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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Oro verde reggino

Bergamotto Igp, ecco cosa cambierà con la conquista del marchio

Il presidente del comitato promotore parla dei prossimi step verso l'ottenimento dell'indicazione geografica protetta approvata dal Ministero

Presto lo potremo dire formalmente con questa dicitura, il bergamotto diventerà di Reggio Calabria grazie all'approvazione ministeriale dell'Igp (Indicazione Geografica Protetta). Un traguardo raggiunto dopo oltre due anni dal comitato promotore, che inevitabilmente prevale sull'obiettivo portato avanti dai consorzio di tutela del bergamotto e dell'essenza Dop per ottenere l'altro riconoscimento di tipicità territoriale, la Denominazione di Origine Protetta. 

La principale differenza tra i due marchi, come esposto dal ministero e la Ue, è che la Dop identifica un prodotto originario di un luogo, regione o paese, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute "essenzialmente o esclusivamente" a quel particolare ambiente geografico e "ai suoi intrinseci fattori naturali e umani" e le cui fasi di produzione si svolgono nella zona geografica delimitata. L'Igp identifica invece un prodotto anch’esso originario di un determinato luogo, regione o paese, "alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, la reputazione o altre caratteristiche" e la cui produzione si svolge nella zona geografica delimitata "per almeno una delle sue fasi", potendo dunque comprendere momenti produttivi extraterritoriali.

Il disciplinare Igp blinda lìintero processo produttivo nell'area vocata

Pericoloso per il nostro bergamotto reggino, secondo i detrattori dell'Igp. Ma è davvero così? L'agronomo Rosario Previtera, presidente del comitato promotore per il bergamotto di Reggio Calabria Igp, era già intervenuto nelle scorse settimane per denunciare quelle che ritiene essere mistificazioni sull'argomento, e oggi ribadisce: "Questo è un falso dibattito sollevato in malafede, perché in questo caso è il nostro disciplinare per l'Igp, accolto dal ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare, a stabilire che l'intero processo produttivo, dall'origine alla trasformazione, avvenga nell'area vocata. Nulla può arrivare da fuori - aggiunge - per come condiviso dai centinaia di operatori del settore, che hanno approvato la proposta".

Insomma, l'oro verde di Reggio sarà più che mai blindato, e Previtera aggiunge: "Siamo stati molto restrittivi proprio per escludere ogni rischio, ma si sarebbe potuta anche lasciare qualche apertura. Se ad esempio - continua - una grande azienda volesse realizzare un prodotto a base di bergamotto nei propri stabilimenti al di fuori del territorio non potrebbe farlo e forse questa è un'occasione perduta, perché investimenti di questo tipo aiuterebbero il comparto colpito dalla crisi, ma ugualmente abbiamo privilegiato il requisito dell'ottenimento e la trasformazione solo e soltanto di bergamotto proveniente dalla nostra provincia".

Un territorio che con questa Igp si è esteso, coprendo un'area di circa 50 comuni, da Villa San Giovanni a Monasterace. "E' un aggiornamento necessario - dice ancora Previtera - perché i cambiamenti climatici hanno creato condizioni favorevoli anche in zone dove storicamente non c'erano queste coltivazioni e adesso sono state avviate, ad esempio a Fiumara o Campo Calabro. E prossimamente i terreni di bergamotto aumenteranno ancora con le nuove piantumazioni finanziate dal bando regionale". 

Il marchio Igp potrebbe tagliare le gambe al percorso parallelo per la Dop, che oggi è riconosciuta soltanto per l'olio essenziale e si vuole ottenere anche per il frutto. Come già dichiarato in passato, Previtera sottolinea la maggiore rappresentatività del comitato promotore per l'Igp (che conta 280 bergamotticoltori operanti su 600 ettari, la metà delle coltivazioni esistenti nella provincia reggina, a fronte dell'esiguo numero dei soci dei Consorzi del bergamotto e di tutela dell’essenza Dop, sostenitori della denominazione di origine protetta). "Gli agricoltori del comitato - afferma - sono le persone che lavorano e che vivono di quest'attività, in contrapposizione al potere della borghesia del bergamotto, che dura da quarant'anni e si sente minacciata da un cambiamento che aprirà le porte a un mercato libero e dà fastidio al cartello dei monopolisti". 

