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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Identità Bronzi di Riace, Partinico presenta la sua ipotesi all’Università di Losanna

L’evento trasmesso in diretta streaming è stato seguito da migliaia di panathleti collegati da tutto il mondo ed ha suscitato interesse scientifico, curiosità ed apprezzamenti

Nei giorni scorsi presso il salone delle conferenze dell’Istituto di scienze dello sport dell’Università di Losanna, 161 dirigenti del Panathlon International, rappresentanti dei cinque continenti, hanno partecipato alla conferenza sugli ultimi studi di anatomia archeostatuaria svolti dal professor Riccardo Partinico sull’identità delle due statu custodite al Museo Archeologico di Reggio Calabria.

L’evento trasmesso in diretta streaming con traduzione simultanea in inglese, francese e spagnolo, è stato seguito da migliaia di panathleti collegati da tutto il mondo ed ha suscitato interesse scientifico, curiosità ed apprezzamenti.

Le parole del presidente mondiale del Panathlon Pierre Zappelli, Primo Magistrato in Svizzera, non lasciano dubbi sul valore attribuito agli studi del docente reggino e all’interesse dimostrato dal mondo accademico verso le due statue: "Accogliamo con molto piacere la proposta di presentare durante la nostra assemblea generale la relazione del panathleta prof. Riccardo Partinico relativa alle sue recenti scoperte che riguardano i Bronzi di Riace. Sappiamo che quest’anno, inoltre, si celebreranno i 50 anni dal ritrovamento, riteniamo quindi che questa iniziativa ben si coniuga con il nostro evento che sta per avere inizio nella capitale mondiale dello sport. Sarà quindi una bella opportunità per poter ascoltare questo interessante intervento e discutere di storia, sport ed arte".

Riccardo Partinico che si è detto onorato di presentare ad una prestigiosa platea i suoi studi, dopo aver ringraziato il consiglio mondiale del Panathlon per aver scelto quale evento culturale dell’anno gli studi di anatomia archeostatuaria applicata ai Bronzi di Riace, a nome del sindaco di Reggio Calabria e dell’assessore alla cultura Irene Calabrò ha invitato tutti i panathleti del mondo a visitare la nostra città, ricca di storia, di cultura e di bellezze naturali.

Dopo l’applaudita relazione del prof. Partinico l’interesse dei partecipanti si è rivolto anche alle tecniche di realizzazione, al restauro, al ritrovamento ed al mistero delle armi mancanti. Il docente reggino dopo aver chiarito che le due statue per le numerose alterazioni scheletriche, le particolarità anatomiche e la perfetta somatometria che presentano non possono rappresentare personaggi mitologici ma raffigurano personaggi realmente vissuti, che le due statue essendo state realizzate a trent’anni di differenza l’una dall’altra non possono far parte della stessa scena artistica, che le terre di fusione estratte dal loro interno sono compatibili con le terre argillose di un’area circoscritta tra Atene, Corinto ed Argo e che gli studiosi delle più prestigiose università recentemente hanno precisato che non è possibile indicare il luogo preciso di provenienza, ha preferito rimandare le altre risposte ai documenti ufficiali redatti dal ministero per i Beni Culturali, alle relazioni tecniche del restauratore prof. Nuccio Schepis e, per quanto riguarda i misteri del ritrovamento e delle armi, al libro del prof. Giuseppe Braghò “Facce di Bronzo”.

La consegna delle targhe di benemerenza e delle statuette dei Bronzi di Riace è stata ospitata nel salone “De Coubertin” del Museo dello Sport di Losanna in presenza dei dirigenti mondiali del Panathlon International, dei rappresentanti delle Università di Losanna ed Anversa e dei rappresentanti del Cio. Il prof. Partinico ha consegnato le benemerenze al presidente mondiale Pierre Zappelli ed al vicepresidente dott.ssa Orietta Maggi, il consigliere del distretto Italia dr. Antonio Laganà ha consegnato le benemerenze al rettore dell’Università di Losanna ed al rappresentante del Comitato Internazionale Olimpico.

L'ipotesi dettagliata del prof Partinico

"I Bronzi di Riace, custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, potrebbero rappresentare gli Ateniesi Temistocle e Pericle, politici di spicco e militari famosi per aver guidato gli eserciti alla vittoria nelle più importanti guerre nel V secolo a. C.. L’ipotesi è fondata sulla comparazione dei risultati delle analisi effettuate dal ministero per i Beni Culturali con gli studi anatomici, le deduzioni e le ricerche storiche che ho svolto sin dall’anno 2005, quando presso la Biblioteca di Reggio Calabria ho presentato le mie prime intuizioni.

