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L'appello

La prima volta dell'arcivescovo in piazza della Consegna: ecco il suo appello ai giovani

Mons. Fortunato Morrone: "Camminiamo con Maria dietro Gesù impegnandoci a far risorgere questa, ma insieme"

Il discorso dell'arcivesco Fortunato Morrone alla Consegna del Quadro. 

"Quest’incontro di oggi a Piazza della Consegna ci ricorda l’episodio descritto nel Vangelo di Luca «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola. E l'angelo si allontanò da lei. […] In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta». (Luca 1, 38-46)

La scelta di Maria, ragazza 14enne è veramente audace, un po' pazzoide. L’incontro con il Signore l’ha cambiata: le ha liberato la sua libertà. Non ha paura delle mode del momento che la volevano reclusa in casa. Come giovanissima donna supera quei comportamenti che appiattiscono al pensiero unico la sua identità, la sua personalità. Non fa le cose perché tutti fanno così. Il suo gesto di carità è più forte di ogni restrizione sociale che porta alla rassegnazione, a delegare ad altri quello che in quel momento solo lei può fare: non lasciare sola sua cugina. Ma non c’erano altri nel clan della parentela che avrebbero potuto compiere quei gesti di prossimità? Si certo. Ma ha capito che in quel momento nessuno poteva sostituirsi a lei. Cosa posso fare io piccola donna? 

Ma davvero la colpa di ciò che non va è sempre degli altri? Maria non è rassegnata a questa logica dello scarica barile. Il gesto di Maria ha una forte caratura politica: si assume la responsabilità della sua scelta perché c’è una vita umana (anzi due, no tre), nella città della Giudea che necessitano di custodia: «Tocca a me!». “Non importa se altri non fanno il proprio dovere”, avrà pensato Maria, “io mi impegno. Il Signore mi ha chiamata e ha riposto in me la sua fiducia”.

Insomma: Maria giovane e indifesa donna, ma grintosa, non si è lasciata omologare dall’andazzo della vita. Pensando alla giovanissima Maria, penso a voi ragazzi: ai vostri sogni, alle vostre difficoltà, alla voglia di vivere e alle esperienze negative che frustrano i vostri desideri, al conflitto con noi adulti che non sempre pensiamo concretamente al vostro futuro perché non ci impegniamo sufficientemente a mettere in campo strumenti e risorse per offrirvi lavoro. Ma penso anche alle vostre pigrizie insieme alla vostra generosità in vari campi del volontariato e al vostro impegno nello studio.

Avete le vostre ragioni per lamentarvi con noi adulti se non vi lasciamo un mondo più giusto, più bello, più dignitoso, se non siamo attendibili in quel che diciamo o proponiamo, se vi sentite messi da parte e coccolati per tenervi all’angolo (ma non state a questo gioco, non cadete in questa trappola). Se il vostro futuro lo stiamo sciupando con i nostri egoismi, con l’illusione di essere sempre noi i protagonisti, eterni Peter pan, così occupiamo anche i posti che metterebbero in luce le vostre capacità. Vi penso con la rabbia e la malinconia a lasciare questo territorio per trovare lavoro altrove. Forse anche questo è causa di una mancanza di credibilità e di autenticità che sentite nei confronti delle istituzioni:  ribellatevi, ma come Maria, cioè impegnando fin da ora le vostre energie più belle, mostrateci che avete più cuore e fantasia di noi. 

Di fronte alle tante ingiustizie che notate e vivete sulla vostra pelle e in questa città, denunciate pure … ma pressateci con i vostri sogni e il vostro impegno.

Allora aiutateci ad aiutarvi. Siate la nostra spina nel fianco in questa città ma soprattutto nelle nostre comunità cristiane che forse sentite un po’ distanti dalle vostre legittime attese. Scomodateci con i vostri sogni che disturbano i nostri schemi. Lo so che non siete stinchi di santi: la vita freme in voi. Nessuno è un arrivato. Avete tanto da imparare ma anche tanto da dire a noi adulti. Ecco probabilmente non diamo credito alle vostre istanze, perciò non vi ascoltiamo seriamente, vi tappiamo la bocca con lo smartphone più ganzo e sopportiamo le vostre uscite notturne fino all’alba per quieto vivere e così rischiamo di non comunicarvi verità, di non aprirvi alla realtà, anche quella più cruda. 

Come Chiesa ci stiamo impegnando ad esercitarci nell’ascolto con tutti. Abbiamo tanta ricchezza interiore da comunicarci, tanta esperienze di vite comprese le ferite e attese, da condividere … per camminare insieme e rendere meno faticose le salite della vita.

Ecco siamo disponibili ad ascoltarvi e seriamente. So che vi sta a cuore oltre al lavoro, l’istruzione e il clima.

Incontriamoci. Abbiamo anche noi da imparare. Anche noi possiamo offrirvi qualcosa di buono che toccherà il vostro cuore. Intanto, camminando con Maria dietro Gesù impegniamoci a far risorgere questa città, ma insieme piccoli e grandi, giovani e adulti".

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