Si chiederà di svolgere a Reggio l'audizione di pubblico accertamento 

Dopo la conclusione dell'iter per l'attribuzione del marchio, il prossimo passo sarà la costituzione di un consorzio per la tutela e valorizzazione del bergamotto di Reggio Calabria Igp. Prima bisognerà però arrivare in fondo alla procedura: il comitato attende a breve la convocazione da parte dell'assessore Gianluca Gallo per tenere l'audizione di pubblico accertamento aperta ai rilievi dei partecipanti sul disciplinare. Sede abituale di questa riunione è la cittadella regionale, ma il comitato proporrà di svolgerla a Reggio, area geografica del bergamotto, ad esempio coinvolgendo l'università mediterranea come soggetto ospite.

Aspettando la seduta di lettura pubblica del disciplinare sarà organizzato un "Bergamotto di Reggio Calabria Igp tour“, ideato da un’associazione di produttori, per illustrare il testo nei dettagli con riunioni ad hoc presso le aree del territorio dove verranno richiesti chiarimenti.

All'audizione seguirà la pubblicazione del disciplinare nella gazzetta ufficiale, con la possibilità per chiunque di presentare opposizione motivata entro 60 giorni. "Dico già ora - afferma Rosario Previtera - che se chi eventualmente si opponesse è un nemico del territorio. Per realizzare il nostro progetto abbiamo dovuto attendere due anni, sei mesi e sette giorni esatti, un tempo lunghissimo a causa dei tanti ostacoli e l'ostruzionismo incontrato. Se l'Igp fosse arrivata prima, il comparto non si troverebbe oggi in una crisi così grave". Per questo più di cento agricoltori hanno costituito un altro comitato spontaneo firmando una petizione inviata al ministro dell’agricoltura Lollobrigida e al governatore Occhiuto proprio per sollecitare la tempestiva attribuzione dell’Igp per fronteggiare la situazione di difficoltà in cui si trovano.

Il marchio permetterà di far salire le quotazioni del frutto di Reggio Calabria, proteggendolo dalla concorrenza non autoctona. "Siamo tutti consapevoli - precisa il presidente del comitato per l'Igp - che frutti di bergamotto si producono anche fuori dalla nostra provincia, in Basilicata e in Puglia, e persino all'estero. Per questo è urgente e importantissimo avere una certificazione, perché la tutela non c'è. Non tutti sanno che oggi un produttore che usi la dicitura 'bergamotto di Reggio Calabria' senza marchio è sanzionabile".

Che sia consigliata, per i prodotti ortofrutticoli, l'Igp alla Dop (valida soprattutto per i trasformati) lo raccomanda anche l'Unione Europea, dinanzi alla quale si svolgerà l'altro procedimento gemello a quello italiano per far valere il marchio anche nei paesi europei. Tra i frutti, Igp sono, ad esempio, le clementine di Calabria e l'arancia rossa siciliana, mentre ha ottenuto la Dop il cedro di Santa Maria del Cedro, che ha la peculiarità di essere legato a un territorio di pochi comuni e ettari di coltivazione. 

Nel caso del bergamotto reggino, si noterà però la diversità tra un'essenza Dop e un frutto Igp. "Il riconoscimento per l'essenza - conclude Rosario Previtera - in questi anni non ha aiutato il settore, creando soltanto una lobby dell'industria. Inoltre l’Igp del prodotto fresco non influenzerà il mercato dell’essenza, che già produce e si continuerà ad ottenere con bergamotti che provengono regolarmente anche da Sicilia, Basilicata o Puglia, visto che la certificazione Dop sotto questo profilo è letteralmente inesistente. Con l'Igp vogliamo dimostrare che la valorizzazione del bergamotto di Reggio Calabria non è industriale, ma legata all'agricoltura e all'impiego del frutto nell'enogastronomia, sostenendo lo sviluppo di tutto l'indotto. Stiamo lavorando già su alcuni progetti e programmi di promozione di alto livello come è giusto che sia: va recuperato ameno un ventennio di tempo perduto.”

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