Luogo e data di realizzazione

L’Istituto Centrale per il Restauro ha effettuato analisi chimiche, tecniche ed archeologiche, rilevando dati incontrovertibili. L’argilla che componeva le strutture interne delle due statue proveniva da microambienti differenti situati in un unico bacino geologico in territorio greco, tra Atene, Corinto ed Argo. Non è possibile individuare la località esatta perché l’argilla greca è molto simile per composizione di minerali. La “Statua A” è stata realizzata nel 460 a.C. e la “Statua B” nel 430 a.C., periodo storico coincidente con l’ “Età di Pericle”.

Autori

L’accertata diversità del periodo di realizzazione, delle tecniche e dei materiali adoperati per strutturare la parte interna, della composizione dei metalli, degli stili artistici e della provenienza dell’argilla, consentono di dedurre che le due statue sono state realizzate da Autori differenti e non possono far parte della stessa scena artistica.

Deduzioni

Le perfette proporzioni dei muscoli scheletrici, le tipicità dei crani, e, soprattutto, le alterazioni scheletriche che si osservano nei corpi delle due statue e che all’epoca erano sconosciute, permettono di dedurre che esse rappresentano due persone realmente vissute di cui si è voluta raffigurare la fisionomia. Quindi, i Bronzi di Riace non possono rappresentare i personaggi mitologici -Etéocle e Polinìce, Anfiarào e Tidéo, Càstore e Pollùce, Erettéo ed Eumòlpo- individuati da altri studiosi.

Studio anatomico della Statua A

Il cranio della “Statua A” è di tipo mesocefalo. Nel sistema scheletrico, normolineo, sono evidenti due dismorfismi: il progenismo mandibolare e l’iperlordosi lombare. Il primo dismorfismo, caratterizzato dall’avanzamento della mandibola, mette in risalto i denti dell’arcata superiore. Il secondo dismorfismo, determinato dalla compensazione del progenismo mandibolare, si manifesta con la riduzione della curvatura delle vertebre lombari, il bacino arretrato, i glutei sollevati e gli addominali avanzati. Il cranio dell’uomo rappresentato è ruotato a destra di circa 40 gradi e, considerato che gli arti superiori esprimono i gesti inconfondibili di chi sostiene con l’avambraccio sinistro uno scudo e con la mano destra una lancia, per deduzione, quel capo dovrebbe accogliere un elmo a completamento della classica dotazione di armi utilizzate dai militari.

Studio anatomico della Statua B

Il cranio della “Statua B” è di tipo dolicocefalo. Nel sistema scheletrico sono evidenti tre dismorfismi: la rettilineizzazione delle vertebre cervicali, la scoliosi dorso/lombare ed il varismo del 5° dito dei piedi. Il primo dismorfismo è stato causato, probabilmente, dalla forma del cranio, allungata esageratamente in senso antero/posteriore, che ha indotto le vertebre cervicali a perdere la normale curva di lordosi, ad allinearsi lungo l’asse longitudinale per far ritrovare al cranio una posizione baricentrica e compensare lo squilibrio. La scoliosi dorso/lombare, prodotta dalla rotazione di alcune vertebre attorno al proprio asse, è stata causata, probabilmente, da posture asimmetriche mantenute costantemente dal personaggio rappresentato ed, anche, per la compensazione dovuta agli altri dimorfismi evidenti in quello scheletro. Il terzo dismorfismo, il varismo del 5° dito dei piedi, dovrebbe essere di natura ereditaria, così come la struttura scheletrica del 2° dito che risulta appena più lungo dell’alluce ed è tipico del cosiddetto “piede greco”. Il capo è leggermente flesso, la postura è militare e le armi in dotazione, sono le stesse di quelle descritte per la “Statua A”.  

I muscoli

I muscoli scheletrici dei due personaggi rappresentati dalle statue presentano differenze ipertrofiche e somatometriche che caratterizzano l’età biologica dei due soggetti. Il personaggio rappresentato dalla “Statua A” risulta essere più giovane e vigoroso di quello rappresentato dalla “Statua B”. Il tipo di ipertrofia muscolare visibile in entrambe le statue è caratteristico della capacità condizionale denominata in fisiologia forza/resistente che si sviluppa praticando discipline di combattimento, quali la Lotta, il Pugilato ed il Pancrazio, tipiche dell’addestramento base di tutti i Guerrieri Greci. Alcuni segni caratteristici della Lotta si notano nel personaggio rappresentato dalla “Statua B”. Le orecchie sono asimmetriche. Nella cartilagine dell’orecchio destro il Trago e la parte anteriore della Fossa Scafoide risultano consumati. Nell’orecchio sinistro il Trago risulta consumato e nel Lobo, nell’Anti-Trago, nell’Anti-Elice, nell’Elice e nella Fossa Scafoide sono presenti otoematomi. La fisionomia degli arti inferiori della “Statua B”, per l’evidente ipertrofia muscolare dei glutei, degli adduttori e dei tricipiti della sura, è compatibile con chi va a cavallo.

