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Domenica, 7 Agosto 2022
Cronaca Melicucco

Caporalato a Melicucco, decine di migranti in una masseria fatiscente: tre denunciati

Nella struttura, sita in contrada San Fili, scoperta dalla questura, erano alloggiati numerosi cittadini extracomunitari di origine africana in condizioni igienico-sanitarie precarie

Non si ferma l'attività delle forze dell'ordine per contrastare il fenomeno del caporalato. La polizia di stato ha sequestrato  una masseria fatiscente dove venivano alloggiati, dal proprietario e da un imprenditore agricolo locale, decine di cittadini stranieri di origine africana, sfruttati nei campi come forza lavoro “pronto impiego”.

A conclusione di un’intensa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, il 30 luglio 2019 gli uomini della 2^ sezione della squadra Mobile della Questura reggina insieme agli agenti del commissariato di Gioia Tauro, hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip presso il Tribunale di Palmi, di una masseria, sita in contrada San Fili di Melicucco, all’interno della quale erano alloggiati numerosi cittadini extracomunitari, di origine africana in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Le indagini hanno preso il via nell’ambito dei consueti controlli interforze disposti dal questore e finalizzati a prevenire e reprimere il dilagante fenomeno dello sfruttamento della manodopera straniera nei campi, particolarmente diffuso nella Piana di Gioia Tauro, meglio conosciuto come “caporalato”.

L’attività investigativa, condotta con pazienti servizi di osservazione e pedinamento e con l’ausilio di strumenti di intercettazione, iniziata nel mese di novembre dello scorso anno, ha fatto emergere, in maniera chiara, la centralità strategica della struttura, posta sotto sequestro, risultata di proprietà di V.F classe ‘38. Nella masseria decine e decine di extracomunitari di origine africana vivevano in condizioni di assoluto disagio, degrado e di igiene precaria, in attesa di essere “collocati” al lavoro, in condizioni di sfruttamento, da un imprenditore agricolo locale, V.F. classe ‘84, che poteva contare su un suo fedelissimo caporale, K.S. classe ’65 del Burkina Faso, che aveva il compito, di trasportare, alle prime ore del mattino, la manodopera sui campi a bordo di un furgone bianco nove posti, per poi ricondurla all’interno della masseria nel tardo pomeriggio.

Gli stranieri, tutti privi di mezzi di sostentamento, giunti in passato in Italia con sbarchi umanitari, prevalentemente regolari sul territorio nazionale, venivano fatti alloggiare all’interno della struttura fatiscente in due stanzoni, illuminati con lampadine collegate a fili elettrici volanti, al cui interno erano ammassate brandine e materassi; disponevano di servizi igienici comuni all’aperto collocati nelle immediate vicinanze di un fienile con maiali e galline e si servivano di un garage adibito a cucina, dove si districavano tra bombole di gas e fornelli, con seri rischi anche per la propria incolumità.

Per le precarie le condizioni igienico-sanitarie, i poliziotti hanno ritenuto di dover richiedere l’intervento dell’Asp reggina, dipartimento di prevenzione che, recandosi sul posto, ha fatto emergere la situazione. E' stato accertato, inoltre, che il caporale del Burkina Faso, dimorava all’interno della masseria, ma in una stanza autonoma all’interno della quale viveva con la moglie, così da poter reclutare nell'immediato su richiesta giornaliera del datore di lavoro, il numero di operai necessari.

All’interno della masseria, a cui sono stati apposti i sigilli, sono stati trovati 4 stranieri (tre del Mali e uno del Burkina Faso) ospitati presso la nuova tendopoli, nella II zona Industriale di San Ferdinando. Il proprietario della struttura sottoposta a sequestro preventivo, il titolare dell’azienda agricola utilizzatore (in condizioni di sfruttamento) della manodopera straniera e il cittadino del Burkina Faso, reclutatore, sono stati denunciati a piede libero alla competente autorità giudiziaria.

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