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Domenica, 27 Novembre 2022
La vertenza / San Gregorio

Alival, a Milano azienda e sindacati fanno il punto sulla prima fase del piano

Nell'incontro sono state analizzate le garanzie per i lavoratori trasferiti e chiesto l'impegno delle regioni Calabria e Toscana per gli stabilimenti che chiuderanno

Un passaggio importante per la vertenza della chiusura del caseificio di Alival si è consumato oggi a Milano, dove si è tenuta fino a poco fa una lunga riunione convocata dalla stessa azienda Lactalis Nuova Castelli per concordare con i sindacati ulteriori misure a tutela dei posti di lavoro degli stabilimenti di San Gregorio e Ponte Buggianese (Pistoia). Al centro dell'incontro c'è stata una disamina delle procedure messe sinora in atto, e in particolare il primo step del piano sociale. Ci si trova attualmente alla fine della fase 1 con la seguente situazione. Da Reggio si trasferiranno ad altra sede in 14 (nove su Galbani, uno su Egidio Galbani, tre a Ragusa e uno a Porcari, in provincia di Lucca). Sul fronte dei licenziamenti  già due a Reggio hanno scelto questa strada avendo trovato un altro lavoro. A Ponte Buggianese saranno licenziati 7 impiegati e 9 addetti alla produzione. 

Alla riunione, che è servita per verificare l'efficienza di questa fase e prefigurare lo scenario futuro dal 31 marzo sono stati presenti i rappresentanti sindacali di categoria (Fai Cisl; Flai Cgi; Uila Uil; e per Ponte Buggianese Ugl) e i referenti aziendali. 

Ad aprire il tavolo è stata UnionFood, promotrice dei vari incontri con l'azienda per assolvere a quanto previsto dalla nuova normativa in materia di cessazione di lavoro e reindustrializzazione. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto chiarimenti sulla nuova normativa sulla delocalizzazione, che impatta su diversi punti dell'accordo siglato ad agosto. L'argomento più pressante è stato ovviamente la sorte dei lavoratori. Per i trasferimenti è stata estesa la disponibilità fino al 31 dicembre e vista quest'apertura i rappresentanti sindacali hanno chiesto aggiornamenti sui posti vacanti nel gruppo.

Di certo si sa che i trasferiti partiranno prima del 31 marzo: a questi dipendendi sarà garantita continuità lavorativa e per chi passerà ai siti Galbani è prevista, oltre alla liquidazione dei tfr, il mantenimento degli stessi scatti di anzianità previsti dalla normativa di riferimento. Riguardo la grande azienda casearia (dove, si ricorda, approderà la maggior parte dei trasferiti reggini) una problematica particolare è stata sollevata per lo stabilimento di Corteolona, dove il costo della vita è più alto. 

L'altro tema di discussione è stato la salvezza dei siti produttivi e dei lavoratori che hanno scelto di non partire. Nella fase 2 sarà necessario un feedback dalle Regioni per capire quali prospettive reali di siano di vendere gli stabilimenti in chiusura o se, in assenza di proposte, si dovrà puntare solo sul reinserimento dei dipendenti in altri ambiti con l'intervento dei welfare regionali. In proposito l'azienda ha richiamato alle proprie responsabilità Calabria e Toscana rispetto ai propri compiti istituzionali, impegnandosi a convocare direttamente gli amministratori per fare un esame comune della situazione. 

Il 23 novembre una nuova riunione sarà al Mise. A dicembre si svolgerà la verifica che condurrà alla tappa cruciale di gennaio, quando ci si siederà per ragionare con concretezza su cosa avverrà a chi non sarà partito. Allora i tempi saranno davvero strettissimi per dare risposte certe ai lavoratori che stanno vivendo mesi di angoscia e si sentono appesi a un filo esilissimo. 

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