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Mercoledì, 17 Agosto 2022
L'operazione / Cittanova

Le fototrappole incastrano sedici cacciatori dediti al bracconaggio nelle aree del Parco d'Aspromonte

I carabinieri forestali li hanno denunciati e hanno posto sotto sequestro le armi utilizzate, le trappole e alcuni esemplari di ghiro e di fringuello

Incastrati dalle fototrappole piazzate dai carabinieri forestali di Cittanova. Per 16 cacciatori di cinghiali  è scattata la denuncia. Questi i fatti. I sedici erano autorizzati a cacciare cinghiali, ma sedici componenti di una squadra avevano esteso la propria attività anche verso specie protette all’interno del Parco nazionale d’Aspromonte.

I militari della stazione carabinieri forestale di Cittanova stavano da tempo monitorando la squadra di cacciatori in quanto avevano il sospetto che dietro alcune manovre si celassero attività illegali.

A seguito di articolate indagini svolte anche con l’ausilio di alcune fototrappole occultate nella vegetazione sono stati identificati ben 16 soggetti, di età compresa tra i 25 e i 68 anni, intenti ad esercitare attività di bracconaggio all’interno dell’area protetta.

La successiva perquisizione domiciliare, effettuata su delega della procura della Repubblica di Palmi, ha confermato i sospetti sulla reale attività dei soggetti inquisiti; sono state infatti sequestrate, oltre a 67 fucili da caccia con un ingente quantitativo di munizioni, 4 reti da uccellagione e 6 trappole per ghiri, nonché 90 esemplari di ghiro (glis glis) e 7 fringuelli (fringilla coelebs), rinvenuti nei congelatori di casa, a dimostrazione di come i 16 soggetti praticassero il bracconaggio in modo reiterato anche verso specie protette. Inevitabile quindi la denuncia ai giudici per tutti i soggetti identificati ed il sequestro del materiale probatorio.

Continua senza sosta l’impegno dei carabinieri forestali per la repressione dei reati in ambito venatorio, attività che si avvale anche della collaborazione di cittadini organizzati in associazioni ambientaliste come ad esempio i volontari del “Gruppo Adorno”, a riprova che i reati contro l’ambiente, inteso come bene comune, sono sempre più invisi e respinti dalla società civile.

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