Sanità, Ancadic: "E' urgente realizzare il nuovo ospedale Morelli e l'apertura di altri nosocomi"

Si torna sull'argomento dopo che la Calabria diventa zona rossa: "Provvedimento che il Governo può fare chiedendo alla Banca d’Italia credito"

L'ospedale di Melito

La Calabria è ufficialmente zona “rossa” e in piena crisi sanitaria si torna a parlare  della realizzazione del nuovo ospedale Morelli di Reggio Calabria e della riapertura dei numerosi nosocomi cittadini. A tornare sull’argomento è l’Ancadic.

Riguardo all’ospedale Morelli, l'associazione aveva già presentato un’istanza lo scorso 23 marzo nella quale sollecitava l’intervento ,in quanto la progettazione era stata già affidata e con un finanziamento dell’Inail  per l’importo di 180 milioni di euro. Nella stessa si chiedeva anche di provvedere a fornire una completa attrezzatura agli ospedali calabresi non pronti a gestire l’eventuale aumento del contagio. 

“La nostra previsione- scrive in una nota Ancadic-  anzi la nostra preoccupazione era fondata e oggi il Governo nazionale dichiarando la Calabria “zona rossa” ne dà conferma riconducendo tale provvedimento non ad un aumento in questo momento di casi di Covid, bensì alla impossibilità di eventuali ulteriori ricoveri presso le strutture ospedaliere da illo tempore carenti anche se da oltre dieci anni commissariate dallo Stato italiano”.

Ancadic, chiede ancora una volta di intervenire tempestivamente prima che sia troppo tardi affinché si riaprano gli ospedali a suo tempo colpevolmente chiusi potenziandoli con personale e attrezzature secondo canoni di decenza sanitaria di legge.

“Questo è un provvedimento che il Governo –precisa la nota-può fare chiedendo alla Banca d’Italia credito visto i grossi risparmi fatti dagli italiani specialmente in questo periodo di emergenza epidemiologica, come riportato dagli Organi di Stampa-Banca d’Italia compresa”.

A preoccupare  inoltre le manifestazioni come quella svoltasi civilmente ieri 5 novembre contro l’istituzione della “zona rossa” : “Siamo preoccupati - continua Ancadic - che queste manifestazioni possono essere oggetto di contagio che il Governo doveva e poteva prevedere e noi calabresi non ne avevamo proprio bisogno di queste occasioni di possibili contagi.Resta da dire che il rapporto abitativo tra regione del Nord Italia con circa 20 milioni di residenti e la Calabria con circa due milioni di residenti ci assicurerebbe una grossa minore incidenza del virus (per differente densità abitativa non paragonabile).

Ciò nonostante abbiamo diritto di avere gli ospedali riaperti che garantiscano a noi calabresi i diritti costituzionali e non c’è bisogno di ricorrere a strutture sanitarie di emergenza perché queste in Calabria già esistono e nel passato hanno sempre funzionato con soddisfazione per la politica e per i cittadini. Non intendiamo fare commenti di natura politica e evitiamo ulteriori considerazioni”.

“In merito sono stati interessati - conclude la nota- il presidente del Consiglio dei ministri, il ministro e il viceministro della salute, il presidente facente funzioni della regione Calabria e le varie articolazioni regionali competenti unitamente al commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio della Regione Calabria, alla giunta regionale politiche sanitarie, al presidente della Città metropolitana di Reggio Calabria, al sindaco e al prefetto di Reggio Calabria” .
 

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