Pericle

La “Statua B” dei Bronzi di Riace rappresenta un guerriero greco con un particolare anatomico che caratterizza la sua testa, allungata esageratamente in senso antero/posteriore. Per cinquant’anni si è creduto erroneamente che quella parte allungata a dismisura fosse una porzione creata volutamente dall’Artista per far calzare l’elmo. Lo studio anatomico ha invece rilevato che quello è un vero e proprio cranio, di tipo dolicocefalo e che l’alterazione inizia con l’appiattimento dell’osso frontale a partire dal primo terzo, sopra le orbite, e si congiunge alle due ossa parietali, anch’esse appiattite ed allungate in senso antero/posterioreSe, come avevano creduto gli studiosi la forma allungata della testa fosse stata una porzione aggiuntiva, l’osso frontale avrebbe avuto una forma regolare, così come quello della “Statua A”.

Dal punto di vista statuario, allungare una testa per far calzare un elmo è irragionevole considerato che la parte che sostiene e mantiene incastrato un elmo è il bordo che poggia sopra l’osso frontale, ai lati sopra le orecchie ed alla base dell’osso occipitale, Inoltre, sarebbe l’unico caso nella storia dell’Arte e dell’Archeologia. Dopo tali considerazioni si può affermare in termini scientifici che il personaggio rappresentato dalla “Statua B” presenta un cranio di tipo dolicocefalo, esageratamente allungato in senso antero/posteriore. Nelle fonti letterarie del V secolo a.C., l’unico personaggio di cui si fa riferimento per avere una forma particolare della testa, è Pericle.  Plutarco, nella sua opera “Vite Parallele”, riporta gli scritti di Erodoto e del Commediografo Cratìno che soprannominavano Pericle “Schinocefalo” per avere la testa allungata indietro come una cipolla marina. Èupoli scrive che nella testa di Pericle entravano 11 letti.  Partendo da questa particolare ed unica forma del cranio rappresentata dalla “Statua B” e confrontandola con i dati chimici e scientifici  rilevati con il “carbonio 14” e con i dati geografici e storici l’ipotesi prodotta dal Prof. Partinico assume molta consistenza per un insieme di indizi precisi e concordanti.

Pericle ha governato Atene dal 460 al 429 a.C. proprio nel periodo e nel territorio di realizzazione della statua; lo scultore Fidia, amico personale di Pericle, fu incaricato in quello stesso periodo, di coordinare la ristrutturazione del Partenone e degli edifici distrutti durante le guerre persiane e di realizzare statue in bronzo di divinità ed eroi ateniesi che avevano difeso ed onorato la città. Pericle fu rappresentato da Fidia mentre combatteva contro un’Amazzone, armato di scudo, lancia ed elmo, sullo scudo della statua di Athena Parthenos. Pausania, nella sua opera “Descrizione della Grecia”, elenca tra le statue viste nell’Acropoli di Atene una statua di Pericle esposta di fronte a quella di Santippo. Plutarco, nelle “Vite parallele”, scrive dell’esistenza di statue di Pericle che dovevano essere realizzate con l’elmo sul capo per nascondere la deformità della testa e di Tucidide, che, interpellato da Archidamo II, Re di Sparta, su chi fosse più bravo nella Lotta tra lui e Pericle, rispose: Vinco io, ma Pericle, che non accetta mai di perdere, fa credere il contrario anche a quelli che hanno visto”.

Temistocle

La “Statua A” dei Bronzi di Riace è stata realizzata trent’anni anni prima della “Statua B”, nella stessa area geografica e rappresenta anch’essa un guerriero greco. Atene fu governata in successione da Temistocle, Cimone e Pericle. Temistocle, promotore del potenziamento militare navale di Atene fin dal 493 a.C., è stato l’eroe delle battaglie di Maratona, Capo Artemisio e Salamina, il condottiero che più di tutti ha contribuito alla vittoria della Grecia contro la Persia del Re Serse. Temistocle morì in esilio nel 459 a.C. e Pericle riabilitò la sua memoria, riconoscendolo come un eroe della causa ateniese. Le copie romane di originali del V secolo a.C. che rappresentano i volti di Pericle e Temistocle, custodite presso i Musei Vaticani, sono molto simili per fisionomia ai Bronzi di Riace". 

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