Domenica, 14 Luglio 2024
La denuncia

Caso bergamotto, il Comitato promotore del riconoscimento Igp svela le verità nascoste

Il disciplinare presentato al ministero prevede l’ottenimento e la trasformazione solo e soltanto del frutto proveniente dal territorio storico vocato individuato in 50 comuni da Villa San Giovanni a Monasterace

Il Comitato promotore per il bergamotto di Reggio Calabria Igp e la sua tutela e valorizzazione, e il prof. Rosario Previtera, afferma che "è giunto il momento di rispondere alle menzogne continue e reiterate da parte della governance dei vari “consorzi del bergamotto” che nella realtà dei fatti si riduce ad un unico soggetto da almeno un ventennio. Menzogne - scrive in un comunicato stampa -  che vengono diffuse con l’intento chiaro ed evidente di screditare il percorso di riconoscimento dell’Igp ”Bergamotto di Reggio Calabria” iniziato il 5 giugno 2021, che ha ottenuto il parere favorevole della Regione Calabria e che è in attesa di riconoscimento da parte del ministero dell’agricoltura.

Secondo quanto evidenzia il Comitato  "L’Igp del Bergamotto di Reggio Calabria, secondo il disciplinare proposto al ministero e condiviso e approvato da centinaia di operatori (e non dai soli  24 iscritti al Consorzio di tutela della Dop olio essenziale di bergamotto, definito “Consorzio di tutela del bergamotto” che propone la Dop anche per il frutto), di fatto  è proprio come la Dop e pertanto tutte le fasi dall’origine alla trasformazione devono essere svolte all’interno dell’area vocata! Si dimostra l’assoluta non conoscenza del settore o la malafede nel proporre esempi non appropriati per screditare il percorso dell’Igp".

Per questo scrive:  "Un percorso intrapreso nel massimo della trasparenza (https://www.bergamia.org) e cominciato dal basso, che vede protagonisti centinaia di operatori del settore (agricoltori e trasformatori) i quali hanno finalmente deciso di uscire dal quel giogo industriale e dal gioco al ribasso degli oligopolisti dell’essenza di bergamotto che operano indisturbati da decenni, a discapito della filiera agricola, quella vera. Con l’Indicazione geografica protetta è possibile valorizzare finalmente il prodotto fresco e i suoi derivati rimanendo in linea con gli orientamenti recenti della comunità europea che spinge i prodotti ortofrutticoli verso la certificazione di qualità Igp e i prodotti trasformati e di nicchia verso la Dop, anche alla luce del nuovo regolamento comunitario in discussione e di prossima approvazione.

Menzogne ne sono state dette e scritte tante e troppe con uno scopo: evitare l’eventuale scomparsa dell’inefficace “giocattolo” costituito dal Consorzio di tutela della essenza Dop che dal 2001 è fonte di introiti ovvero di contributi soprattutto regionali dovuti alla presunta valorizzazione di un prodotto che sempre meno ha a che fare con la filiera agricola, ovvero l’olio essenziale di bergamotto: una Dop (Bergamotto di Reggio Calabria – Olio essenziale) che nasce e muore lo stesso giorno visto che si è rivelato un marchio inutile e per niente utilizzato dal momento che la certificazione Dop dell’essenza non avviene se non simbolicamente e minimamente. Infatti l’essenza si inserisce nei profumi e nei cosmetici che non si mangiano e non si bevono a differenza di tutti gli altri prodotti Dop italiani! Il Consorzio stesso è stato più volte sospeso dal ministero dell’agricoltura proprio “per mancanza di certificazione”.

Il danno era compiuto

Ma ormai il danno era compiuto e l’inutile riconoscimento era stato ottenuto con grandi celebrazioni nel 2001: peccato che il relativo Consorzio non ha apportato alcun vantaggio per gli agricoltori: si producono 150 mila kg di essenza di bergamotto all’anno ma se ne commercializzano 4 milioni di kg nel mondo. Alla faccia della tutela! Pertanto oggi è comprensibile che chi lo gestisce, rischiando adesso di perderne il controllo dopo decenni di silenzio e di inerzia assoluta, veda nel percorso dell’IGP un vero e proprio rischio alla propria sopravvivenza se non un vero e proprio “nemico” da abbattere.

