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Sanità, Calabria in ritardo anche sulla centrale unica delle risposte d'emergenza

Prevista dall'Europa per centralizzare le chiamate di emergenza, stabilita dalla legge Madia, nella nostra regione avrebbe dovuto essere ospitata dalla sede della Protezione civile

La sanità è il tallone d’Achille della Calabria. Conti fuori posto, carenza di personale, infrastrutture cadenti, interessi ingordi della criminalità organizzata ne fanno un gorgo che fagocita tutto. Se a questo si aggiunge l’insipienza, mista a distrazione, di chi questo comparto dovrebbe governare la frittata è fatta.

La Calabria, che paga migliaia di euro per sostare le spese di una emigrazione sanitaria praticamente forzata, che chiude gli ospedali, che affronta quasi a mani nude la guerra contro il Covid-19, troppo spesso si dimentica di applicare le leggi.

Così sta succedendo per la riforma della pubblica amministrazione, la cosiddetta Legge Madia, che dal 2015 aveva posto in capo alle singole Regioni la gestione delle Cur Due 112, attraverso le quali il servizio Nue 112 viene erogato alla popolazione nell’ambito territoriale di competenza.

Ma cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Intanto il Nue 112 è il numero unico delle emergenze in Europa, mentre la Cur è la centrale unica risposte.

Nella sostanza la Cur Nue 112 costituisce la centrale di primo livello - come spiega l’Agenas - che garantisce un’unica “prima risposta” a tutte le chiamate di soccorso (pubblica sicurezza, soccorso tecnico e soccorso sanitario) effettuate nel territorio della regione componendo gli attuali numeri di emergenza (112, 113, 115 e 118).

In Italia, secondo un report dell’Agenas, sono undici le regioni (comprese le province autonome di Trento e Bolzano) ad aver dato atto alle disposizioni previste dalla Legge Madia - ma precedentemente stabilite dall’Europa - creando le Centrali uniche di risposta.

La Calabria non rientra in questo elenco. Nella nostra regione, infatti, solo lo scorso anno è stata fatta una conferenza stampa a Catanzaro per presentare il progetto, di chi si parlava anche nel Programma operativo per il piano di rientro dal debito sanitario nel 2020, e si rinviava alla firma di un protocollo fra la Regione e il ministero competente.

La centrale unica di risposta doveva essere ospitata a Germaneto, presso la sede della Protezione civile regionale e avrebbe potuto rappresentare - come sta succedendo in Puglia dove è stata avviata una selezione per 126 operatori Cur Nue 112 - una valvola di sfogo occupazionale. Avrebbe potuto, appunto!

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