interventi molto più robusti e soprattutto provvedimento legislativi di tipo strutturale.

Quanto abbiamo avuto modo di leggere, però si lascia perplessi. Solo qualche giorno addietro, infatti, avevamo scritto al neo presidente della giunta regionale calabrese per avviare, con prontezza europea, un confronto serrato sul futuro di tutto il trasporto aereo calabrese".

"È strano - secondo la segreteria regionale Uiltrasporti Calabria - che il presidente Occhiuto trovi il tempo per andare a Roma, ritornare con un risultato minimo, piuttosto che, su una questione delicatissima, fare quadrato con le parti sociali per provare ad indirizzare il governo nella direzione di mettere in campo una azione importante a favore degli aeroporti calabresi".

In questa delicata fase sociale ed economica, il sindacato ha operato "per difendere ogni singolo posto di lavoro e lo ha fatto senza illudere lavoratrici e i lavoratori con annunci spot, ma operando insieme ad essi per ottenere: dal Governo, la continuità territoriale peraltro già riconosciuta legislativamente per i territori di Reggio Calabria e Crotone rispettivamente nel 2002 e 2003, in ragione delle condizioni di particolare marginalità territoriale e depressione sociale ed economica della Calabria, e l’applicazione della clausola sociale come principale elemento a salvaguardia della occupazione e dall’Enac l’eliminazione di tutte le restrizioni che ne condizionano lo sviluppo e probabilmente un futuro incerto con il rischio di chiusura totale. Queste sono solo alcune rivendicazioni, fatte in questi anni dalla Uiltrasporti, realmente preoccupata del sistema trasportisco calabrese".

In conclusione, "una politica che si rispetti deve essere in grado di governare tutti i processi del sistema aeroportuale regionale, senza alcuna discriminazione tra i territori, bensì creando le sinergie necessarie affinché possano essere messe in atto le strategie del tanto auspicato trasporto integrato, rendendo facilmente accessibili le infrastrutture per lo sfruttamento dell’intero potenziale offerto.

Per fare ciò è necessario intervenire su più livelli. Intanto, è determinante agire sui vertici di Sacal: la società di gestione che ad oggi non ha partorito un serio piano di sviluppo e rilancio degli aeroporti calabresi, agendo per sostituire un management inefficiente e impreparato a gestire una fase di delicato mutamento storico di questo asset determinante per il futuro della Calabria. In seconda battuta è necessario, tenuto conto degli effetti negativi che la pandemia da Coronavirus ha dispiegato sul settore trasportistico italiano, stimolare il Governo a mettere in campo delle risorse importanti per ridare slancio agli aeroporti calabresi, colmando così quel vuoto che nemmeno il Pnrr prevede di sanare".

La segreteria regionale Uiltrasporti Calabria chiede alla deputazione calabrese "di esercitare un pressing costante sul Consiglio dei ministri e sul premier Draghi al fine di riaprire il confronto sul futuro di Ita e per chiudere la partita Alitalia senza caricare sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori responsabili a loro estranee.

Il piano di Ita, infatti, è inaccettabile, riduce il personale, riduce la percorrenza, taglia le disponibilità di aeromobili ed esercita sul personale e sulla loro tenuta contrattuale inaccettabili limitazioni. Infine, per rimettere in sesto il settore aeroportuale calabrese è dirimente intervenire sulla continuità territoriale, investire su di essa nel rispetto di quelle norme che la prevedono e la regolano.

E’ questo, infatti, l’unico strumento in grado di far uscire il territorio calabrese dalla marginalità economica, sociale e territoriale in cui è stato relegato in questi anni di mancati investimenti. Sono questi i nodi da sciogliere per liberare la Calabria ed aprirla al resto del Paese, all’Europa, al mondo. Il resto è aria fritta, è voler curare tutti questi mali con l’aspirina".

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