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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Cultura / Museo Archeologico

Bronzi: il 50esimo è punto di partenza, sempre inamovibili dal Museo

Aspettando il nuovo ministro, il direttore del MArRC Malacrino ribadisce la tutela conservativa e identitaria dei Guerrieri e fa un bilancio delle celebrazioni

Adesso che lo dice anche il consiglio comunale reggino i Bronzi saranno finalmente al sicuro da proposte di prestiti o trasferimenti? L'inamovibilità dei Guerrieri - ribadita con una mozione dell'assemblea civica, proposta dalla consigliera Teresa Pensabene - non avrebbe dovuto più essere messa in discussione sin dal pronunciamento della commissione scientifica nominata dal ministro Franceschini nel 2014 su impulso del Comitato di tutela che si era mobilitato quando si parlò di esporre le statue all'Expo di Milano.

Eppure quest'estate, proprio nel pieno del centesimo anniversario del ritrovamento, si sono riaccese le polemiche sull'opportunità di promuovere i Bronzi fuori dal museo archeologico di Reggio, sollevando anche dubbi sulla loro attestata fragilità. A farlo è stato in particolare Vittorio Sgarbi, promettendo un intervento opposto alle valutazioni della commissione, qualora fosse diventato ministro. Ora il nuovo Governo è alle porte, e l'iniziativa del consiglio comunale sembra voler dare un segnale forte ed inequivocabile a chiunque sarà titolare del dicastero alla cultura e beni culturali. 

Il tema è concreto, perché è già accaduto che opere italiane dichiarate identitarie e inamovibili dalle loro sedi museali (perché integrate al contesto artistico o radicate culturalmente in un territorio) siano state ugualmente prestate ad altre istituzioni, per scelte spesso politiche. L'ultima parola dovrebbe spettare a Soprintendenze e direttori dei musei, i quali però esprimono un parere tecnico, finalizzato a legare l'opera al suo luogo. E quel parere in varie situazioni non è dipeso da considerazioni scientifiche.

Nel 2020, ha fatto discutere la concessione del Leone X di Raffaello per un'antologica alle Scuderie del Quirinale. In Sicilia, invece, è scoppiata una feroce polemica attorno a dipinti di Antonello da Messina, sulla cui esposizione temporanea in Lombardia il via libera arrivò dalla giunta regionale. E da Venezia l'impalpabile disegno dell'Uomo Vitruviano di Leonardo, di proprietà delle Gallerie dell'Accademia, era pronto a volare al Louvre di Parigi, evidentemente autorizzato da qualcuno nonostante nel Codice dei beni culturali esista un divieto a farlo uscire dai confini della Repubblica. Lo stesso Franceschini non si era potuto opporre, poi su ricorso il Tar del Veneto sospese il prestito.

Nel caso dei Bronzi il vero ostacolo normativo riguarda eventuali progetti di trasloco definitivo, ed è la legge sul luogo del ritrovamento. Che però sarebbe in realtà Riace. "Per far uscire i Bronzi dal museo serve la mia firma", chiarisce il direttore del MArRC Carmelo Malacrino, per il quale la valutazione della commissione scientifica è lettera definitiva. "Bisogna tenere conto di due aspetti - precisa - quello conservativo rimanda alla Costituzione, dove si stabilisce che il patrimonio artistico italiano deve essere protetto. I musei hanno uno specifico impegno a tutelare le opere per poterle consegnare alle prossime generazioni. Il riferimento che abbiamo sui Bronzi - continua - è la pronuncia della commissione, che ha decretato la loro fragilità e il rischio di spostarli senza pregiudizio per la loro conservazione"

Qualcuno ha detto che potrebbe essere istituita un'altra commissione con esito diverso e che quella valutazione arrivò da incompetenti

"Io rispetto le conclusioni raggiunte da una commissione composta di esperti. Il loro lavoro si è concluso ma quella valutazione resta in piedi"  

Ma se anche i Bronzi non fossero così fragili, non si discute la loro inamovibilità identitaria. 

"Questo è l'altro aspetto, che riguarda il valore e significato dei Bronzi. Il loro legame con la città in questi anni è cresciuto sempre di più e si è consolidato con la celebrazione del cinquantesimo anniversario. Oggi i Bronzi di Riace sono unanimemente conosciuti come simbolo e icona non solo di Reggio ma di tutto il territorio della Magna Grecia calabrese. E' inconfutabile che siano capolavori identitari"

Come funzionano i prestiti tra musei? In Italia si seguono criteri non uniformi.

