Sabato, 20 Luglio 2024
La vertenza

Chiude la casa di riposo Don Orione: l'annuncio prima dell'incontro con i sindacati e le famiglie

In vista licenziamenti e la ricollocazione degli anziani, ma i familiari intendono dare battaglia per salvare la struttura

L'allarme era scattato dieci giorni fa con una mail arrivata in modo inatteso, nella quale si informavano i dipendenti e i familiari degli ospiti delle nuove attivita' della casa di riposo Don Orione, gestita dall'Opera Antoniana delle Calabrie nel grande complesso della collina degli angeli. Parole che avevano destato preoccupazione nei congiunti degli anziani che risiedono nella struttura, i quali hanno acceso l'attenzione dei sindacati su un rischio chiusura. Oggi sono stati programmati alcuni incontri per illustrare la situazione reale e dare comunicazioni sulle prospettive future, ma stamattina, prima che iniziasse la riunione con i rappresentanti sindacali, un comunicato ha annunciato la cessazione definitiva della casa di riposo entro la fine del 2024.

"Consideriamo uno sgarbo - commenta Vincenzo Sera (Cisl Fp) - aver diffuso una nota antecedente nella quale si dava un riscontro in termini di chiusura della casa di riposo e indicandolo come risultanza di un incontro che invece ancora doveva svolgersi". Alla riunione sono stati presenti anche la rappresentante sindacale aziendale Cisl Fp Antonella Morabito, Francesco Callea (Cgil Fp) e, per la provincia religiosa Santissimi Apostoli Pietro e Paolo, Fabrizio Farina e Domenico Talladira insieme ai propri legali. Assenti al confronto sia don Graziano Bonfitto che padre Giovanni Carollo, direttore provinciale dell’Opera Don Orione.

Nella nota si dice che "l'attività della casa di riposo terminerà definitivamente il 31 dicembre 2024, data entro la quale cesseranno le attività di tutti i 19 dipendenti diretti e a tempo indeterminato impiegati all’interno della struttura e suddivisi tra operatori socio sanitari, animatori geriatrici, addetti ai servizi, personale di cucina, assistenti sociali, receptionist e amministrativi". I 24 anziani attualmente accolti nella struttura dovranno "essere ricollocati".

Il decisione arrivata prima delle riunioni con sindacati e dipendenti

Il comunicato spiega poi i motivi di grave crisi finanziaria per i quali si è giunti a questa "decisione estremamente dolorosa e difficile ma purtroppo necessaria" e l'Opera si impegna ad attivarsi per "accompagnare i collaboratori per i quali cesserà l’attività e supportare gli ospiti nell’individuare la più adeguata alternativa assistenziale sul territorio". Poche righe che lasciano nell'incertezza le famiglie in un territorio che non offre nessuna ulteriore sistemazione di questo tipo, e i dipendenti che perderanno il lavoro, alcuni dei quali in una fascia d'età critica per riuscire a trovare un nuovo impiego. 

Mentre dentro la struttura si svolgeva la riunione a porte chiuse con i sindacati, all'esterno abbiamo incontrato don Carollo, che ci ha detto: "E' triste giungere a questo epilogo che mai avremmo voluto, ma a nostro parere la situazione è insanabile. Abbiamo fatto di tutto con interlocuzioni istituzionali a ogni livello, io ho anche avuto un incontro con il prefetto. Non ci siamo mai sottratti, da dieci anni la provincia religiosa ha sostenuto la casa di riposo ma non possiamo più permetterci di continuare... siamo a un punto in cui non si riesce ad andare avanti, ed è questo che diremo ai dipendenti e alle famiglie degli ospiti".  

L'Opera manterrà la sua presenza a Reggio Calabria attraverso le attività della parrocchia, la casa religiosa di ospitalità Sant’Antonio, il centro aiuto familiare e la scuola dell’infanzia Collina degli Angeli. Possibile che non ci sia nessuna soluzione per la casa di riposo? "Ci dispiace mettere in difficoltà queste persone fragili e che ci stanno al cuore - risponde Carollo - e so bene quanto sia difficile lo scenario anche per chi perderà il lavoro. Nessuno può dire che non ci abbiamo provato e creduto, se avessimo continuato il rischio era far finire tutto nel baratro perché il problema non è momentaneo ma strutturale". Gli spazi della casa di riposo saranno destinati a progetti di housing sociale - un tipo di attività rivolta a un'utenza di soggetti e nuclei familiari in stato di disagio non solo economico e senza i requisiti per le abitazioni popolari, con l'obiettivo di garantirne il diritto all'alloggio. 

