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Cronaca

Commerciavano droga in tutto il mondo, arrestati componenti della cosca Bellocco

L'associazione mafiosa di Rosarno era impegnata in traffico internazionale di cocaina, la quale veniva occultata in dei borsoni sistemati all'interno di container in arrivo al porto di Gioia Tauro

Una vasta operazione del Comando provinciale della guardia di finanza vede protagonisti i territori di Reggio Calabria, Sassari e Roma. Con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, sono stati arrestati diversi componenti di un'associazione a delinquere con i fini di traffico internazionale di droga, cocaina nello specifico. I colpevoli appartengono alla cosca di 'ndrangheta Bellocco di Rosarno.

Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere per Umberto Emanuele Oliveri, Domenico Pepè, Alessandro Galanti, Antonio Ponziani e Alessandro Larosa. I soggetti, sono accusati di essersi associati in un gruppo criminale articolato su più livelli, tra cui squadre di operatori portuali infedeli. Il tutto allo scopo di commettere più delitti, con l'obiettivo di acquistare e importare droga all’estero, trasportandola in Italia attraverso navi in arrivo al porto di Gioia Tauro ed in altre realtà nazionali. Da considerare, inoltre, la commercializzazione di ingenti quantitativi di cocaina, con l’aggravante della transnazionalità.

I compiti degli arrestati

L’operazione denominata “Balboa”, rappresenta soltanto la parentesi conclusiva di una complessa attività investigativa, la quale ha permesso di accertare l’esistenza di un gruppo criminale capeggiato da Umberto Emanuele Umberto, fondamentale per la continua ricerca di cocaina da far giungere a Gioia Tauro dal Sud America e dal Nord Europa (Belgio, Brasile, Argentina, Ecuador e Perù). L'associazione è legata da stretto vincolo parentale a Umberto Bellocco, ritenuto anch'esso partecipe dell’omonima cosca. In aggiunta sono emerse le figure di Alessandro Galanti, broker internazionale in contatto con i narcos esteri; Alessandro Larosa e Antonio Ponziani, impegnati nell’organizzazione delle illecite forniture e Domenico Pepè, uomo di fiducia, che si occupava dell’acquisto e dell’importazione della droga.

La droga sequestrata

La cocaina giungeva in Italia occultata all’interno dei container in borsoni pronti ad essere prelevati e veniva esfiltrata da operatori portuali infedeli, incaricati di recuperare lo stupefacente e di portarlo al di fuori del sedime portuale gioiese. Sono stati complessivamente sequestrati 527 panetti di cocaina purissima, per un peso complessivo di 598,520 chili, nonché sono state ricostruite plurime ulteriori importazioni di stupefacente per complessivi 312 chili di cocaina.
 

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