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Mercoledì, 17 Agosto 2022
L'affidamento / Gioia Tauro

Affido, le associazioni chiedono un tavolo tecnico all'assessore Minasi

Iniziativa di M'Ama, che ha creato una rete regionale con gli altri operatori del territorio, per chiedere l'attivazione e il potenziamento dei centri affido

L’affidamento familiare in Calabria è una realtà poco radicata e caratterizzata da disinformazione e assenza di supporto. Si inizia mettendo il cuore ma poi per le famiglie che scelgono di accogliere un bambino e aiutarlo a crescere in un ambiente affettivo ed educativo, sapendo di doverlo poi lasciare andare.

Le criticità sono tante, come spiega Rossana Villari, mediatore familiare e tutor genitoriale come il marito Marco Dato, referenti regionali dell’associazione nazionale “M’Ama – Dalla parte dei bambini”. Villari e Dato hanno promosso una rete associativa territoriale (ne fanno parte Agape, Papa Giovanni XXIII, Centro Emmaus, Meta Cometa e Foro delle Famiglie) e adesso insieme chiedono all’assessore regionale alle politiche sociali Tilde Minasi un incontro per sollecitare la convocazione di un tavolo tecnico sull’affido, composto da rappresentanti di Regione, Tribunale dei minori, terzo settore e professionisti dell’area psico-socio-pedagogico. Una vera e propria equipe multidisciplinare, la cui attività sul territorio è fondamentale perché il percorso dell’affido necessita un’assistenza continua e qualificata.

"In Calabria – dice Rossana Villari - le famiglie affidatarie sono sole. I servizi sociali sono oberati di lavoro e privilegiano l’intervento su situazioni urgenti, anche perché quello che manca con priorità nell’affido è una corretta informazione e non possono occuparsi anche di questo". Le associazioni agiscono in modo volontario e gratuito, su mandato di tribunale e servizi sociali.

"Noi andiamo alla ricerca delle famiglie potenzialmente accoglienti, organizziamo percorsi informativi e attività di sensibilizzazione sul tema dell’affido, e poi supportiamo professionalmente le famiglie affidatarie, ma il loro entusiasmo e la disponibilità spesso si scontrano con problemi tecnici e burocratici ed interpretazioni delle norme vigenti diverse in ogni zona".

La legge esiste e sulla carta è funzionale. Villari definisce le linee guida regionali del 2007 «estremamente precise ed utili, ma è importante che vengano davvero seguite da tutti; inoltre è urgente un potenziamento dei centri affido, che in Calabria sono pochissimi, due nella provincia reggina a Reggio e Caulonia». In parole concrete, le disposizioni di legge che prevedono l’attivazione di centri dislocati su tutto il territorio regionale e un investimento finanziario con l’impiego di assistenti sociali e psicologi in questi anni non sono state applicate, un dato negativo rispetto alle altre regioni.

Ogni affidamento è fondato su un progetto di tutela individuale sul minore, che ha sempre diritto a un contesto sano, anche quando deve essere temporaneamente allontanato dalla famiglia di origine, finalizzando l’accoglienza al rientro nella famiglia di origine, di cui vanno potenziate le residue capacità di cura affettive ed educative.

"Ma i genitori affidatari – spiega Villari – devono essere formati. I bambini non sono quelli del “mulino bianco”, arrivano tutti con un fardello pesantissimo, quello del loro vissuto, e purtroppo solo l’amore non basta. Di fronte a problemi a cui non sono preparate molte famiglie mollano, e questo accade perché non erano adeguatamente supportate".

L’interruzione del rapporto è definita con un termine triste, “reso”, cioè il bambino preso in carico viene letteralmente restituito ai servizi sociali. Capita soprattutto per i minori con disabilità, difficilissimi da collocare. "Sono la nostra spina nel cuore – continua Rosanna Villari – e sono proprio quelli su cui deve concentrarsi maggiore attenzione e affiancare le famiglie".

Problematica è stata in questi mesi anche la situazione dei bambini ucraini in fuga dalla guerra: qui la grande disponibilità delle famiglie è stata fondata sull’equivoco di una futura adozione. "L’appello della nostra associazione in Italia ha avuto 45.000 adesioni.

Ma per oltre la metà di queste famiglie l’obiettivo era il bambino e la situazione diventava subito chiara quando i minori arrivavano accompagnati da un genitore o un tutore. Molti si sono tirati indietro per questo, ma anche chi ha preso in carico i minori ha incontrato difficoltà per la lingua o perché i bambini provenivano da gruppi e facevano fatica ad adattarsi da soli in un altro contesto".

E’ bene ricordare che un affido non si trasformerà mai in adozione. Si tratta di canali diversi e paralleli: un ruolo particolare ha nella legge 184 la “famiglia ponte”, che può essere una coppia ma pure un single, e ospita minori anche neonati nel periodo che conduce al collocamento definitivo nella famiglia adottiva o al rientro in quella originaria, anziché tenerli negli istituti. La durata dell’accoglienza va da sei mesi a un anno. Per queste situazioni M’Ama ha attivato un apposito percorso formativo, “Ponte ponente”.

I genitori sono il fulcro della relazione di affido, tutti. "Quelli biologici – dice Villari – non devono sentirsi esautorati e tagliati fuori dalla vita dei loro figli, quelli affidatari devono essere preparati al momento in cui il bambino andrà via. Il rapporto tra le due famiglie deve essere costante e gestito nel modo giusto con il necessario aiuto.

Anche per questo i centri affido dovrebbero essere definiti servizi ad alto valore socio-psicoeducativo, perché le relazioni familiari sane, oltreché costituire un diritto, rappresentano la condizione di vita indispensabile per prevenire il disagio esistenziale all'origine di comportamenti devianti e patologici dei nostri ragazzi". In Calabria al momento l’associazione sta formando le figure professionali di assistenza ma un obiettivo futuro è formare anche i genitori ed avere molti più “papà e mamme matti”, come si definiscono simpaticamente.  

Rossana e Marco, oltre che specialisti del settore, vivono a Gioia Tauro e formano una famiglia adottiva e affidataria. La loro storia è tra quelle raccontate nel libro “Tra nuvole e cicogne sei arrivato tu” (edizioni La Rondine). "E’ un’esperienza straordinaria, un dare quotidiano e disinteressato che fa guardare il mondo con occhi diversi".

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