Sabato, 20 Luglio 2024
Il pensiero

I primi tre anni di cammino di mons Morrone tra il popolo reggino

La riflessione e gli auguri di don Bruno Verduci all'arcivescovo metropolita della diocesi di Reggio Calabria-Bova in occasione della ricorrenza della consacrazione episcopale

Sono già trascorsi tre anni da quel 12 giugno quando la diocesi di Reggio Calabria-Bova accoglieva l'ingresso di monsignor Fortunato Morrone come nuovo pastore della chiesa di fondazione paolina. La consacrazione episcopale dell'arcivescovo metropolita, il suo cammino silenzioso tra le anime della città dello Stretto, la formazione integrale dei futuri presbiteri, sono tra gli elementi tracciati da don Bruno Verduci, parroco S. Maria della Neve in S. Giovanni di Sambatello, in una riflessione sull'operato e la benevolenza del presule per il popolo reggino.

"Custodendo sapientemente nel suo cuore sacerdotale l’ispirazione paolina “Adiutores Gaudii vestri” (2Cor 1,24) che ha presentato come proprio motto episcopale, il 5 giugno di tre anni fa nella parrocchia S. Maria Madre della Chiesa in Crotone, mons. Fortunato Morrone veniva consacrato vescovo da mons. Angelo Panzetta: consacrato in una parrocchia comune, non in un’imponente Cattedrale!  Anticipando simbolicamente il futuro ministero episcopale in mezzo alla gente comune, nelle ardue diramazioni della vita ecclesiale e della storia concreta del Popolo santo a lui affidato.

Dal suo gioioso ingresso nella nostra diocesi il 12 giugno 2021, - scrive don Bruno - il nostro amato pastore continua a custodire e alimentare il gaudium spiritualis, che unicamente fluisce dalla comunione trinitaria nella nostra chiesa reggino bovese: sempre pronto ad accogliere sacerdoti e laici con un sorriso paterno che incoraggia, tace, attende che la volontà di Dio si manifesti nel chiarore tenue del discernimento".

Continua il sacerdote: "Nel suo ministero episcopale, mons. Fortunato si lascia docilmente condurre da quella “Luce gentile” che ha guidato fortiter et suaviter il card. Newman dall’anglicanesimo al cattolicesimo: lo Spirito Santo! Il Vinculum Amoris di agostiniana memoria che eternamente rivela la perfetta reciprocità agapica tra il Padre il Figlio; il consolatore che instancabilmente unisce il corpo mistico al suo capo, effondendo la sua santa unzione nel sussurro sommesso dell’anima, schiudendo l’intimità divina della Trinità gloriosa.

Nel dialogo con i suoi sacerdoti, con i seminaristi, con i laici e nell’accompagnamento personale dei giovani preti, mons. Fortunato incontra ogni giorno lo “sguardo” del suo popolo con umile mitezza e paterna longanimità; con inesausta parresìa conduce la chiesa reggino-bovese alla sfida profetica di una continua crescita spirituale, umana, politica, teologale. Avendo speso la sua giovinezza sacerdotale nell’insegnamento, nella ricerca teologica e nella delicata missione di parroco, mons. Fortunato rivela con la sobrietà della sua dignità episcopale che la Sequela Christi esige il coraggio di un continuo discepolato, scardinando le soffocanti maglie di ruoli ormai obsoleti, atavicamente imposti da una pastorale spesso ingessata da un pernicioso pregiudizio anticulturale e “clericalista".

Un pastore mons. Fortunato che nel delicato governo della diocesi, assume l’atteggiamento disarmante di chi “Impara a fare il vescovo”- come più volte ha affermato - abdicando ad ogni forma di vanitoso autoritarismo, nella ricerca sofferta ma liberante del confronto con i presbiteri e con i collaboratori pastorali più prossimi, nel discernimento sinodale del ministero pastorale loro affidato.

Mons. Morrone - conlude don Bruno Verduci - condivide senza timore il segreto della comunione gioiosa con lui e tra presbiteri, per essere realmente “collaboratori della gioia” dei fedeli nei nuovi “areòpaghi” postmoderni, evangelizzando la consolante gerarchia del Servizio, rinunciando all’umiliante piramidalismo del potere".

"Lo sguardo del vescovo Fortunato è attento soprattutto alla formazione integrale dei futuri presbiteri: in Comunione con Papa Francesco e con i vescovi della Calabria - sorvolando sapientemente ogni critica antiecclesiale - ha lanciato ancora la sfida profetica di un serio ripensamento del percorso teologico-spirituale dei candidati al presbiterato, auspicando la formazione di presbiteri umanamente e spiritualmente equilibrati, uniti al vescovo “come le corde alla cetra” (scriverebbe S. Ignazio di Antiochia ai contemporanei “Efesini-Reggini”!) per una sinodale edificazione del Regno. Felice anniversario, amato Padre arcivescovo Fortunato: ci aiuti a diventare insieme con lei “Adiutores Gaudii vestri”!".

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