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Le statistiche

Usura e racket continuano a soffocare l'economia in Calabria

I dati del Commissario straordinario di governo portano la regione sul podio di quelle dove si registrano i casi più numerosi e le maggiori richieste al fondo per le vittime

Tabella usura-2La Calabria è ancora nella morsa dell’usura e del racket. Nel 2021, infatti, sono stati diciannove i casi di usura venuti alla luce e trentuno quelli di estorsione. Lo si evince dalle stime che hanno dato corpo alla relazione annuale sull’attività del Commissario straordinario di governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Giovanna Cagliostro. 

Degli oltre 21 milioni di euro, tra elargizioni e mutui, erogati a favore delle vittime del racket e dell’usura, la parte da leone l’ha fatta la Sicilia, seguita da Campania e Calabria (nella foto il dato regione per regione).

In un quadro in cui i casi sembrano diminuire, in Calabria le segnalazioni si mantengono sempre stabili. Una vera emergenza come segnalato anche da "Avviso pubblico".

“È il risultato più tangibile tra le iniziative che lo Stato mette in campo per sostenere e aiutare coloro che denunciano il racket –  ha commentato il Commissario Cagliostro in fase di presentazione – Anche nel 2021 si è confermato il trend negativo degli ultimi anni con un calo delle domande di accesso al Fondo: poco più di 500 le istanze presentate. A fronte di ciò vengono erogate somme sempre più alte e indennizzi  cospicui a riprova della attenzione che lo Stato riserva a chi ha il coraggio di scendere in campo e denunciare”.

Lo studio è stato sostenuto dagli studi dell’Università “Bocconi”, i cui ricercatori hanno costruito un “database” con 5.000 richieste alle quali il fondo ha dato finora risposta, dalla quale emerge che le domande di accesso al fondo sono più frequenti in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, regioni dove sono tradizionalmente “allocate” le principali organizzazioni criminali mafiose, che di usura e racket si servono per controllare il territorio e infiltrare l’economia locale.

Quanto ai settori economico-­produttivi più colpiti, i dati esaminati confermano le evidenze processuali: coltivazioni e connessi (15,9%), commercio al dettaglio (15,2%), attività servizi di ristorazione (13,8%), costruzione edifici (14,5%), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (9%).

Nel 2021, infine la crisi economica, alimentata sensibilmente dalla pandemia da Covid­19, ha inciso pesantemente sul mondo imprenditoriale, colpendo anche attività commerciali e artigianali storiche. La struttura commissariale, nonostante la crisi in atto, ha mantenuto un dialogo costante con le prefetture e l’ha altresì intensificato nella fase che precede il “momento deliberativo” al fine di ridurre il più possibile i tempi istruttori e di garantire una maggiore, tempestiva ed efficace inclusione sociale degli operatori economici e dei titolari di partita Iva particolarmente esposti alle intimidazioni e alle conseguenti difficoltà operative.

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