Cronaca

Cadavere in acqua, assegnato l'incarico per l'autopsia: primi esiti fra 90 giorni

La Procura di Palmi, guidata da Ottavio Sferlazza, non avanza ipotesi e aspetta l'esito degli accertamenti peritali per provare a dare un nome ed un volto al cadavere ripescato nelle acque antistanti il lungomare della città della Piana

Il procuratore Ottavio Sferlazza (foto Adriana Sapone)

Il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza, ha assegnato l’incarico peritale per effettuare l’autopsia sui resti del cadavere rinvenuto, domenica scorsa, nelle acque antistanti il lungomare di San Ferdinando. I periti hanno chiesto novanta giorni di tempo per depositare gli esiti dell’esame autoptico: l’unico esame che potrà dare risposte ai tanti interrogativi sul “giallo” di San Ferdinando.

L’esito della perizia, infatti, potrà chiarire se i resti ripescati dai sommozzatori in forza al porto di Gioia Tauro appartengano ad un uomo o a una donna, quale sia l’etnia di provenienza del cadavere, l’età e il tempo trascorso dalla morte al rinvenimento. 

“Al momento - ha detto Ottavio Sferlazza - è troppo presto per fare ipotesi, si rischierebbe di formulare solo mere congetture. Aspettiamo i tempi tecnici della giustizia e gli accertamenti medico legali e, poi, daremo una risposta”.

La Procura di Palmi, che sta seguendo il caso con il pubblico ministero Scarpino, vuole evitare il rischio di alimentare aspettative. 

Ciò che rimane del cadavere rinvenuto nelle acque antistanti il lungomare di San Ferdinando riposa presso i locali dell’obitorio di Locri, dove è stato trasportato dagli uomini della seziomare di Gioia Tauro della Capitaneria di porto reggina dopo il rinvenimento. Il mare ha restituito i resti monchi e scheletrici di un cadavere, in avanzato ed evidente stato di decomposizione, privi, fra le altre cose, di un femore e dei piedi.

L’esame autoptico potrà dare qualche risposta ai tanti interrogativi ancora aperti sul “giallo” di San Ferdinando, primo fra tutti di chi era il corpo e come è morto.

Nelle ultime ore, poi, alla prima ipotesi circolata che il cadavere rinvenuto a San Ferdinando potesse essere quello di Francesco Vangeli, il giovane di Scaliti di Filandari scomparso il 9 ottobre 2018, che gli inquirenti già ritenevano vittima di lupara bianca, si è aggiunta quella che il corpo recuperato dopo la segnalazione di alcuni bagnanti possa appartenere a Vito Lo Iacono, il 26enne capitano del peschereccio “Nuova Iside” affondato a 30 miglia dalla costa palermitana.

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