Mercoledì, 17 Luglio 2024
La vertenza

Casa di riposo Don Orione, il dolore degli anziani: "Noi da qui non ce ne andiamo"

Gli ospiti si uniscono alla battaglia dei familiari per evitare la chiusura, ecco le prossime iniziative della protesta

Da quando è stata comunicata ufficialmente la decisione di cessare l'attività, alla casa di riposo Don Orione i lavoratori e le famiglie hanno indossato una corazza e stanno portando avanti una comune protesta contro la chiusura. Attraverso il nuovo comitato i familiari degli ospiti si sono attivati per smuovere mari e monti (nelle istituzioni e nell'ambiente politico) con iniziative a tutto campo, ma gli stessi anziani residenti nella storica struttura gestita dall'Opera antoniana sono ora parte attiva della mobilitazione. 

Le voci degli anziani ospiti della struttura: "Non siamo roba vecchia da buttare"

Bettina si avvicina all'età centenaria ma mantiene intatti l'energia e lo spirito che le hanno fatto guadagnare l'affetto di tutto il personale. La notizia della chiusura la indigna e non ha intenzione di rassegnarsi. "Io non mi muovo da qui - ci dice - resto ferma dove sono da tantissimi anni, sto bene così. Ho 97 anni, non posso essere sbattuta come una canna al vento". La signora ha voluto sapere tutto della vertenza e si è fatta la sua opinione, che espone con impeto: "Lo hanno deciso a Roma di chiudere, ma si rendono conto di quali danni fanno alle famiglie, ai lavoratori e a noi? Ed è bruttissimo anche per la città di Reggio, come si fa a chiudere una struttura che esiste da quarant'anni, che don Orione ha voluto creare con tanto amore? E' una vergogna! Nella mia vita io ho sempre votato, i politici che ho eletto devono fare il loro dovere per i miei diritti!" 

Le giornate degli anziani, di solito tranquille e scandite dalle attività quotidiane e le visite dei parenti, sono adesso movimentate dai capannelli di familiari e dipendenti che discutono nel grande piazzale. A cercare riparo dal caldo su una panchina all'ombra, accanto alla signora Bettina c'è Pietro Reale, che vive nella casa di riposo da ventun anni insieme al fratello e non ha una famiglia che possa accoglierlo. Chiusa la struttura, rimarrebbe letteralmente per strada. Captando le voci degli operatori sanitari che si confrontano sulla situazione, oggi Pietro ha avuto momenti di crisi, ha pianto dando sfogo alla paura del futuro.

"Non ho nessuno - spiega - c'è una sorella ma non so dove si trova, se chiudono la struttura non ho dove andare. Ecco, guardate le mie gambe gonfie, solo da questo si nota come sto ma ci sono tanti altri problemi che non si vedono. Anche se ho 57 anni sono molto malandato nella salute, non sono in condizioni di spostarmi. Per andarmene devono trovarmi un altro posto, ma dove?"

Poi Pietro smette di parlare, cedendo all'emozione, ed è Bettina a concludere con un appello amaro: "Perché noi non contiamo niente in queste decisioni? Non siamo roba vecchia da buttare!"

Mentre Bettina e Pietro rientrano nella struttura accompagnati dal personale che li assiste, incrociano lo sguardo di qualche altro ospite che non preferisce non intervenire per il pudore di non mostrarsi troppo ansioso. Ma lo sono tutti, così come i loro familiari e i dipendenti che perderanno il lavoro dal 1 gennaio 2025. Nei mesi che separano da questa scadenza, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e attendono a brevissimo la convocazione del prefetto per tentare una conciliazione. 

I sindacati attendono la convocazione del prefetto; Muraca incontra don Graziano 

"In prefettura - dice il segretario provinciale Cisl Fp, Vincenzo Sera - avanzeremo tante proposte, che già avevamo presentato alla provincia orionina. Un elemento positivo è la presenza dei familiari che sostengono la vertenza e si stanno dimostrando uniti nel lottare per l'obiettivo di non chiudere la casa di riposo". 

