L'inchiesta

Sanità in Calabria, appalti truccati per 33 milioni: coinvolto anche un dipendente del Gom

L'operazione "Sartoria" condotta dalla Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Catanzaro

Ci sarebbe coinvolto anche un dipendente del Grande ospedale metropolitano Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria nell'operazione "Sartoria" della Guardia di finanza sugli appalti truccati nella sanità calabrese. 

Corruzione, concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico, abusiva introduzione in sistema informatico ed emissione di fatture per operazioni inesistenti sono i reati ipotizzati a vario titolo per 15 persone per cui sono state disposte misure cautelari personali.

A eseguire l'ordinanza, disposta dal gip di Catanzaro, i militari del comando provinciale della Guardia di finanza, coordinati dalla procura. I provvedimenti scaturiscono dalla complessa attività di indagine svolta dal Nucleo di polizia economica finanziaria-Gruppo tutela spesa pubblica della Guardia di finanza, nell’ambito della costante attività di tutela della spesa pubblica, con particolare riguardo al settore sanitario, finalizzato al contrasto delle più sofisticate forme di illecita gestione delle risorse erariali e delle frodi ai danni dello Stato.

Dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti hanno tratto vantaggio diverse società nei confronti delle quali è stata ipotizzata la rispettiva responsabilità amministrativa. In particolare è stata disposta la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori e di un dirigente medico-docente universitario dell’Azienda ospedaliera universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro.

Applicata inoltre la sospensione dai pubblici uffici nei confronti di 13 pubblici ufficiali, fra cui il medico-docente universitario sottoposto anche alla misura degli arresti domiciliari, dipendenti, rispettivamente dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, dell’Aou Renato Dulbecco di Catanzaro, dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, del Grande ospedale metropolitano Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria e dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, nonché, uno degli indagati, anche consigliere comunale di un Comune della provincia di Catanzaro.

La misura interdittiva è emessa nei confronti di  Antonio Armentano, all'epoca dei fatti direttore del reparto di Neuroradiologia del Grande Ospedale Metropolitano "Bianchi Melacrino Morelli" di Reggio Calabria, in qualità di componente del Tavolo Tecnico della Sua Calabria

La stazione unica appaltante

Le indagini - come riporta l'Ansa - hanno consentito di delineare, nella fase delle indagini preliminari, la gravità indiziaria circa la turbata regolarità di nove appalti pubblici del valore complessivo di oltre 33 milioni di euro, banditi dalla stazione Unica appaltante della Regione Calabria, dall’università Magna Graecia di Catanzaro, nonché dall’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio e dall’Aou Mater Domini (ora confluite nell’Aou Dulbecco).

Rispetto a queste gare sono stati ipotizzati illeciti legami tra alcuni pubblici ufficiali, preposti alla gestione delle gare stesse, e gli agenti-rappresentanti delle società che forniscono materiali o servizi sanitari, anche mediante la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente con bandi e capitolati redatti in modo da orientare l’aggiudicazione a soggetti predeterminati, in violazione della concorrenza e a discapito dell’economicità e della trasparenza dell’azione amministrativa.

In alcuni casi sono state ipotizzate condotte corruttive, con utilità (promesse o erogate) ai pubblici ufficiali coinvolti, intese quale remunerazione delle condotte illecite che sarebbero state perpetrate in favore degli operatori economici interessati alle procedure. Sono stati ipotizzati, altresì, sul piano della gravità indiziaria, reati di falso ed altro, nello svolgimento di concorsi indetti da alcuni dei menzionati enti pubblici, per il reclutamento di personale, e di truffa, in relazione alla ripartizione del fondo incentivi per le funzioni tecniche, a beneficio di dipendenti dell’ex aziende ospedaliere Pugliese-Ciaccio, in assenza dei presupposti previsti.

Le cliniche private

Si è inoltre ipotizzato il reato di truffa in relazione alla percezione, da parte di un dirigente medico dell’ex Aou Mater Domini e all’Università Magna Graecia, legato da un contratto di lavoro a tempo pieno ed esclusivo, delle relative indennità economiche di esclusività, sebbene lavorasse, occultamente, presso due cliniche private accreditate con il Servizio sanitario nazionale (aventi sede nelle province di Crotone e Napoli), e ciò mediante l’utilizzo di due società prive di reale consistenza giuridico-economica, che avrebbero emesso sistematicamente fatture per operazioni inesistenti, con successiva corresponsione di somme in contanti al pubblico ufficiale.

Contestualmente è stato eseguito il sequestro disposto d’urgenza dal pm nei confronti di due persone e di una società per un valore complessivo di circa 530.000 euro. Il procedimento penale per le fattispecie di reato ipotizzate pende nella fase delle indagini preliminari.

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