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L'anteprima

"Il mio posto è qui", registi e attori raccontano una storia di rinascita contro i pregiudizi

Anteprima a Reggio Calabria per il film girato a Gerace, da domani nelle sale, e il libro da cui è tratto; ne parlano Daniela Porto e Marco Leonardi

Una storia scaturita dall'ispirazione di un personaggio reale, che Daniela Porto ha conosciuto dai racconti della madre calabrese, restandone profondamente colpita. Così è nato Lorenzo, protagonista di 'Il mio posto è qui', film che Porto ha diretto insieme a Cristiano Bortone e domani debutta nelle sale italiane. Sostenuto da Calabria Film Commission e girato a Gerace nella primavera dello scorso anno con un cast di artisti (e maestranze) del territorio, si tratta dell'esordio alla regia di Daniela Porto ma molto prima esisteva già un omonimo romanzo, edito da Sperling&Kupfer. L'autrice ne ha parlato oggi durante una presentazione al Malavenda Cafè insieme a Michele Geria, tra gli organizzatori dell'evento con Reggio Calabria Film Fest. "Ho iniziato a scrivere due anni fa, un po' nei ritagli di tempo per piacere personale e non avrei mai pensato che un giorno potesse diventare un libro pubblicato! Il film è stato una sorpresa ancora più grande: l'idea è stata del regista Cristiano Bortone, che è anche mio marito, e quando lo ha letto ha subito pensato che fosse una storia perfetta per il cinema".

Daniela Porto racconta la genesi di film e romanzo, ispirati a un personaggio reale

La vicenda narrata in libro e film si svolge in un piccolo centro calabrese degli anni '40. Qui vive Lorenzo, organizzatore di matrimonio del paese, di cui è nota l'omosessualità. Per questo, nonostante sia ben inserito nella comunità e persino nel rapporto con la parrocchia, si porta addosso un marchio di emarginato. La sua strada incrocia quella di Marta, madre nubile perché il fidanzato che amava e avrebbe sposato è morto in guerra. La famiglia la obbliga a nozze riparatrici con un vedovo del paese ma Lorenzo la convincerà a ribellarsi a una vita infelice e senza amore. "Lorenzo è esistito davvero - continua Porto - e anche se la mia storia è liberamente rielaborata e il vero personaggio non attraversò le vicissitudini che accadono nel libro e nel film, ho considerato interessante la sua vita in quel periodo storico e nel contesto di un paese del sud. Così ho immaginato l'incontro tra due persone con situazioni di difficoltà e immaginazione, pensando a quale tipo di relazione avrebbe potuto instaurarsi tra loro". Lorenzo e Marta diventano amici e anche un po' alleati, lui prova un afflato paterno verso una ragazza che vede passiva e rassegnata a decisioni prese da altri sul suo destino. "Questo è un altro aspetto che ritengo importante - dice ancora l'autrice - all'inizio Marta è diffidente perché anche lei come gli altri discrimina Lorenzo a causa della sua omosessualità. Ha questo atteggiamento anche verso se stessa: nata in quella società patriarcale, ne ha assorbito la cultura retrograda e i pregiudizi, così pensa che il matrimonio riparatore sia l'unica scelta possibile per salvare l'onore della famiglia e continuare ad essere rispettata nel paese". 

L'anteprima assoluta di "ll mio posto è qui" era stata al Bif&st di Bari, dove ai due registi è andato il premio Giuliano Montaldo per la miglior regia e alla protagonista Ludovica Martino il premio Mariangela Melato come migliore attrice. Della co-direzione dice Daniela Porto: "Abbiamo entrambi esperienza nella produzione e mentre Cristiano già lavora come regista per me questo era un sogno dai tempi del Dams. La regia insieme ha funzionato perché siamo riusciti a integrare le nostre diverse inclinazioni, prendendo il meglio di ognuno".  

Il cast tutto calabrese e il messaggio contro la violenza di genere

Il set è approdato in Calabria come scelta "doverosa, vista l'ambientazione del film", sottolinea Porto. Il centro storico di Gerace è stato la materializzazione ideale di quello che i registi cercavano. "E' un luogo dove le atmosfere del borgo antico sono intatte e angoli, case e vicoletti sono identitici a come erano negli anni Quaranta. C'era davvero tutto quello che è stato funzionale alla storia, ad esempio la presenza di abitazioni molto umili ma anche di altre ricche e appartenenti a persone benestanti". Gli attori sono tutti oriundi, compresa la star Marco Leonardi, originario di Locri e oggi noto per lavori con grandi registi italiani e internazionali (Alfonso Arau, Ridley Scott, Abel Ferrara), poi il reggino Saverio Malara e poi Francesco Aricò, Anna Maria De Luca, Giorgia Arena, Francesco Aiello e Antonino Sgrò (molti dei quali provenienti dalla fucina della Scuola Cinematografica della Calabria di Lele Nucera). Unica forestiera la bravissima Ludovica Martino, che si è calata nel ruolo anche prendendo lezioni di dialetto da un coach. 

