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Lunedì, 15 Agosto 2022
Estate e costi

La Calabria diventa trendy, imita gli altri ma continua a vendersi male

Media e social promuovono la nostra regione come meta vacanziera e anche qui iniziano a salire i prezzi, ma con tanti errori e polemiche

Sembra la volta buona, questa si presenta davvero come l’estate della Calabria. L’anno scorso abbiamo fatto finta di promuoverci con l’imbarazzante cortometraggio di Gabriele Muccino (che per fortuna hanno visto in pochi), ma oggi abbiamo la propaganda del Times, che consiglia proprio la Calabria come meta internazionale di turismo, e senza neanche uno scivolone del tipo EasyJet. Persino Sgarbi ci promuove consigliando di ignorare la tentazione di mete trendy come l’Egitto per venire in vacanza proprio qui.

E abbiamo per la prima volta spot di grandi marchi girati nella nostra terra e influencer che si macinano chilometri di strade impossibili per postare storie avventurose dai nostri siti naturali più belli. Se non ora, quando? – avranno dunque pensato le amministrazioni delle località più rinomate, che adesso non vogliono più fare beneficenza e per questa stagione turistica si stanno allineando a prezzi e limitazioni da stangata vigenti da anni nelle vicine mete top del Sud Italia, con la Puglia in testa e poi anche Sicilia e Campania.

Dove non solo alberghi e ristoranti si pagano caro, ma è in vendita, o quanto meno in affitto, persino la bellezza dei luoghi. La Calabria finora ha offerto la permanenza su spiagge e siti di interesse paesaggistico completamente gratis ma quest’estate la situazione è cambiata.

Caro ombrellone, lidi a tappeto e il caso San Nicola Arcella

La lezione del “caro ombrellone” l’avevamo già imparata bene da tempo (citiamo solo il caso della risicatissima spiaggia libera ad Acquappesa, davanti al maestoso scoglio della regina, dove fuori dallo storico lido non c’è spazio libero neppure per stendere un telo).

In Calabria, infatti, secondo i i dati Unioncamere, ci sono 537 stabilimenti balneari privati, il numero più alto tra le regioni meridionali dopo la Campania. E a chi il budget non basta il per pagarsi pure un posto all’ombra, così non può neanche portarselo da casa. Repubblica le spara un pò grosse dicendo che a Pizzo e Soverato si pagherebbe più di Riccione, ma la verità, riportata dagli esercenti, è che il post Covid ha fatto lievitare dappertutto i prezzi delle materie prime – da qui il rincaro di tramezzini e insalate nei bar vista mare. Ma l’episodio più eclatante di questi giorni, e che ha generato subito polemiche, non riguarda i lidi ma il mare di San Nicola Arcella.

arcomagno

La spiaggetta mozzafiato e diventata super instagrammabile dominata dall’Arcomagno è da anni meta di visite, con autentiche modalità da far west. Vi si può accedere infatti solo via mare o usando due percorsi a piedi, uno da Praia a Mare e l’altro dalla locale spiaggia della Marinella (occupata in gran parte da un lido, a confermare il dato Legambiente di San Nicola comune calabrese con maggior percentuale di concessioni, il 73%), quest’ultimo vietato per motivi di sicurezza ma ugualmente attraversato da bagnanti carichi di teli e borse e persino con bambini.

Lo stesso passaggio delle barche, mai regolamentato, ha prodotto negli anni inquinamento e caos, visto lo spazio ridotto del sito. Una situazione denunciata dalla sede territoriale di Italia Nostra e alla quale dallo scorso 20 luglio il Comune ha posto rimedio stabilendo nuove regole per visitare l’Arcomagno.

Assolutamente interdetto il passaggio a piedi, è ora possibile arrivare soltanto con barche o pedalò e a orari fissi con una permanenza di venti minuti, senza portare cibo né ombrelloni. Ed è stato introdotto un biglietto a pagamento. A noi pare strano, ma altrove si fa così per routine. Per fare qualche esempio, la riserva naturale di Scopello in Sicilia, la baia delle zagare nel Gargano e molte calette del Salento, hanno costi di ingresso molto più elevati e procedure di prenotazione rigorose, con ticket in numero limitato da ritirare la mattina presto prima di andare sulla spiaggia. Che in realtà per legge non può essere interdetta all’attraversamento. E per questo la parlamentare Bianca Laura Granato è intervenuta duramente contro la delibera di San Nicola Arcella.

Dilemma tra spiaggia libera e tutela dell’ambiente, ma gli scontrini qui sono sostenibili

E’ un dilemma tra due piatti della bilancia difficili da equilibrare. E non c’entra – o non del tutto – il mero obiettivo del lucro privato e delle casse pubbliche. Da una parte il diritto di usufruire del territorio pubblico del demanio (non è legittimo impedirne, salvo motivi eccezionali, l’attraversamento a piedi, insomma una passeggiata sulla battigia fino a cinque metri dal mare e un bagno non si possono negare a nessuno); dall’altra la necessità di salvaguardare siti ambientali fragili dall’orda selvaggia dei vacanzieri.

Dal 1 gennaio 2024 tutte le attuali concessioni saranno annullate e le spiagge italiane torneranno libere: ai nuovi bandi saranno ammesse anche imprese del terzo settore e si fisseranno limiti rigorosi all’occupazione e sanzioni per chi ostacola la fruizione delle aree libere.

