Sabato, 20 Luglio 2024
Il destino della struttura antoniana

Casa di riposo Don Orione, i familiari degli anziani costituiscono un comitato

Nel colloquio con la direzione non è emersa nessuna apertura per rivedere la decisione, ma le famiglie non si fermeranno

Le famiglie degli anziani ospiti della casa di riposo Don Orione non hanno intenzione di accettare passivamente la decisione di chiudere la struttura. All'indomani della decisione dell'Opera antoniana hanno costituito un comitato spontaneo, che continuerà a portare la vicenda all'attenzione dei media e delle istituzioni. 

La chiusura con cessazione delle attività e il licenziamento del personale è stata presentata come definitiva dalla direzione. Nessuna apertura è stata registrata giovedì scorso, giorno dell'annuncio formale attraverso una comunicazione pubblica diffusa prima del confronto con i sindacati. E anche l'incontro con i dipendenti e familiari ha restituito l'idea di un muro totale: un'irremovibilità che la provincia religiosa orionina ha motivato in un contesto generale di crisi finanziaria con numerose strutture chiuse anche in altre città.

Resta l'amarezza delle famiglie, che avevano provato ad aprire uno spiraglio di speranza per mettere a frutto i mesi disponibili a trovare soluzioni alternative. "La chiusura della casa di riposo avverrà il 31 dicembre - dice Daniela Campolo in rappresentanza del comitato Familiari Don Orione - e noi abbiamo chiesto soltanto la partecipazione attiva della direzione a un eventuale tavolo con le istituzioni, che ci impegneremo a favorire così come i sindacati faranno per la vertenza dei dipendenti. Non abbiamo neanche preteso uno slittamento dei termini, ma solo la volontà di vagliare qualche proposta di aiuto economico che possa arrivare dagli enti. Si trattava di una proposta a costo zero per loro, ma hanno detto no a tutto". 

Era accaduto anche nell'assemblea con i sindacalisti di Cgil e Cisl Fp, che avevano trovato ogni strada sbarrata, dai contratti di solidarietà, alla contribuzione volontaria delle famiglie con un aumento delle rette e fino all'affidamento a cooperative miste. 

La costituzione del comitato, di cui fanno parte solo i parenti dei 24 anziani ospitati nella casa di riposo, è stata anche l'occasione per conoscersi meglio e fare quadrato. Con molte persone ci si vedeva di sfuggita durante le visite ma adesso sta nascendo un forte spirito di coesione, che coinvolge anche gli ospiti. "La maggior parte di loro - dice ancora Campolo - non è in condizioni di lucidità tali da comprendere quello che sta accadendo e qualcuno, come mia madre, ha problemi di memoria... e forse in questo caso è un bene perché lei dimentica subito le cose e si è risparmiata l'angoscia che avrebbe se sapesse di dover andare via. Ma chi nonostante l'età ha capito che non potrà più stare qui non vuole farlo e ce lo stanno dicendo".

Nella prossima settimana l'attività del comitato si metterà in moto per ottenere incontri con la prefetta Vaccaro e il vescovo Morrone (che ancora non si è espresso sulla vicenda, nonostante il comunicato dell'Opera, come ci hanno detto, è stato inoltrato al presule). Cosa accadrà se il 31 dicembre la casa di riposo chiudesse effettivamente i battenti imponendo l'uscita degli anziani? Ci sono sei mesi per scongiurare questo scenario o disporre una ricollocazione che comunque sarebbe traumatica per queste persone ma per la quale non esiste al momento una sede idonea. "Faremo tutto quello che è possibile - conclude Daniela Campolo - e se non riuscissimo ad evitare il peggio credo che la nostra azione sarà ugualmente importante e utile per il suo aspetto civico. Abbiamo messo sotto gli occhi delle istituzioni un fatto oggettivo, cioè che a Reggio non ci sono strutture per l'accoglienza degli anziani e consideriamo già un risultato far emergere questa carenza perché sia colmata". 

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