Un “nemico”, ovvero il Comitato promotore per il Bergamotto di Reggio Calabria Igp, che si è attivato ed è operativo con centinaia di bergamotticoltori, che ha fatto suonare la “sveglia“ per chi fino a qualche tempo prima dichiarava pubblicamente che il bergamotto inteso come prodotto fresco non avrebbe avuto futuro e che era quasi blasfemo allontanarsi dalla produzione dell’essenza. Tra le tante menzogne periodicamente dichiarate sulla stampa, vi è quella del presunto “rischio dell’Igp” a causa del quale, si potrebbe usare bergamotto che proviene da fuori il territorio vocato. Niente di più falso, visto che il disciplinare Igp presentato al ministero e conosciuto da tutti, prevede l’ottenimento e la trasformazione solo e soltanto di bergamotto proveniente dal territorio storico vocato individuato in 50 comuni da Villa San Giovanni a Monasterace.

Previtera Rosario-3

E alcuni produttori ci fanno notare: proprio chi si erge a“paladino del territorio” si fa produrre il proprio succo in bottiglia da concentrato di bergamotto dalla pregiata ditta Spadafora, che però è in provincia di Cosenza. Una contraddizione? Una tra le tante visto che
tutto questo interesse a modificare ovvero ad integrare il disciplinare della essenza Dop al fine di estendere la Dop anche al frutto, nasce solo perché la cosiddetta “ borghesia del bergamotto” si è sentita minacciata in quello che è il suo potere consolidato tant’è che ci avrebbero potuto pensare prima.

Minacciata da chi? Probabilmente da quanto potrà accadere quando il Comitato promotore per il “Bergamotto di Reggio Calabria Igp” otterrà ciò che essa stessa avrebbe dovuto e potuto fare venti anni orsono e che nulla ha fatto negli anni se non nell’ultimo, “stimolata” dal “rischio Igp”. E quindi ecco il via a manifestazioni, promozioni, attività sostenute a spron battuto da enti pubblici e istituzioni che finanziano senza batter ciglio coloro che sono stati dormienti per decenni e che negli anni hanno lasciato letteralmente e vergognosamente vuoti gli stand presso le fiere di settore. Ben vengano certamente le iniziative che intendono seriamente promuovere il territorio e il bergamotto di Reggio Calabria e auspichiamo che se ne continuino a svolgere finalmente tante altre, una dietro l’altra e in continuo oltre a quelle che alcuni privati e associazioni da decenni e a spese proprie, per fortuna, svolgono a Reggio, in Italia e all’estero.

Le strategie di boicottagio

Ma è pur vero che quando la paura di perdere il potere o il monopolio diventa vera, allora ecco la costruzione di strategie “contro” e attività di boicottaggio a tutti i livelli. E ci deve far riflettere come alcune istituzioni e una certa politica faccia finta di essere cieca davanti alla realtà; ecco un classico che ritorna purtroppo: pochi soggetti che difendono interessi consolidati da favorire a tutti i costi, rispetto ad una popolazione agricola che vuole emergere per poter finalmente entrare con il prodotto fresco e di qualità nei mercati italiani ed europei. E ciò non riguarda solo le centinaia di agricoltori del Comitato promotore ma anche più di cento agricoltori che un paio di mesi orsono hanno costituito un comitato spontaneo e hanno sottoscritto una petizione inviata al ministro dell’agricoltura Lollobrigida e al governatore Occhiuto in merito alla crisi bergamotticola e alla necessità di ottenere l’Igp al più presto, in quanto in fase di iter di riconoscimento avviato e concluso, per fronteggiare la nota situazione critica in cui si trovano. Ma certamente, a quanto pare, è meglio favorire pochi “intimi” che tanti liberi agricoltori. E tra le menzogne che si ascoltano e sono state scritte è comparsa anche la presunta indisponibilità da parte del nostro Comitato promotore a voler arrivare ad un confronto e a una sintesi “unitaria” per un percorso comune. Niente di più falso. E’ il caso del “si mente sapendo di mentire”.

