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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Pellaro

Conversazione-convivio tra i 'sapori' della Reggio anni '50 per gli “Amici del Museo”

L'associazione, nei giorni scorsi ha organizzato, presso la Casa Falzea a Macellari di Pellaro, un evento dedicato alla gastronomia reggina, riscoprendo i sapori della nostra cucina negli anni del secondo dopoguerra

È un salto indietro nel tempo, quello che, l’associazione “Amici del Museo” di Reggio Calabria, ha organizzato nei giorni scorsi presso la Casa Falzea a Macellari di Pellaro una conversazione-convivio, incentrata sul tema:“Cosa si mangiava a Reggio Calabria negli anni ’50”.

"Un incontro molto partecipato -fa sapere il presidente dell'associazione Francesco Arillotta-, al quale ha  preso parte anche Lilli Conti, uno  dei vice-presidenti dell’associazione, storico della gastronomia italiana, che ha dettagliatamente informato su alcuni dei piatti più caratteristici della nostra cucina negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale".

"Sono stati così presentati alla degustazione: “biscottu casareccio a’ capunata”; “maccu ‘i favi”; “brocculi ‘i macellari ffuati”; “macarruni i casa  fatti a mano cu bucu”; “zuppa ‘i fascioli chi cotichi ru porcu”;“carcioffuli ‘i roccella ammuddicati”; “ventriceddi ca’ muddica di pani friscu”; “piscistoccu chi patati”; “suffrittu a’ riggitana fattu all’usu anticu”; “purpetti ‘nto sugu”; “carciofuli a cutuletta”; “ 'a cutra ru bizzolu’ servita nel piatto del buon ricordo conti”; “susumelli e strufoli fatti in casa”.

"Il momento conviviale –prosegue Arillotta- è stato preceduto da una visita guidata al Parco Archeologico di Occhio di Pellaro, gestito alla perfezione dalla giovanile ‘associazione garibaldina’ di Motta San Giovanni".

"Le strutture magnogreche e romane che sono state scoperte in quel sito, testimoniando la ricchezza degli antichi insediamenti dell’area sud del territorio comunale reggino, illustrate con molta professionalità dalle operatrici dell’ ‘associazione garibaldina’, hanno suscitato, negli attenti visitatori, molto interesse verso una realtà archeologica fino a poco tempo fa completamente obliata".

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