Lunedì, 22 Luglio 2024
La nota / Condofuri

L'Anpa liberi agricoltori e la "storia fantastica del bergamotto"

Il responsabile dell'area grecanica mette in evidenza tutte le problematiche che stanno attanagliando il settore

Lo confesso, distratto da innumerevoli cassandre, intontito da lamentosi pessimisti non mi sono accorto che intorno a me fioriva l’armonia e la felicità. D’altronde essendo io il rappresentante locale di una associazione, (secondo la vulgata) non rappresentativa, (Anpa liberi agricoltori) non ho sicuramente avuto accesso alle segrete stanze dove si decidono le sorti dell’agricoltura della nostra provincia, ed in particolare della nostra cosiddetta Area grecanica e della Locride".  A parlare è Giuseppe Falcone, responsabile Anpa liberi agricoltori dell’Area grecanica.

Non più di qualche mese fa Falcone avevo lanciato un grido d’allarme per quello che credevo un terribile problema che, a mio parere, aveva colpito i produttori agricoli, e soprattutto bergamotticoli, del nostro territorio.

“Infatti, a causa del caldo torrido, degli incendi e perché no, delle maledizioni di non so quale demone - dice Falcone - era successo qualcosa che a memoria d’uomo non si era mai verificato. Nei primi giorni di luglio i frutti di bergamotto presenti sugli alberi sono letteralmente scoppiati e a causa della fuoruscita dell’olio essenziale, si sono praticamente bruciati, in parte cadendo a terra ed in parte rimanendo attaccati ai rametti anch’essi seccati”.

“Devo dire che quel grido d’allarme per il problema che un tale evento poteva rappresentare per una filiera così importante per questo territorio - spiega - è stato subito recepito sia da moltissimi agricoltori che dai vari attori istituzionali, prima fra tutti la Città metropolitana di Reggio Calabria che, grazie alla lungimiranza ed alla sensibilità dell’assessore Giordano, ha attivato subito un tavolo istituzionale convocando le associazioni presenti sul territorio (in questo caso, sempre grazie alla sensibilità dell’assessore Giordano, anche quella non rappresentativa cioè Anpa liberi agricoltori”.

“Di seguito, anche qui con gradita sollecitudine anche l’assessore all’agricoltura della regione Calabria Gianluca Gallo, coadiuvato dal direttore generale Giacomo Giovinazzo - prosegue - resosi conto delle proporzioni preoccupanti del disastro ha ritenuto di organizzare un incontro con i produttori in quel di Condofuri, dove ha potuto raccogliere il grido di dolore dei tantissimi produttori che hanno partecipato. Il resto è storia ancora in itinere, dichiarato lo stato di calamità con una stima di perdita di produzione di circa il 70 %, la palla è passata, tramite gli uffici regionali, al governo nazionale per lo stanziamento delle somme da destinare al ristoro (naturalmente molto parziale) dei danni subiti”.

“Ma miracolo, ieri, mentre in una pausa dal lavoro, scrollando le varie notizie su internet - dice Falcone - vedo un titolo che attira la mia attenzione, una testata locale intervista un noto (il più noto) magnate delle essenze, si delle essenze, perché il bergamotto non è l’unica essenza che viene prodotta, anzi rappresenta una sicuramente marginale quota di quello sterminato mercato”.

“Dunque ascoltando il suddetto, autorevole personaggio - prosegue - con mia grande sorpresa e gioia, scopro che il bergamotto è l’agrume da industria meglio pagato al mondo che i produttori ed i loro figli sono esseri fantastici, felici come una pasqua per i favolosi ricavi che ottengono dalla coltivazione di tale miracolo della natura. Che si è raggiunto un accordo su un prezzo stabile, che non risentirà mai più delle oscillazioni dei mercati, che il territorio di questa parte di Calabria si avvia verso un avvenire radioso dove nessuna nuvola potrà mai più oscurarne le sorti”.

“Attorno all’autorevole personaggio - affonda il colpo Falcone - una corte di nani e ballerine annuenti, mentre ci spiega che il bergamotto ha infinite sfumature, tante, dico io, quante sono quelle dei due milioni di chili che (sembra) se ne commercializzino nel mondo, a dispetto dei circa duecentomila chili prodotti nei nostri territori. E cosa importa se i costi delle materie prime hanno raggiunto quotazioni tre volte superiori a due anni fa”.

“Cosa importa - questa l’amara conclusione - se l’agrume da industria più pagato al mondo produce in peso la metà di quello che producono i limoni e le arance. Cosa importa se, data la fragilità del suo legno, le piante hanno bisogno di essere sorrette da centinaia di supporti al fine di evitare che si rompano quando sono carichi di frutti. Cosa importa se la manodopera è aumentata.  Cosa importa se il gasolio costa 2 euro al litro. Cosa importa se l’energia elettrica ha raggiunto quotazioni stratosferiche. Cosa volete che importi se la siccità costringe i produttori ad irrigare fino al mese di novembre. Cosa importa se l’afa di luglio ha distrutto, se va bene, il 50% della produzione. Cosa importa se il prezzo stabile è nel frattempo diminuito, rispetto a due anni fa, del 20% (da 100 a 80 euro al Q.le). I produttori di bergamotto sono animali fantastici e gli autorevoli personaggi sanno bene dove trovarli. In fondo il paese di Bengodi esiste, per chi lo lascio stabilire a voi”.

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