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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Le storie

Reddito di cittadinanza, arriva l'assegno di inclusione: parlano i "non occupabili"

Le storie di alcuni reggini che raccontano la loro voglia di lavorare

Dal primo settembre si dirà addio al reddito di cittadinanza: il primo maggio, infatti, il governo Meloni ha approvato un decreto-legge che riforma questa misura di politica attiva del lavoro. 

Il reddito di cittadinanza sarà, infatti, sostituito da due nuovi strumenti: diventerà “assegno di inclusione”, che sarà introdotto dal primo gennaio dell'anno prossimo, per tutte le famiglie con un minore, una persona con disabilità o con più di 60 anni, e nella sostanza cambierà poco per questi percettori e “supporto per la formazione e lavoro”, con la partenza prevista il primo settembre,  se a richiederlo sarà un nucleo familiare con una persona in grado di lavorare, e in questo caso il sussidio sarà molto meno consistente e i vincoli molto più stringenti. Il governo ha anche previsto un insieme di incentivi per chi assumerà percettori del supporto per la formazione e il lavoro o dell’assegno di inclusione: a seconda del contratto offerto, il datore di lavoro non pagherà i contributi per un tempo massimo di un anno.

Le critiche dell'associazione navigator

"Da una parte si è deciso, in maniera piuttosto singolare ed estremamente rigida, chi fossero i nuclei “non occupabili” e chi, invece, gli “occupabili”. I primi sono le famiglie con almeno un figlio, un disabile o un over 60 e viene loro negato un collegamento al mondo del lavoro affidandoli in blocco ai servizi sociali dei Comuni; gli “occupabili” invece, potranno usufruire di un contributo, nettamente minore, solo se frequenteranno un percorso formativo (non è  ancora chiaro se scuola e università rientreranno in questa fattispecie). 

Non si è avuta la premura - afferma Antonio Lenzi, socio fondatore dell'Associazione nazionale navigator su Il Manifesto -  di consultare i dati Anpal e Inps che raccontano la platea  del Reddito di Cittadinanza: il 70% dei beneficiari hanno un livello di scolarizzazione molto bassa, terza media o quinta elementare, non hanno lavorato, se non per brevissimi periodi, negli ultimi 3 anni e quando lo hanno fatto è sempre stato in settori a bassa professionalità. Inoltre spesso hanno grosse lacune digitali e non possiedono alcun mezzo di trasporto. Non ci si è preoccupati di costruire dei percorsi di formazione specifici per i soggetti “occupabili” che in molti territori, di fatto, hanno un’offerta a disposizione scarsamente professionalizzante e di durata estremamente ridotta. Non si è intervenuti minimamente nei confronti delle politiche attive del lavoro né si sono rilanciati i Centri per l’Impiego né si è previsto un percorso per i navigator frattanto rimasti senza lavoro".

Il reddito di cittadinanza è uno strumento introdotto dal governo sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle nel 2019 e che in questi anni è sempre stato molto criticato perché non ha incentivato i percettori a lavorare ma adesso l’assegno di inclusione, voluto dal governo Meloni, garantisce un sostegno al reddito a prescindere dalla ricerca del lavoro, proprio perché il motivo per cui si percepisce è esclusivamente la condizione di povertà. 

A "screditare" il reddito di cittadinanza ci sono anche le truffe vergognose che in questi anni sono state smascherate dalle forze dell'ordine che hanno scovato i cosiddetti "furbetti" ma che hanno creato un clima di odio sociale verso i percettori veri. 

Ma tra i percettori veri, tra quelli che nel prossimo futuro beneficeranno dell'assegno di inclusione ecco che troviamo due storie a Reggio Calabria di grande dignità e di voglia di lavorare.

Le storie dei "non occupabili"

"Ho fatto richiesta del reddito di cittadinanza quasi subito, appena è stato introdotto, - racconta Alessandra Romeo - ma da allora non sono mai stata chiamata per lavorare". Alessandra è la mamma di un ragazzo con disabilità e per questo secondo la nuova normativa rientra tra quelli "non occupabili" ma lei ha tanta voglia di lavorare e la voglia di mettersi in gioco. "Sono andata più volte ai servizi sociali della circoscrizione, dove ho firmato il Patto di lavoro, a chiedere se c'erano novità eppure in base alla norma fino a poco fa in vigore avrei potuto anche astenermi dal lavorare e da fare percorsi di formazione avendo un figlio disabile. Ma io invece voglio inserirmi nel mondo del lavoro".

"Ho lasciato la scuola dopo aver ultimato il quarto anno delle superiori all'istituto tecnico dove studiavo economia aziendale, quindi ho solo la licenza media inferiore, mi sono sposata ed è nato Carmelo che adesso ha ventuno anni. Non è stato facile ma sono testarda e volenterosa e per questo ho studiato anche per conto mio elementi infermieristici".

"Dopo tanto tempo, quando avevo quasi perso le speranze, ecco che mi hanno chiamato per fare un corso di formazione e poi il tirocinio. Sono stata felicissima, è stata un'esperienza bellissima. Mi sono messa in gioco, ho appreso tanto e ho conosciuto belle persone. Adesso, finito il percorso di apprendimento, andrò a fare un tirocinio lavorativo in un forno per un anno. Sarà fantastico".

Anche Osvaldo Campanella è soddisfatto del corso di formazione fatto e racconta la sua storia: "Io ho compiuto sessant'anni ma voglio lavorare. Rientro nella categoria dei "non occupabili" ma in realtà io posso lavorare e grazie al reddito di cittadinanza ha fatto questo corso di formazione e adesso farò il tirocinio lavorativo. Ho sempre lavorato fino a quando non è arrivata la pandemia. Lavoravo, come contabile, in un noto ristorante di Reggio Calabria ma quando è arrivato il Covid ero sotto scadenza di contratto e a quel punto il datore di lavoro mi ha consigliato le dimissioni ed io ho accettato. Poi ho lavorato per un Caf ma non pagavano quasi nulla e ho lasciato. Così mi sono ritrovato senza lavoro e mio malgrado ho fatto richiesta per il reddito di cittadinanza. Non è stato facile per me accettare questa condizione, è umiliante, ma i soldi sono necessari per mandare avanti la famiglia. È dura, soprattutto per un uomo, stare a casa e non lavorare".

"Ultimamente avevo risposto ad un annuncio: un ditta edile cercava un contabile e mi aveva offerto mille e duecento euro, registrato. In realtà mi ha sì registrato ma non aveva i soldi per pagarmi e anche per gli altri dipendenti era in arretrato. Così ho parlato chiaro dicendo che mi avrebbe fatto perdere il reddito di cittadinanza e sono andato via, ma per questo ho perso una mensilità del reddito. Io non voglio percepire un assegno senza lavorare, voglio e devo lavorare, per la mia dignità e non solo".

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