Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Centro

Ex polveriera, le ruspe sono pronte ad abbattere la baraccopoli ma le famiglie sono senza casa

L'Osservatorio sul disagio abitativo lancia ancora una volta un monito all'amministrazione comunale affinché capisca le necessità di queste persone

Mimma e i suoi tre figli non sanno dove andare a vivere. Tra pochi giorni, infatti, le ruspe mandate dal Comune entreranno nell'area dell'ex Polveriera, a Ciccarello, per abbattere le ultime baracche rimaste. Questa donna aspetta da tempo l'assegnazione di un alloggio essendo vissuta nei suoi pochi ventisei anni di vita sempre nella baraccopoli, insieme alla mamma. 

E sta proprio qui la controversia con l'amministrazione comunale che prende in esame lo stato di famiglia e non il nucleo familiare per assegnare l'alloggio. Stamattina Giacomo Marino,  Un mondo di mondi,  e gli enti riuniti nell’Osservatorio sul disagio abitativo sono tornati all'ex Polveriera per lanciare ancora una volta un monito all'amministrazione comunale affinché capisca le necessità di queste famiglie.

Spiegano amareggiati:  “Per liberare una parte dell'area dell'ex Polveriera,    il Comune non intende garantire il diritto alla casa a due famiglie, appellandosi a motivazioni pertinenti non tanto alla legge quanto alla solidarietà familiare ed a irregolari interpretazioni della norma.  Eppure il   progetto avviato nel 2018, con un protocollo sottoscritto dal Comune di Reggio Calabria, dalla Prefettura, dal Tribunale e dall’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati, paradossalmente,   aveva come obiettivo la legalità. Il titolo del programma è infatti: “Ex Polveriera: dall’emergenza abitativa alla legalità percepibile”. Purtroppo è prassi consolidata che alle famiglie più fragili sia negato il diritto alla casa, spesso producendo argomentazioni bizzarre, oltreché irregolari e illegali”. 

Qui nella baraccopoli ecco la signora Giovanna, di 81 anni, convivente con due figli, che da mezzo secolo vive in una baracca e la signora Mimma, di 26 anni, madre di tre figli minori, di cui il più piccolo di appena 10 mesi, nata e cresciuta nella baraccopoli dell"ex Polveriera.

“Secondo il Comune la signora Giovanna non avrebbe diritto all'assegnazione di un alloggio – afferma Giacomo Marino -  perché nel 2018 suo figlio, che abitava in un'altra baracca dell'ex Polveriera ma era incluso nel proprio stato di famiglia per pura necessità, aveva ricevuto l'assegnazione di   un alloggio. Pertanto la signora con i due figli, per il Comune, dovrebbe abitare con il figlio assegnatario in quanto l’assegnazione riguarderebbe pure lei . Tuttavia l'interpretazione corrente della legge sulle assegnazioni non considera lo stato di famiglia per le assegnazioni   ma il   nucleo familiare ( art 7 Lr 3271996). Se non fosse questa l'esatta interpretazione della legge, nel 2018 il Comune non avrebbe assegnato l’alloggio al figlio appartenente ad un altro nucleo familiare, costituito negli anni '80, ma comunque inserito nello stesso stato di famiglia, pur vivendo in un'altra baracca. Per questo allora l’assegnazione dell’alloggio fu   formulata dallo stesso Comune esclusivamente a nome del figlio e solo con la sua documentazione”. 

“Pertanto è del tutto evidente che   l’intimazione del Comune al nucleo familiare della signora Giovanna per spingerla ad abitare con il figlio è illegale, proprio perché il decreto di assegnazione con la relativa documentazione non riguarda questo nucleo, ma esclusivamente quello del figlio. Anche per quanto riguarda la signora Mimma, l'argomentazione per negare il diritto alla casa, viene sostenuta dal Comune a causa dello Stato di famiglia congiunto ad altri due nuclei , quello dei genitori e quello della sorella. Il Comune, interpretando erroneamente la normativa regionale, ha deciso di assegnare due alloggi   con un atto unico, facendo riferimento allo stato di famiglia. Essendo lo stato di famiglia   composto da 13 persone ( si tratta di 3 nuclei ), il Comune con un solo atto intende quindi   assegnare due alloggi, intestandoli   ai genitori e alla sorella, giustificando l’assegnazione come famiglia numerosa.   Ma l’articolo 7 della legge regionale nr 32 del 1996, che norma l’assegnazione degli alloggi, stabilisce che il Comune deve assegnare un alloggio per nucleo familiare e non per stato di famiglia, nel caso in cui lo stesso contenga più nuclei familiari al suo interno, come in questo caso”.

“Con questa procedura la giovane signora Mimma viene esclusa dall'assegnazione di un alloggio e quindi dovrebbe “arrangiarsi” ad abitare nell’alloggio dei genitori. L’assessore Rocco Albanese, per sostenere queste posizioni, martedì 6 luglio ha “invitato” i due nuclei familiari, a cui si intende negare l'assegnazione di un alloggio, ad accettare queste condizioni capestro per l'esigenza di sgomberare l’area.   L'assessore ha anche annunciato che il prossimo giovedì si procederà allo sgombero coatto, alla demolizione delle baracche e, come alternativa alla soluzione dell' “ospitalità familiare”, ci sarà la strada o, non si capisce il perché, Arghillà”.

“Considerata la gravità della situazione, - conclude Marino - nella quale c'è in ballo la vita di due famiglie in condizioni di fragilità, invitiamo il Prefetto ad intervenire per ripristinare   la legalità che ha rispetto della vita umana e che   il progetto intendeva garantire, ma che oggi rischia di essere chiaramente violata”.

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