La ribellione delle famiglie: "Non ci fermeremo, questa è una battaglia per tutta la città"

Don Orione Campolo Abramo

Anche per le famiglie non è stata corretta la freddezza con cui la chiusura è stata formalizzata prima di parlarne personalmente con loro (l'incontro in struttura si svolgerà oggi pomeriggio). Daniela Campolo e Patrizia Abramo sono in apprensione per le madri ospiti della struttura, ma stanno segnalando pubblicamente la vicenda anche come cittadine.

Dice Campolo: "Questa realtà esiste da quarant'anni ed è importante anche per Reggio: una città è vivibile se offre servizi alle categorie fragili e il nostro contesto non è quello del nord, dove ci sono tante strutture di questo tipo. La battaglia per salvare questa casa di riposo la consideriamo un dovere civico e questo sentimento non ci fa perdere la speranza. Non ci fermeremo qui, e se alla fine dovremo prendere atto di un provvedimento, significherà che i nostri familiari saranno portati fuori come atto di forza e noi faremo vedere tutto questo. I reggini devono sapere cosa accade e le istituzioni non possono far finta di niente".

Come si spiega nella nota dell'Opera, la chiusura è dovuta alle perdite accumulate negli ultimi anni dalla gestione della casa di riposo. Dal 2010 ad oggi l'ente religioso si è occupato della copertura economica della struttura spendendo 5.700.000 euro e scongiurando così un probabile fallimento. La pandemia e l' aumento generalizzato del costo di beni e servizi a fronte di rette mai incrementate e anche calmierate ha portato il blancio in rosso a livelli molto critici dal 2021. Secondo la direzione a dare il colpo di grazia è stato l'iter per ottenere l'accredimento al sistema sanitario pubblico dopo che nel 2019 era stata avviata la conversione in Rsa. 

Ottenuta la sola autorizzazione, per il successivo riconoscimento dei livelli essenziali di assistenza, necessario all'accreditamento, sono state impiegate altre risorse, a cui non hanno corrisposto i ricavi dell'attesa attività convenzionata: a tre anni dall'avvio delle procedura senza risposta dalla Regione, la richiesta è stata ritirata causando nel frattempo - si afferma nel comunicato - "un ulteriore e conseguente aumento dei costi che hanno ulteriormente compromesso il già instabile equilibrio finanziario della struttura". 

Famiglie e dipendenti hanno però scoperto i fatti solo il 24 giugno scorso, attraverso una mail. "Avevamo il sentore di una situazione problematica - continua Daniela Campolo - ma ovviamente non abbiamo accesso a questioni gestionali. Ci ha preoccupati il primo esodo di dipendenti che aveva portato all'uscita del personale sanitario. Abbiamo cercato di capire ma non siamo stati aiutati, potevamo solo carpire voci di corridoio... che purtroppo si sono rivelate vere".

Patrizia Abramo ha una madre malata oncologica: dopo la perdita dei medici e infermieri che operavano nella casa di riposo, provvede a sue spese per le prestazioni di una figura specializzata e fruisce anche dell'assistenza domiciliare dell'hospice. "Lo faccio proprio per non spostare mia madre e destabilizzarla- spiega - Per gli anziani questa è una famiglia, e penso anche a chi è solo e in condizioni di fragilità psichica e vive qui da sempre. Cosa faranno? Assisteremo a scene drammatiche, dovranno venire i carabinieri a prendere gli ospiti di peso e portarli via".

Per salvare la casa di riposo c'è tempo fino al 31 dicembre, deadline della cessazione. Parlando con don Carollo - sebbene il direttore ci abbia oggi ribadito, come scritto nel comunicazione, che la chiusura sarà definitiva - è chiaro che si tratti di un problema di natura economica. Un supporto delle istituzioni potrebbe invertire la rotta, anche in extremis? Non sarebbe comunque semplice, perché l'intero procedimento per accreditare la struttura dovrà eventualmente ripartire, e per questo è fondamentale che un tavolo di concertazione o aiuti giungano prima che dipendenti e ospiti siano fuori dalla struttura. Le famiglie stanno tentando il tutto per tutto, anche chiedendo l'intermediazione dei nostri parlamentari e ipotizzando un incontro con il vescovo Morrone. E sarebbero pronte a contribuire personalmente al riequilibro di bilancio.

"Fa male che non ci abbiano detto nulla - conclude Daniela Campolo - noi saremmo disposti a pagare una retta maggiore per evitare la chiusura di una struttura modello come questa". Attualmente la cifra mensile per gli ospiti è di 1200 euro, decurtata di 200 da quando sono stati sottratti i servizi sanitari: molto più bassa di quella pagata nelle strutture del nord, dunque le famiglie sopporterebbero un rincaro pur di scongiurare lo sfratto dei loro parenti. Un sacrificio a vantaggio dell'intera cittadinanza: i familiari ci invitano a sensibilizzare i reggini per una mobilitazione collettiva a difesa di questa storica casa di riposo.

