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La vertenza / San Gregorio

Alival, i sindacati chiedono ufficialmente nuova convocazione del tavolo tecnico

Dopo la chiusura dello stabilimento, si sollecitano con urgenza le istituzioni in vista degli incontri con azienda e ministero

Dopo l'amaro inizio d'anno con la chiusura inattesa dello stabilimento di San Gregorio, per la vertenza Alival Lactalis il tempo stringe e si è entrati nel modo più brusco nell'ultimo trimestre utile prima che il licenziamento dei 79 lavoratori diventi effettivo. Nelle ultime settimane di gennaio sono previsti due incontri cruciali, uno a Milano dove l'azienda farà il punto sulla fase 2 del piano di crisi, e l'altro a Roma presso il ministero delle imprese del made in Italy (Mimit) con la presenza di tutte le parti, istituzioni comprese. Per questo i sindacati hanno sollecitato in via ufficiale l'urgente convocazione del tavolo tecnico interistituzionale che al momento si è riunito una sola volta ed è stato costituito per trovare una soluzione di ricollocamento per i dipendenti del caseificio che dal 31 marzo saranno fuori dall'azienda, entrando in vigore la dismissione della struttura. 

Con una pec indirizzata alla prefettura di Reggio Calabria, la presidenza della Regione Calabria, la Città metropolitana, la Camera di commercio reggina e Confindustria territoriale, i segretari sindacali (Antonino Zema per Fai Cisl, Antonio Merlino e Antonio Zavettieri per Uila Uil e Nicola Rodi per Flai Cgil) hanno chiesto la convocazione del tavolo, facendo comprendere la situazione di emergenza. 

La prima riunione aveva fatto sfumare ogni speranza di salvezza del sito industriale di San Gregorio, poiché, nonostante l'interesse e la buona volontà di una cordata di imprenditori calabresi, oggettivamente non esistono le condizioni per poter sostenere l'onere di uno stabilimento così grande e con un numero di dipendenti decisamente alto. Altrettando poco realistico è il passaggio in blocco dei lavoratori Alival a un'altra azienda già esistente sul territorio, che non potrebbe sopportare nel libro paga una simile mole di dipendenti in aggiunta ai propri. La ricollocazione resta però l'unica strada percorribile per non far perdere il posto ai lavoratori, ma, laddove le imprese locali non hanno i mezzi necessari, per raggiungere questo obiettivo deve esserci un intervento preciso delle istituzioni. In questo senso durante la prima riunione del tavolo tecnico si era registrato l'impegno della vicepresidente della Regione Calabria, Giusi Princi, e dei rappresentanti della Metrocity, pronti a mettere in campo ogni azione utile. 

Di questo dovrà parlarsi con urgenza nella attesa nuova convocazione, che è anche propedeutica agli incontri con l'azienda e il Ministero, che avevano chiamato in causa le istituzioni per un coinvolgimento maggiore nella vertenza, invitando a presentare le loro proposte e dare un quadro esatto delle opportunità sul territorio. Da parte del Mimit richiesta era stata indirizzata alle Regioni Calabria e Toscana (in riferimento a Ponte Buggianese in provincia di Pistoia, l'altro sito che chiuderà), ma la prima non era stata neanche presente alla riunione e adesso da qui si aspetta una risposta chiara. 

Come si ricorderà, la multinazionale Lactalis, attraverso la Nuova Castelli, ha stabilito la chiusura del caseificio di San Gregorio, ritenuto in calo di produttività per motivi di mercato, proponendo ai lavoratori le opzioni del trasferimento in altra sede (tutte al Nord) o l'esodo incentivato con una somma di buonuscita. Dei 79 dipendenti, che attualmente non lavorano e sono a casa con regolare corresponsione dello stipendio, solo otto hanno accettato la mobilità mentre tre, trovato un altro lavoro, si sono dimessi. Gli altri, di cui molti con oltre vent'anni di esperienza nello stabilimento reggino, il 31 marzo cesseranno definitivamente il rapporto con l'azienda. 

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