Tropea capitale cultura-2-2A Tropea il sindaco Giovanni Macrì ha trovato un compromesso intelligente: le spiagge sono in gran parte libere, ma i costi dei parcheggi sono lievitati in modo da creare uno sbarramento e scoraggiare alcune “calate barbariche” nel centro storico e sul litorale. Un provvedimento che nella meta top della Costa degli Dei allontana l’ombra di certi accordi ufficiosi tra amministrazioni e balneari, che mietono vittime in molte località di mare dove i parcheggi ragionevolmente vicini alle spiagge sono riservati ai residenti. Lì al turista non resta che scegliere se raggiungere l’arenile marciando per chilometri sul ciglio di strade pericolose e spesso con bambini al seguito o cedere e affittare un ombrellone: il costo di un’eventuale multa sarebbe comunque equivalente alla spesa.

Scilla spiaggia-2

Un caso a parte è Scilla, che continua a restare a buon mercato. Qui la spiaggia della Marina grande con la meravigliosa veduta della rocca e del castello e il borgo marinaro di Chianalea sono accessibili a tutti, sebbene siano in questi mesi in grande rilancio su riviste specializzate e grazie nell’ormai celebre videoclip di Jovanotti.

Scilla è stata la località calabrese più visitata lo scorso 25 aprile e la vicina Bagnara ha inoltrato la sua candidatura come Bandiera Blu 2023.  Eppure rimane una meta estiva abbordabile per tipi diversi di tasche. La troviamo anche protagonista del tormentone social tutto locale che fa una riedizione dei post sugli scontrini che negli anni scorsi erano associata a prezzi salatissimi di ristoranti o bar delle località vip (personaggio ormai da meme è lo chef Carlo Cracco con i suoi caffé e acqua minerale a cinque stelle).

In questo caso però gli scontrini fotografati sono quelli sostenibili – un’idea resa virale da tanti villeggianti per dimostrare che, ad esempio proprio a Scilla, c’è ancora la possibilità di usufruire di paesaggio, cibo buono e natura mozzafiato senza dissanguarsi.

A Soverato, però, racconta di una brutta esperienza il cantautore Peppe Voltarelli, che nella fattura di un albergo si è visto addebitare un sovrapprezzo per late check out, avendo lasciato la stanza un’ora dopo perché vittima di un colpo di sonno: l’indolenza meridiana è costata quasi la metà della stanza a Voltarelli, il quale postando questo spiacevole scontrino replica agli amici albergatori che «nonostante il vostro sforzo probabilmente causato dall’eterno desiderio dei calabresi di sentirsi svizzeri non riuscirete a farmi parlare male della Calabria e continuerò imperterrito ad alzarmi alle 12, pagherò il sovrapprezzo e continuerò ad amare la Svizzera vera che purtroppo voi non sarete mai».

La Calabria che non si sa vendere e gli errori che fanno scappare i turisti

Sarà un bene? Penalizzata da un’autostrada cantiere infinito (gratis pure quella, e ci mancherebbe altro, ma è un’etichetta di minorità), costretta a un precariato da eterna apprendista, la Calabria non è brava a vendersi. Iniziamo ad accorgersi timidamente che i nostri luoghi sono di tendenza e non ci sembra vero, che le aziende del territorio possono permettersi di pubblicizzare i loro prodotti con jingle che strizzano l’occhio all’etnofolk (l’hanno fatto i siciliani con il ritornello reggae oriundo Open Sicily di Averna sventagliando insieme alle bottiglie immagini delle località più gradite al turismo, lo facciamo anche noi con il Capo ghiacciato e la cantilena di Naip).

Insomma, possiamo finalmente presentarci come prodotto. Sfatiamo il luogo comune secondo cui la Puglia e le altre costano perché l’offerta è di qualità: non è sempre vero, anzi gli svarioni del comparto ricettivo ci sono anche lì. Ma fanno meno notizia perché con questa Calabria affetta da scarsissima autostima il turista è più severo.

Per scoprirlo basta leggere le recensioni dei portali specializzati, da Booking a Trivago ma anche Google Maps, dove la tendenza è quella di bocciare i nostri alberghi e villaggi per difetti di manutenzione, personale alle prime armi, disservizi risolti sfoderando l’antica arte dell’arrangiarsi.

Giudizio comune è che da noi vale soltanto il mare – meraviglioso quello, lo ammettono tutti all’unisono. E si chiedono perché un territorio con quest’oro in bocca lo sprechi in modo così rozzo. Intanto però noi continuiamo a litigare sulle tariffe non fatturate delle case al mare, un’inutile guerra interna tra poveri, roba da cortile che distoglie l’attenzione dalla questione vera.

Fatta spesso di dettagli piccoli ma importanti, come la disorganizzazione delle strisce blu, con app farraginose da scaricare e attivare quando il turista approdato in una Scilla piena come un uovo, distrutto dal caldo dentro l’auto rovente, perde l’unico posto disponibile perché la macchinetta non accetta carte, i bar indispettiti dal postamat tengono strette le monetine da cambiare come nostalgiche reliquie e il pagamento digitale prevede l’esposizione del talloncino (da stampare!). In fondo ci perdiamo in un bicchiere d’acqua, anche se di mare limpido e azzurrissimo senza bisogno del colour correction di Muccino.

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