Sabato, 20 Luglio 2024
Il report

Consultori, in Calabria sono ancora pochi e nella provincia di Reggio resta l'allarme per la Locride

Il coordinamento pari opportunità della Uil ha presentato il rapporto regionale sullo stato del servizio, tra criticità e proposte

Strutture ancora sotto le soglie territoriali indicate dalla legge, personale carente e numeri che cambiano dalla tabelle burocratiche alla realtà. E' quanto emerge dal report sui consultori familiari calabresi realizzato dal comparto regionale pari opportunità della Uil Calabria e presentato oggi dalla coordinatrice Anna Comi, insieme a Mariaelena Senese (segretaria generale Uil Calabria), Adele Murace e Daniela Diano, rappresentanti del movimento Riprendiamoci i consultori della Locride. Proprio quest'area è al centro di uno specifico approfondimento del rapporto, dove i sette consultori presenti sono costantemente a rischio chiusura.

Il contesto è quello di una Calabria non ultima della classe, ma in linea con uno scenario nazionale poco confortante e di scarso sviluppo dei consultori. Secondo la legge 34/96, dovrebbe essercene uno ogni 20.000 abitanti, ma nella nostra regione il rapporto è di 1 ogni 35.000. La Calabria era partita già in ritardo di due anni sulla legge nazionale di istituzione dei consultori familiari, che risale al 1975 e a cui la Regione ha fatto seguire, nel 1977, la legge regionale 8 settembre 1977, n. 26. 

L'indagine del coordinamento Uil pari opportunità ha preso in considerazione i dati più attuali consultabili da fonti del Ministero della Salute e della Regione, secondo cui in Calabria ci sono complessivamente 62 consultori operativi: come richiesto in rapporto con la popolazione, Reggio è numericamente la seconda con 20 strutture (22 sulla carta con due punti chiusi), dopo Cosenza con 23.

I dati nella provincia di Reggio, che cambiano dalla carta alla realtà

Nella nostra provincia sono stati attivati i seguenti consultori, afferenti alle asp competenti per territorio: Bianco, Bovalino, Cittanova, Gioia Tauro, Gioiosa Ionica, Laureana di Borrello, Locri, Melito Porto Salvo, Oppido Mamertina, Palmi, Polistena, Reggio Calabria (quattro nel comune capoluogo con via Placido Geraci, via Padova, Gallico e Pellaro), Roccella Ionica, Rosarno, Siderno, Taurianova, Villa San Giovanni e Stilo, che però è stato chiuso due anni fa a causa delle condizioni fatiscenti e di estremo degrado della sede. Per sopperire a quel deficit, a Bivongi il comune aveva messo a disposizione gratuitamente un locale del poliambulatorio, portato avanti da una sola ostetrica che non è mai stata affiancata da altro personale e oggi ha lasciato perché pensionata. 

I dati attestano che quella reggina è una diffusione sottostimata: facendo un calcolo in base alla prescrizione di legge, su una popolazione provinciale che al 1 gennaio 2022 era di 522127 abitanti, dovrebbero essere 26. Sotto la lente metropolitana, i problemi che riguardano lo stato degli immobili e la carenza di risorse umane sono al centro di una lunga battaglia di sindacati e associazioni, con in testa Comunità competente, e hanno prodotto vari solleciti alle istituzioni regionali e alla garante della salute.

Le figure di base previste dalla legge nei consultori sono ginecologo, ostetrica, psicologo, assistente sociale e un infermiere. UilPo ha riscontrato però che gli ultimi piani del fabbisogno varati dalle aziende sanitarie non mostrano il gap e anzi indicano una copertura totale delle citate professionalità. Come "scatole vuote" i consultori in realtà non riescono a funzionare in modo costante ed efficiente: il poco personale in organico deve dividersi tra più strutture per riempire tutte le ore e tappare i buchi che altrimenti comporterebbero la chiusura di alcune sedi. Le criticità più forti nella provincia di Reggio riguardano i ginecologi, che dopo i pensionamenti non vengono sostituiti perché i bandi di assunzioni vanno deserti, bloccando il ricambio. Tanto che un unico professionista, quello di Villa San Giovanni, presta servizio pure in diversi consultori, anche distanti. A Oppido invece lo psicologo, altra professionalità indispensabile, lavora soltanto due ore. 