Numerosi infatti sono stati gli incontri con la Regione, le associazioni di categoria, l’università, la camera di commercio, il rappresentante del “Consorzio del bergamotto” nonché del “Consorzio di Tutela del bergamotto” (ovvero dell’essenza Dop) nonché dell’OP Unionberg ed altri, per raggiungere una soluzione comune. E addirittura si era giunti a marzo 2023 ad un accordo, presso il dipartimento agricoltura regionale con tanto di strette di mano e fotografie con in testa l’assessore, il dirigente e tutti i presenti. In sintesi: dopo interlocuzione col ministero ci siamo resi disponibili a far entrare tutti nel Comitato promotore per chiedere al ministero stesso, con l’integrazione dei documenti necessari, di passare dalla richiesta della Igp a quella Dop! Ciò per dimostrare che se davvero l’obiettivo fosse quello di ottenere la Dop (e non altro…) ci saremmo spogliati delle nostra convinzioni a favore del territorio e i nostri documenti sarebbero stati utili a far si che in soli due o tre mesi si sarebbe ottenuto il marchio di qualità per il frutto, anzicchè attendere un anno o forse più, tempo necessario per integrare e modificare a favore del frutto il disciplinare esistente dell’essenza Dop. Ma i conti non si fanno senza l’oste.

E lunedì 24 aprile in una lunga ed estenuante ultima riunione pomeridiana alla Cittadella tutto viene incredibilmente dimenticato: viene negato e azzerato l’accordo del mese precedente nell’indifferenza delle istituzioni e delle associazioni di categoria (ad eccezione del presidente di Copagri Francesco Macrì). Per il bene del territorio e ottenere il risultato in pochi mesi anzicchè in più di un anno e per giungere alla soluzione unitaria, abbiamo anche proposto la nostra rinuncia in termini di rappresentatività, con la proposta di conferirla proprio alla cosiddetta “controparte” (proprio così!): al consorzio della Dop ovvero all’avvocato Pizzi. Quale è stata la risposta ad una proposta logica, risolutiva e servita su un piatto d’argento per il raggiungimento dell’obiettivo primario? Naturalmente è stato un secco no, perché a detta della governance dei “Consorzi vari del Bergamotto” solamente “un consorzio di tutela della Dop può essere titolato a fare ciò e non un Comitato promotore”. Altra menzogna, utile per non mollare il comando, sostenuta da ulteriori ipotetiche e fantasiose “mutate condizioni” e nell’incomprensibile (ma poi non tanto) silenzio generale. 

Il giorno dopo su una tv privata regionale in una intervista all’avv. Pizzi egli parlava già della presentazione della Dop e della inutilità dell’Igp. Ma l’intervista era stata registrata 4 giorni prima della “riunione-farsa” del 24 aprile a testimonianza che tutto era stato già deciso! E che tutti erano stati presi in giro. E così nella confusione volutamente indotta, si concretizza quanto era già stato deciso nelle “segrete stanze”: anche se passerà un altro anno o più anni non importa; l’importante è puntare a mantenere il Consorzio esistente, insistendo sulla Dop del frutto la cui richiesta di riconoscimento verrà presentata dal Consorzio di tutela dell’essenza Dop autonomamente. Non solo: addirittura viene illogicamente richiesto al Comitato promotore dell’Igp di ritirare la documentazione dell’Igp e di abbandonare l’idea di presentare una Dop, come da accordi presi il mese prima, nonostante essendo già “in corsa” per l’Igp l’avrebbe fatta ottenere in due mesi integrando i documenti.

Anzi si chiede al Comitato di fornire i documenti presentati anche dietro corrispettivo. Sembra incredibile ma è così. Come già sospettato e con l’occasione confermato definitivamente, l’interesse vero non è mai stato l’ottenimento della Dop per il frutto ma invece l’obiettivo è sempre stato mantenere lo status quo, ovvero garantire quella governance storica e quegli interessi esistenti, consolidati e intoccabili da decenni. Il silenzio assordante dei rappresentanti di associazioni e di altre istituzioni che erano presenti (e che in qualunque momento potrebbero testimoniare quanto avvenuto), è a dir poco imbarazzante anche se comprensibile: è la solita storia ovvero quella di salire sul carro ritenuto vincente ovvero maggiormente “appoggiato dalla politica”.

