"I Bronzi di Riace erano cinque e non due, ed erano biondi": le nuove ipotesi di Castrizio

Divinità o guerrieri? A 48 anni dal loro ritrovamento, era il 16 agosto del 1972, il docente universitario avanza nuove teorie sulle statue ritrovate dal sub Mariottini nel mare cristallino della costa jonica

I Bronzi di Riace (foto Facebook MArRC)

La scoperta di un tesoro incommensurabile. Era il 16 agosto del 1972 quando i due guerrieri venuti dal mare cristallino della costa jonica reggina, ieratici e possenti, si presentavano alla terraferma per divenire patrimonio culturale, invidiato da tutto il mondo. Ancora oggi, a distanza di 48 anni, i Bronzi di Riace rappresentano una delle attrattive turistiche per antonomasia del MArRC e della nostra Reggio. Al cospetto delle due statue, ritrovate sui fondali, a 300 metri dalla costa e a 8 metri di profondità dal sub romano Stefano Mariottini, si rimane ammaliati e rapiti dalla loro bellezza perfetta.

Il ritrovamento

Bronzi riace ritrovamento-2Dopo la scoperta, la storia ci riporta al 21 agosto quando venne recuperato il Bronzo B, il 22 il Bronzo A, successivamente rinominati come il "vecchio" e il "giovane". Alte rispettivamente 1,98 e 1,97 metri, le due statue hanno un peso di 160 chili, dagli originari 400, in seguito alla rimozione della terra di fusione. Costruite attorno alla metà V secolo a.C. da un unico maestro, sono originarie di Argo e presentano stilemi tipici del Peloponneso. 

Divinità o guerrieri? Le nuove ipotesi

Sono trascorsi quasi cinquant'anni dal loro ritrovamento e ancora ci si interroga: divinità o guerrieri? La loro identificazione rimane un mistero come i tanti particolari che lasciano ancora aperti spazi interpretativi e tanti dubbi. In queste ore fa capolino una nuova ipotesi sull'identità delle statue: "I Bronzi di Riace erano cinque e non due, ed erano biondi e facevano parte di un gruppo statuario che rappresentava il momento subito precedente al duello fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, del mito dei Sette a Tebe collegato con quello di Edipo". 

A sostenere questa tesi che trova confronti e appigli nelle fonti letterarie e iconografiche, e ora anche negli ultimi risultati delle indagini su patine e argilla, è Daniele Castrizio, professore ordinario di Numismatica greca e romana all'Università di Messina e membro del comitato scientifico del MArRC, il Museo Archeologico di Reggio Calabria dove il "giovane" e il "vecchio" sono esposti al pubblico. 

Daniele Castrizio-3Il professore Castrizio, (nella foto), da più di venti anni studia le statue di Riace e collabora con i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio nelle indagini sulla presunta sparizione di elmi, scudi, lance e di altre statue del carico di Riace. 
L'archeologo illustra ora la sua ipotesi, fra le più accreditate nel mondo degli accademici, e anticipa ad Agi anche i sorprendenti risultati che saranno resi noti a settembre con la pubblicazione degli atti del primo convegno internazionale su "I Bronzi di Riace e la bronzistica di V a.C.", organizzato dal Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina nel 2018.  

"I Bronzi di Riace erano biondi e dorati e furono realizzati ad Argos, nel Peloponneso greco, entrambi nella metà del V secolo, a poca distanza temporale l'uno dall'altro, nella stessa bottega ma da maestranze diverse. Si è capito che B corregge gli errori di A, che rimane comunque la statua più perfetta nella tecnica di fusione del bronzo tra quelle arrivate sino a noi dall'antichità", spiega l'archeologo Castrizio illustrando le analisi su patine e argille. Grazie al salto recente compiuto dalla tecnologia, si scioglie finalmente uno dei tre misteri che da 48 anni accrescono il fascino intorno ai due "guerrieri" e che sono un vero e proprio rompicapo per archeologi, scienziati e non solo. 

I tre misteri

Sono almeno tre i grandi misteri. Il primo dei quali riguarda come si mostravano i Bronzi in antico, dove quando e da chi furono realizzati; il secondo relativo a chi rappresentassero e quanti fossero; il terzo: come e perché finirono nelle acque di Riace. Ad alcune di queste domande la scienza è ora finalmente in grado di rispondere, mentre nelle acque di Riace hanno preso a indagare i sonar in cerca del relitto e delle ipotetiche altre statue. Una certezza ormai conclamata è che i due guerrieri furono realizzati ad Argos: la prova è l'argilla con cui furono creati i modelli poi utilizzati per gli stampi in cera nei quali fu colato il bronzo.

bronzi-riace-ripescaggio-2Novità assoluta dei nuovi studi intorno ai Bronzi è il loro colore. In età greca le statue apparivano bionde e dorate, in età romana erano nero lucide. Per l'archeologo reggino: "Il nero lucido è il colore che assumono dopo il restauro che subirono quando furono trasferite a Roma. I Bronzi in origine erano esposti probabilmente ad Argo, ma dopo la conquista della Grecia e le spoliazioni del 146 a.C. di Lucio Mummio, furono portati nella capitale e qui esposti almeno fino al IV d.C.. n questo periodo, B ricevette un nuovo braccio destro e un nuovo avambraccio sinistro realizzati su calco dei vecchi; ad A furono sostituiti invece elmo e scudo.

