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I carabinieri sequestrano il bar bresciano

I carabinieri sequestrano il bar bresciano

Bar sotto sequestro a Brescia, si riciclava il denaro sporco della 'ndrangheta

Per i carabinieri lombardi l'esercizio commerciale veniva controllato dai "Barbaro-Papalia" per ripulire i soldi con le vincite del Lotto

Soldi della 'Ndrangheta riciclati con le vincite del Lotto e altri escamotage: sarebbe stato questo il ruolo del bar-tabaccheria in centro a Milano che è stato posto sotto sequestro dai carabinieri di Brescia, in collaborazione con i colleghi della stazione di Moscova. Il blitz è un seguito del procedimento penale inerente l'operazione “Scarface”, che si era conclusa ai primi di novembre con oltre una ventina di arresti, tra cui 8 in carcere.

Bar sotto sequestro

Il bar era stato affidato in gestione a una coppia di coniugi bresciani, anche loro finiti nella “rete” dell'operazione Scarface di qualche settimana fa: il locale è stato sottoposto a decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Brescia. L'ordinanza di fatto convalida le ipotesi investigative formulate dai carabinieri all'indomani delle indagini svolte subito dopo gli arresti e i sequestri del mese scorso.

Riciclato il denaro sporco della 'Ndrangheta

Il bar, già oggetto di provvedimenti amministrativi antimafia, per gli inquirenti era un punto nevralgico per il riciclaggio del denaro illecito della 'Ndrangheta. Negli anni era passato formalmente di mano in mano tra diversi indagati, pur essendo sempre gestito da personaggi vicini alla criminalità organizzata calabrese stanziata a Milano. Le licenze e le autorizzazioni per svolgere l'attività commerciale, infatti, erano intestate a società bresciane che avevano il solo compito di cederle, con un regolare contratto d'affitto, a dei prestanome.

L'operazione "Scarface"

Durante l’operazione “Scarface”, nello scorso mese di novembre, vennero eseguite 21 le misure cautelari eseguite dai carabinieri del comando di Brescia. Otto persone finirono in carcere e sei agli arresti domiciliari. Sono ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, con l'aggravante - per alcuni - di aver tenuto la condotta "al fine di agevolare l'attività delle associazioni mafiose". Nell'inchiesta, fra gli altri, sono finiti anche un carabiniere ed un agente della polizia stradale.

Tre anni di indagini

Le indagini, condotte per tre anni, hanno accertato che il capo dell'organizzazione, un imprenditore conosciuto dalle forze dell'ordine residente nel bresciano, avrebbe favorito con un sistema di cartiere e false fatture esponenti di spicco della 'ndrina Barbaro-Papalia di Buccinasco, "rispetto alla quale, pur non risultando affiliato, può considerarsi contiguo", scrivono i carabinieri. I traffici avvenivano attraverso le sue imprese televisive locali e nazionali che trasmettevano le previsioni delle estrazioni del lotto.

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