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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Amianto, Pulitanò vince contro Trenitalia anche in Cassazione

Sarà inquadrato nella qualifica di "quadro di livello A) per avere svolto l'attività di responsabile del settore "Manutenzione e Verifica dei rotabili"

“Non mi pento di aver denunciato, anche se mi è costato caro, rifarei tutto!” parla con voce ferma e serena Nino Pulitanò, il sindacalista ferroviere che ha segnalato la presenza di tonnellate di amianto in un deposito ferroviario di via Mercalli.

Ha sempre difeso i lavoratori, i suoi colleghi ferrovieri fino a perdere il posto di lavoro. Per lui era una battaglia in difesa della vita e dell'ambiente da portare avanti ad ogni costo, per dire basta alle morti per amianto sul luogo di lavoro. Non una battaglia personale ma una lotta per il bene collettivo anche se Nino Pulitanò conosce bene le conseguenze dell'asbestosi, la malattia che colpisce  i polmoni di chi inala la polvere di asbesto (amianto).

“Mio fratello Saverio è morto per l'amianto, abbiamo tentato di tutto, è stato anche operato al polmone al Regina Elena a Roma ma non c'è stato nulla da fare. Ma non è solo mio fratello, tanti ferrovieri si sono ammalati e alcuni sono morti per aver inalato le polveri di amianto”.

“Non potevo tacere davanti a tutti i problemi che c'erano nei capannoni. Per le mie denunce ho avuto ben 67 giorni di sospensione e provvedimenti disciplinari fino a perdere il lavoro. Trenitalia mi ha licenziato ma fortunatamente poi sono stato reintegrato grazie all'accordo raggiunto dinnanzi al giudice del lavoro di Roma. 

“Mi hanno anche offerto molti soldi, - aggiunge il sindacalista della Cgil– ma io non ho accettato. Ho solo chiesto di poter andare in pensione visto che avevo oltre 43 anni di servizio e la mia famiglia è monoreddito. Mai avrei accettato soldi, anche se sono stato più di un anno e mezzo senza stipendio e dovendo andare a Roma per le cause”. 

Adesso, dopo anni di lotte, ecco che Nino Pulitanò ha un'altra soddisfazione. La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, che con l'Ordinanza nr. 30438 /2021, depositata il 28.10.2021, ha confermato il diritto di Pulitanò ad ottenere il riconoscimento delle mansioni superiori svolte, ritenendo, pertanto, infondato l'unico motivo di ricorso proposto dalla società Trenitalia.

La Suprema Corte ha, dunque, rigettato il ricorso del datore di lavoro, - spiegano gli avvocati - confermando la sentenza della Corte antonino pulitanò-2-2di Appello di Reggio Calabria che aveva riconosciuto il diritto del signor Antonino Pulitanò ad essere inquadrato nella qualifica di "quadro di livello A)", per avere svolto l'attività di Responsabile del settore "Manutenzione e Verifica dei rotabili" presso l'impianto di Reggio Calabria, nonché il diritto ad ottenere le differenze retributive corrispondenti a detto inquadramento”.

Enorme, dunque, la soddisfazione del signor Pulitanò e dei suoi difensori, avvocati Giuseppe Morabito e Filomena Pellicanò che aggiungono: “Questa statuizione è un riconoscimento anche morale per il lavoratore, il quale ha subito numerose sanzioni disciplinari e addirittura il licenziamento per aver portato avanti una serie di battaglie riguardanti la sicurezza sul luogo di lavoro e per aver chiesto, nella qualità di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, un pronto intervento al fine di eliminare il rischio prodotto dalla presenza di amianto presso la Cittadella di Trenitalia a Reggio Calabria”.

Il Sangiorgino d'oro e la bonifica della zona

La bonifica del deposito poi, negli anni, in parte c'è stata ma ancora ci sarebbe da bonificare tutta l'area circostante per evitare che anche i reggini si ammalino.

Lo dice chiaramente Pulitanò: “Quando nel 2018 sono stato insignito del San Giorgio d'Oro, il sindaco Giuseppe Falcomatà aveva preso l'impegno di fare uno screening dell'area per capire qual è la situazione per il pericolo amianto. Ma non è stato fatto nulla". Eppure il premio era andato proprio a Pulitanò «portavoce e sentinella dei cittadini che  non rinunciano, di tutti coloro che si spendono nel quotidiano,  ma anche di coloro che  non  hanno il coraggio di agire da soli per il riconoscimento dei propri diritti.  La nostra città gli riconosce la responsabilità degli uomini e delle donne che non si limitano ad osservare i cambiamenti ma che sono attuatori del cambiamento attraverso  atti di coraggio e di denuncia costruttiva nell’interesse della collettività.

"Ad Antonino Pulitanò la città di Reggio Calabria intende restituire oggi la dignità di lavoratore e di uomo, quale cittadino di quella buona volontà che deve dimorare sempre di più nel popolo reggino».

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