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Percorso "Sottoscala dei diritti": in campo didattica di strada, gioco e prevenzione

Mentre lo sport è tutto fermo, a Reggio Calabria, in campo con un pallone sottobraccio medici, insegnanti, educatori e giovani volontari

Far passare la profetica intuizione di don Italo Calabrò “nessuno escluso mai!” ad una pienezza maggiore che possa essere: “Tutti parte viva e vera di una storia!”. Tanto è stato fatto ma, le fragilità di Arghillà e questo storico momento, stanno letteralmente devastando bambini e ragazzi di questo martoriato territorio. Secondo i dati 

L'Equipe Alleanze Educative di Reggio Calabria riporta che "povertà, abbandono scolastico con 6 ragazzini su 10 che non frequentano le lezioni, il 40% dei bambini non si è neanche presentato a scuola (primaria) a settembre, connessioni per la DAD quasi nulle, spaccio da parte dei più piccoli, violenza, micro criminalità con giovanissimi attori protagonisti, scarsa conoscenza in tema di igiene e prevenzione delle malattie, i fattori che hanno spinto in strada un gruppo di associazioni".

Il progetto “Sottoscala dei Diritti”, portato avanti dalla parrocchia S. Aurelio di Arghillà, guidata con lungimiranza da don Nino Iannò, dall'associazione Il Tralcio, coordinata dalla dottoressa Mariella Quattrone, dalla coop. Azione Sociale e dal Csi di Reggio Calabria, vede impegnati, dalla prima settimana di dicembre e per tre volte a settimana, educatori, medici, insegnanti, studenti, animatori e volontari che stanno portando avanti, nei vari lotti di Arghillà Nord, percorsi d'animazione territoriale volte a garantire tre diritti fondamentali (oggi negati) per i ragazzi del posto: diritto alla salute, all'istruzione e al gioco. L’equipe educativa sta animando i sottoscala dei vari lotti attraverso giochi e iniziative ludiche pensate  per questo tipo di percorso e rispondenti anche alle varie limitazioni dei Dpcm.

La polisportiva “Csi Arghillà a Colori”, nata qualche anno fa per garantire a tutti i ragazzini l’attività sportiva ed il gioco, è diventata  lo strumento per la formazione dei volontari e per la promozione delle varie attività sportive e ludiche sul territorio.

La polisportiva, coordinata da Piero Suraci, sta accogliendo tutti i bambini e le famiglie, attraverso una loro partecipazione attività all'interno dell’associazione, generando una prima esperienza di “Associazione Sportiva Partecipata” volta a fa uscire di casa i ragazzini e provando a fornire  risposte ai vari bisogni dei più piccoli. L’idea è quella di agganciare, attraverso il gioco, bambini e ragazzi provando a creare relazioni significative e di fiducia anche con le famiglie per approfondire le varie situazioni di disagio legate alla condizione sanitaria, alle povertà economiche, alle situazioni di violenza e alla scarsa frequenza scolastica dei tantissimi ragazzini presenti in questo territorio di Reggio Calabria. 

"In un momento in cui tutto lo sport è fermo, ad Arghillà, -si legge nella nota di Alleanze educative - si sta giocando nei cortili e nei sottoscala. E’ stata, quindi, avviata come primissima risposta una "Didattica di strada"  che sta cercando di avvicinare le famiglie e i bambini alla classe e alle lezioni.

A facilitare tutto ciò, ci sono educatori, insegnanti e volontari appositamente formati. Grazie alla collaborazione con aziende del territorio e al sostegno della  Diocesi di Reggio – Bova, il percorso sta anche sostenendo, attraverso sussidi, ricariche, tablet e sostegno scolastico pomeridiano, i bambini e le famiglie che, spesso, si trovano esclusi da scuola e privati di un diritto fondamentale: il diritto allo studio. In tutto questo, determinante anche il percorso di prevenzione sanitaria che prevede un check-up settimanale rivolto ai bambini attraverso il coinvolgimento di medici volontari del territorio guidati dall'instancabile e preziosissima  dottoressa Tita La Rocca.

Per quest’azione del progetto, i volontari, stanno utilizzando i locali della parrocchia e del centro giovanile di Arghillà. Il diritto alla salute, all’istruzione e al gioco, praticamente assenti in questo spazio di Calabria, improvvisamente tornano in vita. La rete creata e l’intuizione ed il coraggio dei volontari, sono i pilastri messi in campo per provare a portare speranza  a tanti ragazzini e alle loro famiglie".

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