Domenica, 14 Luglio 2024
L'analisi

Una vita da precario, ecco i numeri dei lavoratori atipici presenti in Calabria

Stando al dossier stilato dalla Regione al 20 ottobre 2023 risultano ancora 5.419 soggetti con rapporti atipici e in posizioni di precariato nei confronti dell’amministrazione regionale calabrese

L'obiettivo della Regione Calabria è quello di svuotare tutti i bacini di precariato storico che "in questi anni hanno creato false aspettative e destabilizzato molti lavoratori".

Ad oggi, dai dati forniti dal Dipartimento guidato da Roberto Cosentino, nonostante i molteplici interventi effettuati negli anni con numerose stabilizzazioni, è emersa una condizione di precariato regionale ancora molto elevata. Infatti, al 20 ottobre 2023, risultano ancora 5.419 soggetti con rapporti atipici e in posizioni di precariato nei confronti dell’amministrazione regionale calabrese, la gran parte dei quali (4066) rientrano nel bacino degli ex percettori di mobilità in deroga.

Un bacino di lavoratori precari che trova fondamento in undici categorie normative. L'elenco è vario ed trova riscontro in questi provvedimenti:  Lavoratori socialmente utili/Lavoratori di pubblica utilità (Decreto Legislativo 28 febbraio 2000); Legge regionale numero 15 del 13/06/2008; Legge regionale numero 28 del 14/08/2008; Legge regionale numero 40 del 02/08/2013; Legge regionale numero 31 del 08/11/2016; ex Programma stages/ex Programma modernizzazione P.A.; ex percettori di mobilità in deroga; valorizzazione risorse boschive Sila Greca (Longobucco, Bocchigliero, Campana); progetto Integrato di sviluppo e creazione di impresa nel comune di San Giovanni in Fiore; Legge regionale numero 9 del 11/05/2007 e Legge regionale numero 54 del 22/12/2017.

Un bacino consistente che drena molti fondi sia di natura regionale che nazionale. Sul bilancio regionale, come si legge nel dossier, insistono annualmente risorse storicizzate pari a 52.696.404,60 euro per sostenere finanziariamente il precariato stabilizzato negli anni e parte di quello ancora in essere.

Agli importi regionali, vanno aggiunte risorse pari a 39.053.420,22 euro quale finanziamento storicizzato nel bilancio dello Stato. In sostanza, il costo complessivo annuo del precariato regionale è pari 91.749.824,82 euro.

Mentre, per le attività a supporto con sostegno economico “una tantum”, fino ad oggi, sono stati spesi 255.698.056,76 euro provenienti da fondi nazionali. Un mare di soldi che per l'assessore Giovanni Calabria ha dato vita ad un precariato che "è stato alimentato da deficit strutturali endemici senza risoluzione alcuna che, manchevole di un quadro legislativo di riferimento specifico, hanno determinato condizioni lavorative di incertezza con il ricorso costante a contratti atipici ed un utilizzo, a volte, improprio della formula del tirocinio che hanno gravato sulla pubblica amministrazione calabrese".

"Il Governo regionale - si legge infine nel dossier - con il necessario e fondamentale supporto del Governo nazionale e del Legislatore nazionale e regionale mira, a tal punto, ad estinguere tutti i rapporti di lavoro con la fine dei programmi e delle misure già esistenti, convogliando definitivamente con le stabilizzazioni, quindi prefiggendosi di trasformare il problema precariato in prospettive occupazionali con il tentativo di recuperare il deficit pregresso".

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