Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Via Arghillà Sud

Arghillà, viaggio nella periferia tra la gente stanca di attendere

Carenza d'acqua e rifiuti affliggono il popoloso quartiere dove la società civile sta lottando per far uscire dal degrado la zona Nord. Adesso il Coordinamento chiede un tavolo in prefettura

“La situazione è catastrofica, non ci sono altre parole per definirla” parla con voce ferma la signora Maria, sessantaquattro anni e una vita trascorsa ad Arghillà nord. Lei abita al secondo piano del comparto 6, un appartamento che divide con la figlia e il genero, lottando ogni giorno tra spazzatura e rubinetti asciutti.

“Qui soprattutto d'estate è un inferno – racconta – non abbiamo acqua e quando arriva è solo per poche ore. Non è assolutamente facile vivere così, non possiamo lavarci e non c'è la possibilità neanche di lavare i panni o le stoviglie. Oggi per esempio è arrivata l'acqua alle 10:40, dopo che da giorni non c'era, ed è stato possibile utilizzarla fino a mezzogiorno. Questa situazione però non è di quest'estate, sono anni che lottiamo ma non è cambiato nulla.

Tre anni fa, per esempio, siamo stati tre mesi, dico tre mesi, senza acqua! Immaginate cosa vuol dire! Due anni fa, invece, il sindaco Falcomatà è venuto qui ad Arghillà ed ha partecipato ad un tavolo di confronto e ha detto che entro ottobre avrebbero cominciato i lavori per realizzare un altro pozzo così da garantire l'acqua ad Arghillà, ma i lavori non sono ancora partiti e noi aspettiamo”.

“Io sono anche cardiopatica e non posso di certo uscire a piedi per andare a prendere l'acqua nelle fontane a Catona o a Reggio Calabria. Così compriamo l'acqua minerale anche per lavarci, ma non è proprio giusto”. 

“Non c'è solo la carenza d'acqua da sopportare, qui, - aggiunge la signora Maria – c'è anche una grave situazione per quanto riguarda i rifiuti. C'è gente che viene da altre zone per lasciare i rifiuti qui e noi moriamo dalla puzza che si aggiunge ai roghi che alcuni appiccano per bruciare la spazzatura”.

E' stanca la gente di attendere. Qui ad Arghillà nord, dove piano piano si sta tentando di cambiare le cose e far uscire dal degrado e dall'emarginazione una parte della popolazione, fatta per lo più da giovani e donne, ecco che si cerca di capire cosa fare. 

Rosetta Melidona è una donna forte con un passato da sindacalista della Cgil. Lei è molto attiva per aiutare donne e ragazzi e si dà molto da fare anche per quanto riguarda la regolarizzazione degli alloggi popolari. Conosce tutti, li chiama per nome e sa le difficoltà che vivono nella zona nord: “Non c'è acqua e i rifiuti sono ovunque. Non è un quartiere vivibile”.

Da tempo si è messo in moto il Coordinamento di quartiere,  composto da associazioni e cittadini della zona impegnati nella difesa dei beni comuni. Il Coordinamento sta lottando per garantire una vita migliore in questo territorio che è molto popoloso, seimila abitanti, quasi come se fosse un piccolo comune a se, ma con i disservizi e l'abbandono di una periferia della settima circoscrizione di Reggio Calabria. Qui, ad Arghillà, è possibile vedere tutte le contraddizioni di un territorio diviso, squarciato, in due: la zona Nord con i palazzoni delle case popolari e la zona sud, residenziale con le villette che affacciano sullo Stretto di Messina con una vista da mozzare il fiato. 

Il Coordinamento di quartiere chiede al prefetto la riconvocazione del Tavolo

Questa volta però il Coordinamento è riuscito a mettere insieme le tante anime di Arghillà e insieme stanno lottando per migliori condizioni di vita.

“In questi giorni è riesploso il problema della carenza idrica -spiega Peppe Naim del Coordinamento – ma è una questione che si ripete da tempo e che noi abbiamo attenzionato così come gli altri problemi che affliggono il territorio. Il pozzo esistente non è sufficiente per una popolazione così numerosa. Abbiamo già avuto un incontro in prefettura a metà giugno, alla presenza di tutte le istituzioni interessate, dove sono stati individuati dei percorsi per alleviare lo stato di degrado del quartiere e la violazione di diritti fondamentali della persona. 

Noi del Coordinamento assieme alle associazioni ANIA e Libera, adesso chiediamo la riconvocazione del tavolo così di verificare i percorsi avviati, sui quali nel frattempo il Coordinamento ha approfondito alcuni aspetti con Aterp, Comune e Regione, e specificatamente  le soluzioni da attuare nell’immediatezza per fronteggiare la crisi idrica in atto da settimane , che vede Arghillà deprivato di un bene essenziale come l’acqua in coincidenza di una delle ondate di calore più gravi degli ultimi anni, che comporta una aperta violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo”.

Così di casa in casa, da comparto a comparto hanno fatto una ricognizione puntuale, una sorta di censimento per capire dove manca l'acqua. 

La mappatura dei disagi

“Abbiamo riscontrato che l’indicatore del quantitativo di acqua presente nel serbatoio Alfieri, - spiega Naim -  che serve Arghillà, è guasto, e indica costantemente il pieno, traendo in inganno gli addetti,  quando invece è vuoto, come nella mattinata di giovedì 1 luglio". Poi prende gli appunti e spiega: "le segnalazioni ricevute dai cittadini consentono la seguente mappatura dei disagi, che durano da giorni: Comparto 6, 2 piano, scala d, manca da venerdì, La Piazzetta, piano terra, ore 10, neanche un goccio; Comparto 5 terzo piano, mai arrivata oggi; Comparto 2,scala c, terzo piano, non arriva da tre giorni; Cooperativa Agave, zona ex spaccio alimentare, oggi non è arrivata per nulla; Comparto 2, piano terzo, non arriva da 2 giorni; Comparto 6,primo piano, arriva un filo d acqua al mattino, per un paio d'ore; Comparto 5,piano terra, un filo d acqua andata via alle 12; Comparto 3, secondo piano, scala b1, arrivata un filo alle 9,30,andata via alle 12”.

“Chiediamo adesso che il Governo, la prefettura si facciano carico della situazione per trovare  le soluzioni definitive , o anche emergenziali, da adottare nel breve per consentire una ripartizione più equa dell’acqua tra tutti i cittadini , garantendo il minimo vitale indispensabile e doveroso per tutti, e  lo stato di avanzamento delle soluzioni strutturali già proposte nei precedenti incontri per superare definitivamente il problema che affligge da anni il Quartiere.

Noi ribadiamo la piena disponibilità a fornire tutta la collaborazione  e il supporto  sia di dati che di  soluzioni tecniche ,da tempo individuate e concordate con il Comune di Reggio Calabria, nello spirito di collaborazione tra cittadini e Amministrazione, per la soluzione di un problema atavico che però non è più possibile rinviare oltre, e per il quale si chiede una piena assunzione di responsabilità al Governo e allo Stato italiano, garante del rispetto dei diritti fondamentali della persona”.

I finanziamenti della Fondazione Vismara

“Avevamo anche inidiviato dei finanziamenti con la Fondazione Vismara – aggiunge Naim -  per gli interventi struturali per il problema idrico ma poiché non sono stati fatti tutti i passaggi burocratici da parte del Comune nei tempi previsti, il finanziamento è andato perso ed è stato attuato da parte della Fondazione solo quello del Polo di Medicina solidale. Adesso non c'è più tempo da perdere, occorre agire”.

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