Il tutto giustificato banalmente con spot e menzogne utili solo a chi non è del settore o a chi non vuol sentire o fa finta di non capire e presenti in interviste ed articoli: “la Dop è meglio dell’Igp”, “l’Igp è un rischio”, “gli unici titolati siamo noi “, “lo stupido Igp”, ecc.
Le chiavi di lettura che ci offrono persone informate e attente unitamente a quei produttori che operano nel settore da generazioni, sono molteplici e interessanti. Innanzitutto l’Igp del bergamotto e relativo potenziale Consorzio di tutela aperto a tutti, inciderebbe su quello esistente della essenza Dop essendo questo un consorzio limitato negli associati (una ventina) e ben finanziato. Noi crediamo che le due realtà sarebbero potute coesistere trattandosi di prodotti diversi. Probabilmente il fatto che l’Igp aprirebbe le porte dei mercati al frutto fresco e ai suoi derivati con azioni promozionali e commerciali da realizzare nel massimo della trasparenza e nel libero mercato, potrebbe danneggiare il cartello dei monopolisti del comparto operante da decenni. L’Igp del prodotto fresco non necessariamente influenzerebbe il mercato dell’essenza (che è industriale e non agricola) poiché essa si già produce e si continuerà ad ottenere tranquillamente con bergamotti che provengono regolarmente anche dalla Sicilia dalla Basilicata, dalla Puglia, visto che la certificazione Dop è letteralmente inesistente: per cui la componente industriale potrebbe continuare ad operare come ha sempre fatto.

L'agricoltore potrà scegliere a chi conferire il prodotto

Certo è che l’agricoltore potrà invece scegliere finalmente a chi conferire il proprio prodotto Igp e cià per i “cartelli” dell’essenza esistenti potrebbe costituire un potenziale problema di approvvigionamento vicino. Ci suggeriscono, ma non vogliamo crederci, che si fa appositamente confusione tra lo storico Consorzio del bergamotto e il Consorzio di tutela dell’essenza Dop (chiamato Consorzio di tutela del bergamotto che annovera solo una ventina di soci formali) i quali consorzi vengono opportunamente finanziati per il loro mantenimento e funzionamento: si parla di 500 mila euro per il primo fino a dicembre 2022 al fine di pagarne i debiti consolidati. E’ noto a tutti chi è che li gestisce entrambe, ma non è chiaro cosa facciano o cosa abbiano fatto negli scorsi decenni in termini di promozione e valorizzazione concreta e reale. Al di la degli ipotetici e probabili conflitti di interesse esistenti di cui potrebbe o dovrebbe occuparsi altro soggetto pubblico di controllo.

Nel 2020 all’inizio di questa avventura ci dissero che stavamo toccando interessi che non immaginavamo, si pensava ad una esagerazione. Sbagliavamo. Al di la del “caso bergamotto” in atto, se ne deduce che i cosiddetti “poteri forti” in generale fanno ancora il loro corso, visto che sono in grado di modificare decisioni assunte e sono in grado di rallentare e boicottare iter amministrativi in corso. E lo diciamo con cognizione di causa. E’ triste pensare che in Calabria, terra dove è risaputo che la meritocrazia non conta, ancora oggi non solo bisogna operare per fare le cose per bene e seguendo norme e regolamenti come è giusto che sia (e in piena giungla burocratica resa ostica dall’incompetenza generalizzata), ma bisogna adoperarsi anche per pararsi dai colpi bassi da parte di coloro che invece dovrebbero sostenere legalità e sviluppo del territorio.

Il dossier pubblico

Il Comitato promotore del Bergamotto di Reggio Calabria Igp, forte del sostegno di centinaia di agricoltori che vogliono sentirsi liberi in un libero mercato, proseguirà l’iter intrapreso al ministero fino al raggiungimento dell’obiettivo o fino all’estremo contenzioso legale. Il Comitato sta approntando un interessante e particolareggiato dossier con date, nomi, numeri, storie, fatti e antefatti, con specifico riferimento ai numerosi incontri e confronti svolti nel 2022 e nel 2023, ufficialmente richiesti dalla Regione per cercare di addivenire ad un presunto “percorso unitario”; un percorso che apparentemente e pubblicamente era desiderato da tutti ma che nella realtà non lo era visto che il redditizio “giocattolo” esistente non può essere toccato o rotto da nessuno. Sarà un interessante dossier pubblico che vorrà testimoniare come in Italia e in Calabria certe “caste” esistono e come sia rischioso toccarne il potere consolidato, sia esso economico che politico. Se poi si rivelerà anche un “Vaso di Pandora”, certamente non sarà stata nostra intenzione scoperchiarlo".

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