Il caso della Locride, dove i sette consultori lavorano con la minaccia di chiudere

Nella Locride la situazione del servizio minacciato da riduzioni e chiusure ha portato alla costituzione del movimento spontaneo Riprendiamoci i consultori, composto da donne e arrivato anche all'attenzione dei media nazionali con le sue iniziative e la sensibilizzazione per la salvezza delle sedi di Bivongi, Roccella, Gioiosa Ionica, Siderno, Locri, Bovalino, Bianco e Stilo (qui è stato proprio il movimento a segnalare le gravi condizioni strutturali del consultorio ottenendo che fosse chiuso per inagibilità). Come hanno evidenziato a UilPo le attiviste di RiC, i consultori della Locride si reggono spesso sul lavoro della sola ginecologa, e le difficoltà di usufruire del servizio sono note sul territorio, spingendo tanti utenti locali a spostarsi nella sede più vicina, che è Badolato, in provincia di Catanzaro. 

Non bandierine virtuali piantate sui territori, ai consultori devono essere assegnate tutte le figure specializzate dell'equipe multidisciplinare. Il movimento ha lanciato un allarme sull'utilizzo dei 40 milioni di euro del Pnrr programmato dalla Regione Calabria anche per aprire nuove sedi consultoriali accorpate alle case della comunità, trasformando il servizio in un ambulatorio. Secondo le attiviste, questa evoluzione snaturerebbe i consultori: "Perché una ragazza o una immigrata che ha bisogno di accedere al consultorio deve farlo con impegnativa del medico di famiglia, il libretto sanitario e la prenotazione al Cup? La peculiarità del servizio consultoriale è in una collaborazione multiprofessionale che soddisfa i bisogni di salute delle cittadine e dei cittadini e un’assistenza umanizzata secondo il modello ad accesso diretto e gratuito".

A Reggio e Melito le strutture più attive, che lavorano molto anche sulla prevenzione

Nella nostra provincia ci sono però anche consultori attivissimi e che riescono ad erogare prestazioni con regolarità, garantire orari estesi e portare avanti iniziative pubbliche attrattive per l'utenza. Un esempio è Melito Porto Salvo, aperto 12 ore al giorno (unico in regione insieme ai consultori cosentini di Trebiasacce e San Giovanni in Fiore). Anche qui, però, nei festivi la porta del consultorio resta chiusa. 

Ed è soltanto da pochi mesi che in tre consultori comunali di Reggio è stato avviato lo screening gratuito per il carcinoma del collo dell'utero. E' possibile effettuare l'esame, con l'ostretrica, a Gallico, in via Placido Geraci e nel polo sanitario sud di via Padova. In questo consultorio (dove ci sono ostetrica, ginecologo, infermiera, assistente sociale e psicologi), ad aprile e maggio si sono svolti partecipatissimi open day per la prevenzione su vari fronti, dal papilloma virus all'osteoporosi - iniziative che hanno fatto registrare l'adesione di un centinaio di donne tra i 25 e 64 anni. Sempre a Reggio sono stati attivati dieci densitometri ossei nelle sedi della città, a Melito e a Villa, consentendo di eseguire dallo scorso febbraio oltre 1700 prestazioni.

Le proposte di UilPo per migliorare il servizio e l'appello alla Regione sui pro-vita

Durante la presentazione del report, Anna Comi ha rimarcato l'effetto della marginalizzazione di questo settore della sanità territoriale: "Molte di queste strutture hanno carattere ambulatoriale e non di consultorio. I consultori familiari sono diventati scatole vuote, o meglio svuotate, vittime sacrificali dei tagli al welfare, piegate da investimenti sempre più risicati”.
La segretaria generale Senese ha poi espresso contrarietà sull'ipotesi dell'entrata dei movimenti pro vita nei consultori: "Aspettiamo una presa di posizione dalla Calabria, così come fatto da altre amministrazioni regionali, su questa scelta del Governo. Nella nostra è già troppo alto il numero di medici obiettori di coscienza, un dato che non può essere accettato supinamente”. La legge 56/2024 stabilisce infatti che siano in autonomia le regioni a organizzare i servizi consultoriali con i fondi della Missione 6 componente 1 del Pnrr decidendo di coinvolgere associazioni o volontari antiabortisti. "E' bene - ha precisato Senese - che la Regione Calabria chiarisca subito cosa intende fare". 

Durante la conferenza stampa, il coordinamento pari opportunità della Uil Calabria ha esposto alcune proposte per migliorare il servizio dei consultori: una piattaforma di condivisione di idee e progetti tra le strutture consultori calabresi; la collaborazione con scuole e università con fini informativi; la formazione di personale preparato all'interlocuzione per la sensibile utenza del servizio con attenzione mirata verso i giovani; la creazione di sportelli mobili per collegare anche le aree rurali e periferiche a vantaggio di chi non ha possibilità di spostarsi in modo indipendente. Ma soprattutto è fondamentale mettere i consultori in condizione di ampliare gli orari di apertura alle fasce serali e il weekend, facilitando così l'accesso a chi studia o lavora.  

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