Aggiunge Patrizia Abramo: "E' assurdo perdere un luogo che per gli anziani di Reggio è ottimale anche nella sua posizione all'interno della città, che a noi permette di visitare ogni giorno i nostri cari e anche farli uscire spesso, e a loro di non sentirsi abbandonati".

I sindacati: "Volontà di chiudere, rifiutate tutte le nostre proposte"

La casa di riposo dell'Opera antoniana è descritta dagli utenti come efficiente sia nei suoi spazi, con una palestra e tanti ambienti comuni, che nei servizi di assistenza, compresa la reperibilità continua. Appare paradossale che in tre anni non sia riuscita a raggiungere gli standard prescritti per ottenere l'accreditamento statale.

"Il comportamento di oggi con la nota precedente all'incontro con noi - dichiara il sindacalista Enzo Sera - ci sembra indichi una chiara volontà di chiudere rifiutando ogni diversa soluzione. Ne avevamo proposte tante ma ci hanno detto sempre no. Con la contribuzione volontaria delle famiglie, aumentando le rette di soli 300 euro, si sarebbero recuperati in un anno 432.000 euro assorbendo gran parte dei 650.000 di perdite del bilancio di previsione 2024".

"Le famiglie - prosegue - potrebbero anche entrare in una nuova cooperativa di gestione mista. Inoltre è percorribile la strada dei contratti di solidarietà per il personale, tra cui ci sono soggetti che potrebbero accedere alla pensione agevolata. Tutte queste alternative però sono state respinte e da parte mia ho detto che forse dovrebbero cambiare nome: questa non sarà più un'opera antoniana, la beneficenza la faranno forse a se stessi". 

Pur apprezzando la disponibilità della struttura per tentare di ricollocare i dipendenti, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e richiesto la visione dei bilanci degli ultimi tre anni per comprendere le cause del dissesto finanziario. Ribadendo contrarietà alla chiusura e propensione per una nuova procedura di accreditamento Rsa, i rappresentanti dei lavoratori chiedono di conoscere con completezza il progetto di housing sociale previsto per quella che dal 1 gennaio 2025 sarà l'ormai ex casa di riposo Don Orione.

Sarà avviato dagli stessi sindacati un dialogo con le istituzioni per sollecitare altre iniziative da sottoporre alla provincia religiosa che, come ci aveva detto don Carollo, è tenuta a sostentarsi in autonomia poiché l'ente centrale di Roma dell'Opera interviene soltanto in situazioni di emergenza. Ma il direttore ha anche ammesso che "il futuro senza certezze ci spaventa in questo delicato settore, perché conosciamo i problemi della sanità anche a livello nazionale". Un pensiero che sembra avvalorare l'idea di puntare invece sul sociale con il progetto di housing. 

Il dolore e la paura dei dipendenti che rimarranno senza lavoro

Tra i 19 dipendenti c'è palpabile tensione. La direzione della struttura avvierà già in queste settimane colloqui individuali per valutare gli ammortizzatori sociali previsti dalla disciplina vigente o la ricollocazioni in altre sedi dell’Opera orionina in Campania e Lazio, chiarendo che non sarà possibile restare nella regione calabrese. Un cambiamento impraticabile per molti lavoratori legati al territorio per motivi di famiglia, o poco sostenibile economicamente.

Chiara Triolo e Giuseppe Zappalà sono entrambi operatori socio-sanitari e parlano della chiusura senza trattenere la commozione.

Giuseppe Zappala oss della casa di riposo

"Il nostro rammarico - dice Triolo - è che abbiamo sottovalutato quanto grave fosse la situazione. Gli stipendi erano sempre puntuali ma si sentiva parlare dell'esistenza di un problema. Forse se fossimo stati più attenti e uniti anche come comunità avremmo potuto fare qualcosa... invece quando è arrivata quella lettera era già tardi".

Zappalà lavora nella casa di riposo da 32 anni, quasi una vita: "Perché parlare a mezza voce e non dire chiaramente che volevano chiudere? Mi fanno rabbia questi segreti con noi dipendenti e sono addolorato anche per la nostra bellissima città, che ancora una volta è frenata nel suo sviluppo perdendo un servizio importante. La casa di riposo Don Orione è riconosciuta come un'eccellenza dell'intera provincia di Reggio Calabria. Se finisce anche questo siamo davvero al capolinea".

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