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Le origini dei Guerrieri

Bronzi, tra Roma e Reggio confronto a distanza sul loro mistero con qualche novità

Al teatro Manzoni con Castrizio si parla di una copia della statua A in Connecticut, nella città dello Stretto si confuta l'identità dei fratricidi di Tebe

Il fascino dei Bronzi di Riace risiede anche nel mistero delle loro origini, ma gli studiosi hanno le idee molto chiare su chi fossero i guerrieri e da dove siano arrivati. Oggi i magnifici A e B saranno protagonisti di due iniziative, molto diverse e sicuramente contrapposte. Tanto da aver generato qualche polemica attorno a un piccolo scoop, che sarà svelato stasera a Roma durante la replica dello spettacolo "Il viaggio dei Bronzi di Riace". Il lavoro dell'archeologo Daniele Castrizio con il musicantore Fulvio Cama e il visual designer Saverio Autellitano è tornato in scena questo pomeriggio nel teatro Manzoni. L'allestimento prodotto dall'Accademia dei Caccuriani e patrocinato dalla Regione Calabria vede la partecipazione dell'attrice Annalisa Insardà e del giornalista Paolo Di Giannantonio, voce narrante dell'opera nella quale si racconta la storia dei Bronzi.

Proprio Di Giannantonio nei giorni scorsi ha anticipato in alcune trasmissioni televisive le novità emerse dalle ultime ricerche e raccontate con l'originale formula di teatro e musica del "Viaggio". Una in particolare ha suscitato scalpore per un riferimento al dibattuto terzo bronzo, che però è in realtà un equivoco. Si tratta invece di una scultura bronzea di circa 30 centimetri di altezza, esposta in un museo del Connecticut e straordinariamente somigliante alla statua A. Potrebbe essere questa una delle opere mancanti nel gruppo scultoreo che i ricercatori identificano con certezza (e di cui le acque di Riace hanno riportato alla luce solo due elementi)? La sola ipotesi ha scatenato reazioni scandalizzate per la qualità artistica decisamente inferiore della piccola statua che si trova nello stato del New England. 

La copia romana della statua A in Connecticut e il bronzo compatibile rinvenuto ad Argos

"Assolutamente no - precisa Castrizio - i media che hanno riportato questa notizia hanno fatto confusione. Il bronzetto è soltanto una copia fedele del Bronzo A, ma rappresenta ugualmente un elemento importante perché collega i Bronzi alle antiche conquiste dei Romani in terra greca".

La presenza di una copia ricostruirebbe i saccheggi compiuti dai Romani in Grecia, e nel bottino sarebbero finiti anche i Bronzi che, secondo l'ipotesi espressa da Di Giannantonio, potrebbero essere stati esposti nella curia di Pompeo, luogo in cui si erano consumate le sanguinose Idi di Marzo. Con un chiaro monito contro le guerre fratricide, sostengono Castrizio e Di Giannantonio, per i quali le statue raffigurano i fratelli nemici Eteocle e Polinice. Il bronzetto, dice l'archeologo e numismatico, è stato una scoperta casuale: "Sembra incredibile ma nonostante sia identico alla statua A nessuno se n'era mai accorto, nemmeno nella comunità scientifica che studia i Bronzi! Accade spesso così, e dopo questa intuizione ci siamo messi in contatto con il museo del Connecticut e adesso c'è una collaborazione per indagare ulteriormente".

Il mitico terzo bronzo era stato evocato già all'epoca del ritrovamento dei Bronzi nei verbali di denuncia delle grandi statue, facendo riferimento ad elementi mancanti, ma non esistono prove della sua esistenza o conservazione lungo i 2500 anni trascorsi dalla realizzazione delle opere. Castrizio ne aveva parlato lo scorso novembre ad Atene in un convegno internazionale di studi dedicato ai guerrieri, ribadendo però la provenienza dei Bronzi da Argos e la paternità dello scultore Pitagora da Reggio. Testimonianza ne è una statua scoperta nel 1992 nella città greca, coerente ai Bronzi per dimensioni e corrispondenza della terra di fusione interna. L'ipotesi è che le statue fossero cinque, e all'insieme dei fratricidi di Tebe mancherebbero - come si afferma nello spettacolo "ll viaggio dei Bronzi di Riace" - la sorella Antigone, la madre Eurigane e l'indovino Tiresia. Uno di questi Bronzi potrebbe essere quello di Argos, attualmente in fase di restauro; un'altra statua forse nel museo californiano Getty su cui aleggiano molte ombre di conquista di opere archeologiche di provenienza mediterranea. 