Stamattina si è tenuto anche un incontro informale tra don Graziano Bonfitto, responsabile della provincia religiosa Santissimi Pietro e Paolo (gestore della casa di riposo) e il consigliere regionale Giovanni Muraca. L'esponente del Pd non rilascia dichiarazioni sul colloquio riservandosi di farlo quando ci saranno sviluppi concreti alle soluzioni da lui discusse con padre Bonfitto.

Muraca commenta: "Preferisco non creare illusioni perché non sono certo dell'esito di queste iniziative, che non dipende dalla mia volontà. Ci sono due piani A e B, vedremo se uno andrà in porto ma non dirò altro finché non ci saranno fatti, che ad oggi mancano".

Dal consigliere regionale apprendiamo però almeno una notizia. Muraca ha colto in don Graziano un atteggiamento di apertura che non era emerso finora nelle riunioni con i sindacati, il personale e le famiglie. Al contrario, in queste occasioni si era registrato un muro totale, e anche il direttore provinciale don Giovanni Carollo (sia nella nota ufficiale che parlando con i giornalisti) aveva detto chiaramente che si riteneva insanabile la crisi finanziaria della casa di riposo non trovando spiragli per continuare a sostenerla. 

Uno dei nodi della vertenza - secondo quanto affermato dalla provincia religiosa - è l'incertezza sulla copertura economica della trasformazione in Rsa, per cui è stata ottenuta dalla Regione Calabria solo l'autorizzazione, mentre riguardo l'accreditamento, dopo tre anni dalla richiesta, non è arrivata la disponibilità dell'extrabudget accantonato dalle Asp proprio per questo motivo.

Durante questo periodo l'Opera ha però continuato a provvedere autonomamente alle spese di gestione, aggravando un bilancio già in difficoltà nel generale panorama di aumento dei costi. Il diverso mood di don Graziano percepito sa Muraca potrebbe indurre a sperare in un ripensamento, se le somme saranno effettivamente stanziate dalla Regione. Come però denota Francesco Callea, segretario Cgil Fp, la richiesta di accreditamento è stata ritirata e per percorrere questa strada dovrebbe essere presentata ex novo. 

Le famiglie non escludono proteste eclatanti: "Pronti a incatenarci"

L'azione del comitato dei familiari è protesa alla sensibilizzazione dei reggini sulla vicenda. I componenti hanno chiesto in prima battuta di incontrare la prefetta Clara Vaccaro, poi intendono parlare con il vescovo Morrone. Inoltre si sta organizzando un'assemblea pubblica aperta alla cittadinanza, alla quale saranno invitate le autorità e il sindaco. Senza escludere ulteriori atti eclatanti per scuotere l'opinione pubblica. "Siamo pronti anche a incatenarci davanti alla prefettura, il consiglio regionale o persino a Catanzaro", dice Antonella Lombardo. "Non molliamo e andremo avanti con l'obiettivo di uscire vittoriosi dalla nostra protesta. Lo facciamo non solo per noi, ma per questa città martoriata, dove si è perso il senso civico e purtroppo dobbiamo dire che le istituzioni sono assenti". 

"Continueremo fino a quando non ci daranno risposte certe - aggiunge Daniela Campolo - ma teniamo a dire che la nostra intenzione non è quella di distruggere più di quanto sia stato già distrutto. La struttura è grande e attrezzata benissimo, vogliamo che si valutino i vari utilizzi che permetterebbero nuove entrate migliorando la situazione che sta portando alla chiusura. Ad esempio, come era stato proposto anche in passato, un piano potrebbe ospitare un centro di ascolto o di accoglienza per giovani con problemi, oppure un centro diurno, molto richiesto da chi ha necessità di assistenza e compagnia per genitori anziani che poi la sera tornano nelle loro case". 

Natalizia Foti è la mamma della vivace signora Bettina, con cui ha in comune la determinazione: "Quello che stiamo facendo contro la chiusura della casa di riposo lo consideriamo un nostro dovere di cittadini. Non dovrebbe essere così, che siano i privati ad alzare la voce e difendere i diritti delle categorie fragili. Questo è un compito che spetta alle istituzioni, ma noi non accetteremo passivamente questo disinteresse, non è giusto e non vogliamo subirlo". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Casa di riposo Don Orione, il dolore degli anziani: "Noi da qui non ce ne andiamo"
ReggioToday è in caricamento