"In questo momento, per una delle quattro mostre temporanee in coerso, qui abbiamo molte opere in entrata: la mostra è interamente realizzata con prestiti dai vari musei archeologici del Sud. Ad esempio da Napoli, Paestum, Matera e Taranto abbiamo avuto molti contributi. C'è un iter rigoroso, le opere arrivano dopo un'attenta valutazione dello stato conservativo, gli spostamenti sono assicurati e conditti da ditte specializzate"

Non avrete in futuro la tentazione di prestare i Bronzi, se si presentasse l'occasione di una mostra notevole e con ritorno di visibilità e percentuali di guadagno? Per l'Ermitage di San Pietroburgo sono stati spostate diverse tele di Piero della Francesca, dichiarate inamovibili perché centrali nell'offerta dei musei fiorentini che le espongono.

"Non ho ricevuto nessuna proposta del genere, dunque non mi pongo il problema. Ma per me entra comunque in gioco un discorso di responsabilità, noi siamo una pubblica amministrazione e siamo tenuti all'osservanza delle procedure. Soprattutto, ribadisco che il nostro impegno prioritario è la tutela delle opere e nel caso dei Bronzi credo che non ci sia nessuno spazio per un orientamento diverso dall'inamovibilità"

Il 50esimo dei Bronzi ha carburato un po' in ritardo ma sul finire dell'estate abbiamo rivisto le code davanti all'ingresso del museo. Ora, però, archiviato l'anniversario, non deve nuovamente fermarsi tutto. 

"Il 50esimo è punto di partenza, non è una festa ma un'opportunità da mettere a frutto. Questo evento ha riunito le istituzioni attorno a un tavolo culturale per un obiettivo comune. I Bronzi sono tra le opere più famose in tutto il mondo e davvero possono diventare testimoni importanti del nostro territorio. Non dobbiamo considerare il cinquantesimo anniversario come un traguardo raggiunto, tanto di quello che abbiamo fatto quest'anno è un investimento per il futuro e io ringrazio le istituzioni per la sinergia con cui si è lavorato insieme. Sono molto contento del museo, è stata una soddisfazione arrivare al 16 agosto con un'offerta dinamica, quattro mostre e una programmazione estiva sul terrazzo che ha trasformato un luogo di arte e storia in una casa della cultura. Abbiamo un'immagine molto bella e inclusiva".

Sul cinquentesimo, commercianti ed esercenti sono stati critici. Aspettavano maggior afflusso di turisti e sono rimasti delusi da quella che considerano un'occasione sprecata.

"Credo che il lavoro debba essere corale. Serve la partecipazione di tutti e come museo noi abbiamo fatto il massimo. Nonostante la carenza di organico ci abbia reso la vita più difficile, siamo andati avanti e abbiamo operato con sacrificio e impegno. Anche gli altri enti hanno fatto tanto e sono certo che altre iniziative si vedranno ancora nei prossimi mesi"

L'organico continua ad essere in affanno, nonostante il recente bando ministeriale che ha permesso di assumere in tutta Italia 1052 unità di personale non dirigenziale

"Abbiamo acquisito alcune figure di vigilanza, purtroppo la carenza resta forte nei settori amministrativi e tecnici".

Si sente molto la mancanza del bookshop, quali prospettive ci sono per l'affidamento del servizio?

"E' ancora in corso la preparazione della gara d'appalto con Consip, da parte nostra abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. Abbiamo anche cercato una soluzione temporanea con l'avviso pubblico per la concessione temporanea ma non è andato bene".

Forse le condizioni di quel bando non erano accessibili e i guadagni attesi troppo bassi

"Da parte della città si dovrebbe investire e scommettere di più. Noi da soli non possiamo salvare anche gli altri. Stiamo trasformando il museo in un luogo aperto al territorio, il percorso fatto credo sia visibile a tutti. Non dimentichiamo che il museo è stato riaperto sette anni fa, io sono qui da sei. Quando abbiamo iniziato non c'erano neanche gli uffici. Oggi il MArRC ha un posto solido tra i musei italiani e ci stiamo muovendo anche per costruire una posizione a livello internazionale"

Forte del trend in crescita delle visite, il museo archeologico reggino è sicuramente penalizzato da un contesto ambientale passivo nel fare rete. Ma quanti continuano a non costruire attività integrate nella zona d'attrazione del MArRC hanno poca fiducia nei numeri, e la crisi non favorisce un atteggiamento propositivo a lungo termine. 

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