La nuova controprova di Partinico: "Non sono Eteocle e Polinice, ecco perché"

Nelle stesse ore in cui a Roma parleranno dei Bronzi Castrizio e Di Giannantonio, a Reggio Calabria una conferenza presso l'UniTre sta ospitando Riccardo Partinico, docente e ideatore di una nuova modalità di analisi sulle statue di Riace, l'anatomia archeostatuaria. Non è ovviamente un botta e riposta, ma la concomitanza dei due eventi, pur involontariamente, crea uno scoppiettante confronto a distanza su un tema che ha già visto Partinico confutare le tesi di Castrizio. Al dibattito, in diretta su Facebook, partecipano anche Salvatore Modica, presidente UniTre, e il professor Francesco Cernuto, direttore dei corsi. 

Di recente Partinico ha presentato una controtesi in 14 punti per smentisce le identità di Eteocle e Polinice. Oggi aggiunge un'argomentazione in più, che ha come fonte i Sette contro Tebe. "Nell'opera - spiega - le armi dei guerrieri sono spade, e questo basterebbe ad escludere che i Bronzi siano i fratelli di Tebe. Ma c'è un elemento ancora più schiacchiante, cioè il fatto che  Eteocle e Polinice furono gemelli. Lo aveva scritto Vittorio Alfieri nella tragedia Polinice, ma è anche Eschilo a parlare di fratelli 'frutto dello stesso seme'. I Bronzi ovviamente non sono gemelli". 

L'interesse per i Bronzi è nato nel professor Partinico, giornalista sportivo e maestro di karate, notando alcuni singolari dettagli fisici nelle statue. "I piedi della statua B - spiega - presentano il varismo del quinto dito e la colonna vertebrale è caratterizzata da scoliosi dorso-lombare, per citarne solo due. Ho subito pensato che queste alterazioni scheletriche non avevano senso nei personaggi mitologici e sono invece tipiche di corpi di guerrieri o lottatori". Secondo Partinico, lo studio di muscoli e postura può offrire informazioni preziose e attendibili sulle origini delle statue. Ma se non i fratelli di Tebe, chi sono i Bronzi? Partinico non ha dubbi e riconosce in loro gli eroi ateniesi Pericle e Temistocle. "La statua B - ribadisce - è identica al busto di Pericle dello scultore Cresila conservato nei musei vaticani; inoltre il cranio è dolicocefalo, molto allungato, e Pericle per questo veniva rappresentato in modo umoristico nelle commedie". 

La somiglianza della statua A con Temistocle è invece attestata dall'immagine del condottiero riprodotta ad esempio nelle antiche monete, con i riccioli e la barba. Entrambi mostrano fisicità vigorosa e con caratteristiche muscolari di forza e resistenza proprie dei lottatori, come pure i vari dismorfismi sono paragonabili a quelli di varie categorie di sportivi.  

Il museo non avalla nessuna tesi e intanto i Bronzi fanno un check-up

Nel docufilm "Semidei" i Bronzi restano avvolti in un segreto primordiale, depositari di verità sull'uomo e sulle nostre origini. Tutte le tesi storiche e artistiche restano al momento non ufficiali, mai confermate a livello ministeriale nè dal museo archeologico. Attorno all'istituzione all'epoca diretta da Carmelo Malacrino si era però accesa una querelle per la presenza di una nota sui Bronzi come Eteocle e Polinice nel sito del MArRC (pagina che poi fu oscurata). Qualche giorno fa il professore Castrizio è stato ospite nella sala dei Bronzi per parlare degli studi in corso in un collegamento tv, ma sottolinea: "Non significa che il museo avalla la nostra tesi, ad oggi non è così. Ma il MArRC è aperto ad accogliere chi, avendo conoscenza e competenze, presenti ricerche e analisi autorevoli sui Bronzi".

Le novità più attese sono quelle che presto verranno fuori dalla campagna di scavi subacquei programmata a Riace, che dopo il rinvio dovrebbe partire a giugno. L'obiettivo è scoprire se quelle acque celano altri reperti riconducibili al contesto dei Bronzi, e c'è da capirlopure per l'occhio bronzeo ritrovato a Porto Forticchio e di cui saranno diffusi a breve gli esiti degli esami della Soprintendenza. Nel frattempo i Bronzi A e B, sinora unici e soli, fanno il tagliando con il check-up avviato nel museo da una equipe composta da esperti dell'Istituto Centrale per il Restauro, l'Università di Genova e il MArRC, per monitorare il loro stato di conservazione. Il lavoro si protrarrà fino a settembre e in alcune date sarà possibile assistere al laboratorio aperto: prossimo appuntamento dal 27 al 30 maggio.

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