Cronaca Via Arghillà Sud

Aggressioni in carcere, Siviglia: "Ad Arghillà lontani dallo stato di diritto"

Il garante dei detenuti, torna a lanciare l'allarme sulla casa circondariale dove, sino ad oggi, non sono stati effettuati nemmeno i tamponi anti Covid-19

Siviglia Agostino-2“Purtroppo nella notte tra giovedì e venerdì scorso, intorno alla mezzanotte, un detenuto ha colpito con un pugno il medico di servizio presso il carcere di Arghillà e nel pomeriggio di venerdì lo stesso detenuto ha poi aggredito un agente di polizia penitenziaria colpendolo con un oggetto contundente smontato dal tavolo all’interno della propria cella, oltre a proferire parole offensive nei confronti del comandante di Polizia Penitenziaria”. Lo afferma in una nota il Garante regionale dei Diritti delle persone detenute, Agostino Siviglia (nella foto)

Grave carenza

 “Va da sé che questi atti di violenza vanno fermamente esecrati, condannati e, auspico, tempestivamente perseguiti e puniti da parte dell’autorità giudiziaria e dell’amministrazione penitenziaria. Ciò detto, tuttavia, non può non denunciarsi, ancora una volta, in particolare, la grave e persistente carenza di assistenza sanitaria e infermieristica presso il carcere di Arghillà, dovuta al mancato reclutamento delle 8 unità di infermieri previsti ed al mancato, concreto, incremento orario della specialistica psichiatrica e psicologica previsto per lo stesso istituto penitenziario”. 

Pochi rinforzi

In effetti, nonostante un primo provvedimento dell’8 aprile ultimo scorso, da parte del Commissario regionale alla sanità, Saverio Cotticelli – sottolinea ancora Agostino Siviglia - che prevedeva l’assunzione di 8 unità di infermieri da destinare al carcere di Arghillà, ne sono stati assunti soltanto due e per di più un’infermiera è stata già trasferita ad altra sede ed un’altra infermiera presterà servizio solo per un mese. 

Mancano i tamponi

“Né i medici o i sanitari o gli agenti di polizia penitenziaria o i funzionari o i cappellani che lavorano in carcere ad Arghillà – evidenzia ancora Siviglia - sono mai stati sottoposti a tampone per verificare un possibile contagio, nonostante le formali richieste effettuate in tal senso. In definitiva, tutte le gravi carenze relative al diritto alla salute in carcere sono scaricate sul senso del dovere e sulla autonoma professionalità del Direttore dell’istituto penitenziario e di tutto il personale penitenziario, educativo e sanitario che presta il proprio quotidiano servizio in trincea, senza le dovute e doverose tutele, finanche per la regolare corresponsione degli straordinari agli infermieri”. 

Stato diritto da garantire

“Mi auguro davvero che, a questo punto, chi di dovere la smetta di tergiversare e si assuma la responsabilità dei propri compiti e delle proprie funzioni: non è ammissibile lasciare un solo medico a prestare il proprio servizio notturno in carcere per quasi 300 detenuti. La violenza va sempre esecrata e condannata, ma lo Stato di diritto va garantito e salvaguardato, ancor più nei confronti di chi lo Stato lo serve e di che lo Stato ha in custodia”.

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