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La chiesa cristiana scrive a Papa Francesco

La chiesa cristiana scrive a Papa Francesco

La Chiesa Cristiana di Catona chiede un urgente incontro con Papa Francesco

Non si spegne la polemica dopo l'esclusione della comunità di Catona dall’annuale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Il Consiglio pastorale della Chiesa Cristiana di Catona chiede un urgente incontro con Papa Francesco Bergoglio “per il gravissimo atto di discriminazione e cristianofobia perpetrato nei confronti di una minoranza religiosa".

“Dal 18 al 24 gennaio - si legge in una nota - si è svolta l’annuale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani senza la partecipazione della Chiesa cristiana “Gesù Cristo è il Signore” di Catona, ingiustamente e illecitamente esclusa con un provvedimento di gravissima discriminazione religiosa che rimarrà nella storia del cristianesimo moderno”.

Nel mese di dicembre la comunità - si spiega in una nota - “è stata oggetto di un ingiusto clamore mediatico sollevato, nella sostanza, dalle affermazioni contenute nella denuncia che una coppia di genitori ha sporto nei confronti di un loro prossimo congiunto, per un presunto gravissimo reato di pedofilia, imputando il ritardo di tale querela (due anni) alle presunte “ingerenze” di uno dei pastori della nostra chiesa. Le determinazioni indebitamente assunte dal Consiglio delle Chiese cristiana, quindi, non sono scaturite da un’inchiesta della magistratura, da indagini o da prove oggettive, ma solo dalle dichiarazioni prive da ogni fondamento di verità, rese da genitori atterriti dalla possibilità di versi sottratta la potestà genitoriale sulla propria figlia”.

“Con lettera indirizzata al presidente Petrolino - si legge ancora - e agli altri membri del consiglio, all’interno del quale, tra gli altri semplici pastori, si annovera addirittura la presenza dell’Apostolo del Signore Tony Moscato, abbiamo chiesto gli atti della delibera e ulteriori chiarimenti in merito alla disparità di trattamento riservato a nostro danno”.

“A seguito della mancata risposta alle nostre legittime richieste e al silenzio tombale - si legge infine - abbiamo quindi chiesto le dimissioni da Presidente del diacono Enzo Petrolino, dimostratosi inidoneo a presiedere l’associazione per non avere neppure adempiuto al basilare obbligo di verbalizzazione di una così importante deliberazione, oltre che per l’assoluta mancanza di carità manifestata nei confronti di un’intera comunità di fedeli, “crocifissa” senza alcuna remora davanti all’opinione pubblica”.

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