Il finale (di cui non faremo spoiler) porta con sé una riflessione sulle donne e la loro forza di risorgere da violenze e abusi, governando il loro futuro. "Credo ci sia un messaggio forte - conclude la scrittrice e regista - perché vediamo Marta immersa nella mentalità patriarcale del suo tempo ma poi prende coscienza delle sue potenzialità e mette in atto una liberazione. Spesso ci chiediamo perché molte donne che subiscono abusi impieghino anni per lasciare uomini violenti: questa storia fa capire che forse occorre elaborare un processo mentale complesso, c'è la paura di non farcela né emotivamente né per l'aspetto economico. Parlare di questi temi temi è anche un modo per trasmettere sperenza per prendere decisioni sofferte ma necessarie".  

Leonardi: "Personaggio forte che mi ha aiutato a superare tanti preconcetti"

Alla vigilia della data di uscita al cinema, stasera il film sarà presentato a Reggio nel cinema Lumiere, in presenza del cast. Non ci saranno però i protagonisti: Martino è impegnata nella promozione della serie tv Rai "Marconi", mentre Marco Leonardi è rimasto bloccato a Roma da una terribile influenza di stagione. Lo raggiungiamo telefonicamente e l'attore si anima subito nel raccontare il suo personaggio. "Interpretare un omosessuale era mia intenzione da tempo - spiega - perché ho sempre visto in un ruolo così la possibilità di calarmi in una sensibilità femminile pur restando nei panni di un uomo. E' stato ancora più interessante che fosse un gay degli anni Quaranta, quando le battaglie per i diritti civili non avevano ancora raggiunto tanti traguardi. E' un ruolo drammatico, come piace a me. Lorenzo ha una grandissima forza nell'affrontare i pregiudizi della sua comunità e porta dentro anche il dolore per aver perso l'uomo che ama sentendosi tradito due volte da lui, perché l'ex amante ha sposato una donna per salvare le apparenze e ha pure rinnegato la sua natura. Per me Lorenzo - aggiunge - è un trascinatore di anime, farà questo aiutando Marta ma anche per i gay che nel film si muovono in un mondo nascosto e parallelo". La zona segreta in cui gli omosessuali si abbandonano ai loro amori è per Leonardi al centro di una delle scene più belle del film. "Lorenzo porta Marta a quelle feste e in quel momento scatta qualcosa nella giovane donna, è come se si risvegliasse la sua anima e capisse che tutti hanno il diritto di amare in libertà, lei compresa". 

Il mio posto è qui - Marco Leonardi

Ricordare il set di Gerace è per l'attore una grande emozione: "Porto tutto nel cuore. L'atmosfera del borgo era fiabesca e questo ha innescato la vera magia del cinema. Io e Ludovica preparavamo le scene dicendoci come le avremmo interpretate e poi qualcosa ci trascinava e veniva fuori una cosa completamente diversa. Sono state scintille, vera alchimia, un'esperienza unica". Dell'uscita nelle sale Leonardi è ovviamente entusiasta e dice: "Spero che lo vedano in molti perché questo permetterà di farlo restare a lungo, e lo merita. A Bari e nelle anteprime che abbiamo fatto ho notato che è un film che commuove, ci sono pianti e applausi. Credo che si senta il bisogno di questo tipo di storie, grandi storie che raccontano come eravamo e dove siamo arrivati, soprattutto quello che ancora deve essere fatto per diventare concretamente una società senza discriminazioni". 

Storie come l'osannato e premiato 'C'è ancora domani' di Paola Cortellesi, che ha un filo conduttore con il film di Bortone e Porto. Donne, violenza e rinascita. "E' vero - conclude Marco Leonardi - la violenza di genere è sotto i nostri occhi ogni giorno, come l'omofobia e l'attenzione per finzioni di facciata anzichè la verità. Questo film ha aiutato anche me a combattere alcuni preconcetti. La società non è qualcosa di indistinto, è composta da ognuno di noi: interpretare Lorenzo mi ha ricordato di non giudicare mai, che non ne ho il diritto solo perché, ad esempio, a qualcuno piace quello che non piace a me. Abbiamo ancora molta strada da fare per eliminare violenza e discriminazioni e alla base c'è il rispetto degli altri, chiunque siano". 

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