Domenica, 14 Luglio 2024
Il blitz / San Luca

Cocaina dalla Calabria per le piazze palermitane, 21 arresti della Guardia di finanza

All'alba di oggi è scattata l'operazione "Cagnolino", la droga veniva smistata da una famiglia reggina legata da vincoli di parentela con esponenti di spicco della ‘ndrina di San Luca

Dieci chilogrammi di cocaina al mese per inondare le piazze di spaccio di Palermo. Era questo “l’accordo commerciale” fra un gruppo criminale siciliano, che sarebbe stato diretto da due fratelli palermitani, figli di uno storico esponente del mandamento mafioso di Villagrazia/Santa Maria di Gesù, e una famiglia reggina coinvolta nella gestione del narcotraffico nella provincia di Reggio Calabria e legata da vincoli di parentela con esponenti di spicco della ‘ndrina di San Luca, che è stato fatto saltare all’alba di oggi dalla guardia di finanza del comando provinciale di Palermo.

Ventuno le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale siciliano su richiesta della Direzione distrettuale antimafia palermitana e notificata all'alba di oggi quando è scattata l'operazione "Cagnolino". Il giro d’affari vorticoso avrebbe generato per l’organizzazione, secondo le stime delle fiamme gialle, circa dieci milioni di euro all’anno.

La sostanza stupefacente, stoccata in depositi dislocati in provincia di Reggio Calabria, veniva trasportata su gomma lungo la tratta Reggio Calabria-Messina-Palermo, abilmente occultata con diversi carichi di copertura o all’interno di sofisticati doppi fondi creati nelle autovetture dei corrieri, accessibili mediante aperture elettro-meccaniche.

Nel corso delle indagini sono stati tratti in arresto 6 corrieri di droga, operanti anche nel pieno del periodo pandemico sfruttando le proprie attività lavorative, e 2 basisti che custodivano parte dello stupefacente a Palermo, con il sequestro di circa 50 chilogrammi di cocaina, che se immessa nel mercato avrebbe fruttato profitti illeciti per oltre 4 milioni di euro.

Le fiamme gialle palermitane hanno poi proceduto a valorizzare in chiave patrimoniale – secondo una procedura operativa attuata in tutti i settori di servizio volta a disarticolare in maniera radicale le organizzazioni delinquenziali - gli elementi acquisiti nel corso delle indagini, attraverso l’esame, il confronto e l’incrocio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo, dalle quali emergeva l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati e la capacità reddituale dichiarata, richiedendo l’applicazione di misure cautelari patrimoniali.

Con il medesimo provvedimento, il gip ha quindi disposto il sequestro preventivo di società, beni mobili e immobili riconducibili agli indagati per un valore complessivo pari a oltre un milione di euro. Sei dei destinatari delle misure cautelari, infine, risultano percepire direttamente o tramite il proprio nucleo familiare il “reddito di cittadinanza”. In conformità alle disposizioni vigenti, tale circostanza sarà oggetto di comunicazione all’Inps al fine dell’immediata sospensione del beneficio.

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