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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Calanna

"Vado a posare il fucile e poi torno", gli attimi seguenti all'omicidio nel racconto del figlio delle vittime

Il giovane avrebbe detto agli investigatori di aver chiesto aiuto a Francesco Barillà e di aver ricevuto da lui una risposta interlocutoria, le indagini tecniche ed i riscontri sulle videocamere di sorveglianza per chiedere il cerchio

“Vado a posare il fucile e poi torno”. Sarebbe stata questa la risposta fornita da Francesco Barillà al figlio di Giuseppe Cotroneo e  Francesca Musolino quanto questi lo fermò per strada per chiedergli aiuto mentre i genitori giacevano per terra feriti a morte. Questo è uno dei particolari forniti dal procuratore capo Giovanni Bombardieri durante la conferenza stampa, che si è tenuta da remoto, alla quale hanno preso parte il comandante provinciale dell’Arma, Marco Guerrini, il procuratore aggiunto Gerardo Dominjianni, il colonnello Galasso, comandante del Reparto operativo dell’Arma reggina e il capitano Settimio, comandante della compagnia di Villa San Giovanni.

Quel momento, quella risposta sono finiti dentro il racconto di quanto accaduto la mattina del nove dicembre scorso che il giovane ha offerto ai carabinieri durante le prime fasi dell’indagine.

Per gli investigatori quel fucile, legalmente detenuto dal 65enne di Calanna, sarebbe l’arma del delitto. L’arma con la quale Francesco Barillà avrebbe scatenato la sua furio omicida contro i cugini per una motivazione che non avrebbe radici antiche ma che, come spiegato dal procuratore aggiunto Gerardo Dominjianni, potrebbe trovare il suo elemento scatenate nella mattina stessa del duplice omicidio, su quel terreno dove i coniugi Cotroneo erano intenti a raccogliere le olive.

Lì, in quel pezzo di terra di contrada San Basilio, i Carabinieri del comando provinciale e della Compagnia di Villa San Giovanni hanno trovato gli elementi utili a ricostruire il puzzle investigativo. Partendo proprio dai colpi di fucile sparati per togliere la vita a Giuseppe Cotroneo e alla moglie Francesca Musolino (nella foto). Cartucce, poi, finite sotto i microscopi degli specialisti del Ris per i riscontri del caso che hanno finito per portare dritti al fucile di Francesco Barillà: il 65enne finito in manette all’alba di oggi, nella cui abitazione sarebbero stati rinvenuti alcuni colpi assimilabili a quelli sotto indagine.

Cotroneo vittime omicidio Calanna-2

L’indagine “scrupolosa, metodica, certosina”, “un’indagine da manuale frutto di una capillare conoscenza del territorio” come l’ha definita il procuratore Giovanni Bombardieri, ha riscontrato anche le prime dichiarazioni fornite dallo stesso Barillà, soprattutto sui suoi movimenti nel giorno del delitto. I Carabinieri, che hanno guardato tutte le registrazioni delle telecamere presenti sul posto, hanno quindi riscontrato che quanto affermato dall’uomo non coincideva con quello che le telecamere avevano registrato.

Indagini che, coordinate dal Procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal Sostituto procuratore Modica, sono state avviate fin dai primi momenti della notizia dello spietato delitto e hanno permesso di acquisire fondamentali ed imprescindibili elementi probatori: l’utilizzo dei tradizionali metodi di indagine, a partire da un accurato e dettagliato sopralluogo, l’escussione di testimoni, parenti, amici e conoscenti delle vittime, uniti ai risultati forniti dalla tecnologia più moderna, per gli investigatori hanno permesso di far luce sul duplice omicidio.

Un fatto di sangue che ha scosso la comunità villese, che ha impegnato per trenta giorni gli investigatori e gli inquirenti in un tour de force straordinaro, dal quale adesso Francesco Barillà, da qualche ora ristretto presso la casa circondariale di Arghillà, sarà chiamato a difendersi.

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