Per uniformarli, essendo i materiali diversi dagli originali, furono colorati di nero, con una pittura allo zolfo le cui tracce sono state notate sulle natiche di A da Koichi Hada, professore dell'Università Cristiana di Tokio, e confermate dalle prove trovate da Giovanni Buccolieri, docente di fisica applicata ai Beni Culturali dell'Università di Lecce". 

Il colore degli occhi dei Bronzi era ambrato

Ma i bronzi in origine erano a colori e Castrizio spiega: "Assodato che labbra e capezzoli erano di rame per imitarne il colore naturale e i denti d'argento, alcune novità riguardano gli occhi di calcite, un quarzo trasparente e lucido, con dentro del vetro rimasto solo nella statua B.

Bronzi-2Il colore degli occhi dei Bronzi era ambrato. Perche'? Perché questo era il colore degli occhi dei leoni. Si è inoltre scoperto che i Bronzi sono le uniche statue al mondo ad avere la caruncola lacrimale, realizzata con una pietra rosa posta fra occhi e naso". Al colore dorato si è arrivati grazie a una serie di prove eseguite dalla squadra di studiosi giapponesi che hanno commissionato a una nota fonderia di Firenze la 'ricostruzione' del bronzo dei guerrieri con le esatte percentuali della lega. 

Perchè erano biondi?

"Sulla coscia di A, in alcune parti - fa notare il professore -, si vede un colore abbronzato, segno di quel dorato pallido originario, ottenuto con l’uso del bitume, che per reazione restituisce un colore simile alla pelle umana". Perchè biondi? "Non è raro nelle statue antiche. Anche il Kouros di Reggio o la Testa di Basilea hanno capelli e barba bionda. Nelle statue crisoelefantine, fatte cioè d’oro e d’avorio, era normale. Nel Museo di Napoli abbiamo una Afrodite di marmo con resti di colore nei capelli: è bionda".

A questo punto restano due misteri: chi rappresentassero e perché finirono nel mare di Riace. Gli studi e le ipotesi di Castrizio prendono forza grazie a fonti letterarie e confronti iconografici, e il numismatico fornisce la ricostruzione grafica e fotografica elaborata da un suo collaboratore, Saverio Autellitano. 

"Il fatto che fossero biondi avvalora la mia ipotesi sulla loro natura eroica e mitologica. La mia idea è che A e B siano Polinice ed Eteocle, fratelli di Antigone, che si sfidano a duello per il trono di Tebe. Publio Papinio Stazio, nell'XI libro della Tebaide, li descrive in modo preciso, perché li vede a Roma, forse esposti in una esedra sul Palatino". Li avrebbe visti anche l'apologeta cristiano Taziano che nel II d.C. ne parlerebbe nel Catalogo delle Statue.

Bronzo B-2Ma la svolta è la Tebaide di Stesicoro di Metauro che racconta la scena alla quale è ispirata l'iconografia del gruppo statuario. Secondo Castrizio, i Bronzi erano esposti ai lati di un gruppo che vedeva al centro la loro madre Euryganeia, con le braccia allargate e disperata mentre cerca di dissuadere i figli dal duello, e fra loro Antigone e l'indovino Tiresia". 

Il mistero delle statue "scomparse"

Se le statue erano cinque, che fine hanno fatto le altre presunte tre? Nei quasi cinquant'anni dal ritrovamento, c'è una storia parallela, fatta di cause in tribunale, denunce e, per alcuni, anche di depistaggi. Una storia sulla quale sono attive le indagini dei carabinieri e su cui in qualche modo anche la Soprintendenza vuole vederci chiaro, avendo autorizzato di recente indagini mai eseguite prima d’ora nel punto in cui, nell’anno del ritrovamento dei Bronzi, una nave americana segnalò la presenza di qualcosa in fondo al mare, a molti metri dal punto in cui poi furono recuperate le statue.

L'inchiesta de Le Iene e la rivelazione choc

Da un primo esito, risulterebbe che al largo della costa di Riace ci sarebbero 16 echi sonar indicanti masse di metallo, forse il relitto della nave che trasportava un carico di statue da Roma. Perchè? Secondo Castrizio, "i Bronzi assieme ad altre opere d’arte erano in viaggio verso Costantinopoli nel IV d.C., perchè Costantino voleva adornare con esse la sua nuova capitale, Costantinopoli. Un evento avverso avrebbe costretto i marinari a disfarsi di buona parte del carico oppure fece affondare la nave".

Dove sono finiti elmo, scudo e terza statua?

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