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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Prima campanella per la giustizia del distretto reggino fra pandemia e tecnologia

La relazione del presidente della Corte d'appello, Luciano Gerardis, ha toccato i temi dell'amministrazione del processo e dell'uso dell'informatica ma l'auspicio è quello di tornare alle udienze in presenza: "Anno devastante, serve autocritica"

Una cerimonia diversa dalle altre, segnata dalla pandemia. Anche per il distretto giudiziario di Reggio Calabria è suonata la prima campanella del 2021, ed è stata una cerimonia sobria e contingentata nei tempi, così come l’ha disegnata il presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis.

Il 2020 anno diverso dagli altri

“Dunque, questa relazione non potrà essere come le precedenti - ha detto Luciano Gerardis - né nella sua durata né nei suoi contenuti. E non lo sarebbe comunque stata perché il 2020 si è rivelato ben diverso dagli anni passati. L’Italia ed il mondo tutto continuano ad attraversare una delle fasi più difficili degli ultimi decenni, che ci sta infliggendo dolori e sofferenze ed imponendo un regime di vita anomalo. Siamo innegabilmente diversi da prima. L’esperienza vissuta, purtroppo ancora in corso, ci sta trasformando. La pandemia da Covid19 ha intanto allargato a dismisura l’area del bisogno”. “Lo sforzo che tutti dobbiamo fare - ha detto ancora - è di superare al più presto le barriere mentali che nel frattempo ci siamo creati, riprendendo tutta la nostra umanità e non abbandonando mai lo spirito solidaristico che, come anche ieri si è visto, in tanti modi ha avuto occasione di esprimersi sul nostro territorio”.

La pandemia e la giustizia che cambia

Il mondo uscirà dalla pandemia cambiato e così sarà anche per la giustizia. “Il 2020 - ha commentato il presidente della Corte d’appello reggina - è stato segnato, però, anche da fatti altrettanto devastanti che hanno riguardato il mondo giudiziario. La questione morale si è sposata al concreto pericolo di una crisi istituzionale senza precedenti, che ha confermato la necessità di rigorosi paletti etici nell’esercizio delle funzioni pubbliche. Di più. Si sono messe in mostra crepe pericolose per la stessa struttura democratica fondata sulla tripartizione e l’autonomia dei poteri dello Stato. Solo il tempo potrà dire se sia stato colto il messaggio che il coinvolgimento dell’intero corpo magistratuale è essenziale per emendarsi da metodi purtroppo da gran tempo assai diffusi per un’innegabile degenerazione progressiva del sistema. Andrà fatta anche una piena autocritica da parte di tutti senza pensare di poter scaricare le coscienze su condotte di singoli i quali, pur se responsabili, hanno potuto continuare ad operare imperterriti grazie alla consapevolezza se non alla complicità ed al tornaconto di molti”.

L'allarme lanciato dal presidente Gerardis

L'informatica e il processo

Un cambiamento radicale quello imposto dal Covid-19 che ha influito molto sui modi di amministrazione della giustizia, sui tempi della stessa ed ha, inevitabilmente, aperto le porte all’apporto degli strumenti tecnologici per evitare che, il blocco delle udienze in presenza, potesse paralizzare tutto il mondo della giustizia. “Insomma - ha detto Gerardis - l’informatica si è rivelata la chiave di volta per garantire la prosecuzione di molte attività d’ufficio, giurisdizionali e non, evitandone la paralisi, ed al tempo stesso per consentire il dialogo ed il confronto con soggetti esterni che collaborano a rendere più funzionale il servizio-giustizia. Ne è scaturita, almeno in fase embrionale, una nuova cultura dell’amministrazione giudiziaria che, facendo leva contemporaneamente sull’essenziale rapporto interpersonale e sull’utilizzazione di mezzi informatici e di tecnologie avanzate, di prassi virtuose e di protocolli, potrà costituire una validissima base di partenza per migliori sviluppi futuri. Sia ben chiaro: rimangono ineliminabili, insostituibili ed assolutamente prioritari, a mio sommesso avviso, il rapporto diretto interpersonale e l’udienza in presenza, che soli consentono di cogliere, nella loro pienezza e totalità, tutti i risvolti umani ed i dettagli di ogni questione, spesso essenziali per esercitare la giurisdizione”.

L'auspicio di Luciano Gerardis

L’auspicio del presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, però, e che si torni all’antico, che il virus venga sconfitto e le aule dei tribunali possano tornare a vivere come succedeva sino al 2019. “La giustizia - ha detto - è un fatto umano, che si nutre anche delle intuizioni e, perché no?, delle sensazioni che derivano da ogni forma di dialogo, anche quello muto che passa attraverso lo sguardo ed i gesti. Eliminare ciò e ridurre tutto a rapporti virtuali significherebbe privare il momento giurisdizionale di una componente essenziale.

Le udienze penali e civili ed il migliore controllo dell’attività giudiziaria spesso non possono prescindere da un rapporto diretto e personale. Sarebbe sbagliato ed improvvido negarlo; e ciò va ribadito con forza. Ma l’affiancamento ad esso dell’utilizzazione dei sistemi informatici consente notevoli passi avanti sul terreno di una maggiore speditezza e di una migliore cultura dell’organizzazione giudiziaria. Proprio per questo, però, bisogna superare le criticità che ancora avvolgono l’uso dell’informatica nel nostro ambito”.

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