Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

La ministra Bonetti taglia il nastro della coop femminile "Intrecci"

Nella sede della Diocesi è stata inaugurata l'impresa nata dal progetto di mediazione penale minorile “Ri-Mediamo: oltre il conflitto” con la supervisione del maestro Gerardo Sacco

Hanno lavorato duramente, da febbraio ad oggi, per imparare a riconoscere le gemme e lavorarle. Un percorso di crescita e di riscatto per le ragazze, indicate dal Tribunale per i Minorenni e la Procura per il progetto di mediazione penale minorile e avviamento professionale “Ri-Mediamo: oltre il conflitto” organizzato da Ismed, l’ADRMedLab e il DiGies dell’Università Mediterranea, con la supervisione del maestro orafo Gerardo Sacco.

Un percorso che le ha portate oggi ad inaugurare la sede della cooperativa Intrecci, un'impresa femminile tutta loro per ricominciare a camminare sulle proprie gambe e guardare con fiducia il futuro.

Per il taglio del nastro è arrivata la ministra delle pari opportunità Elena Bonetti, insieme con i rappresentanti delle forze dell'ordine della città, della magistratura, il prefetto Massimo Mariani, l'arcivescovo metropolitano Fortunato Morrone e il rettore della Mediterranea Santo Marcello Zimbone. 

La Bonetti, madrina d'eccezione, ha ribadito il percorso fatto e l'importanza di questi progetti: «questa esperienza dimostra che pubblico e privato possono costruire percorsi virtuosi e questa è la strategia giusta. Credo in queste alleanze  e in questi percorsi di restituzione della libertà a donne, giovani, nei quali noi abbiamo investito molto e che devono anche essere affiancate da azioni di condivisione delle scelte. Non basta più proteggere le persone, è necessario garantire sostegno». 

Dunque, terzo settore e istituzioni insieme per cambiare la società e contribuire ad una realtà dove nessuno è escluso. 

"Iniziative come queste sono fondamentali per il territorio, - afferma la ministra Bonetti -  abbiamo fatto degli investimenti nel mondo del Terzo settore e della co-progettazione del Terzo settore, in particolare nei Piani per l'Infanzia e l'adolescenza, il nuovo Piano ha visto il Terzo settore al centro della fase di progettazione, non solo come attuatore ma anche come elemento protagonista nella fase progettuale. Investiamo in educazione ed educazione non formale, lo abbiamo fatto con i centri estivi in tutte le regioni, lo facciamo adesso negli investimenti sulle infrastrutture educative sociali con i i 53 milioni del primo bando sugli asili nido che arrivano alla Regione Calabria. Lavoro, imprenditoria femminile, decontribuzione per le assunzioni delle donne, servizi ed infrastrutture sociali ed educativi come gli asili nido. Si tratta della prima strategia nazionale per la parità di genere introdotta nel nostro Paese ed individua azioni specifiche e concrete sul tema del lavoro, del reddito per le donne e crea quelle condizioni necessarie per sradicare definitivamente quella disparità che è, purtroppo, il tessuto di fondo che motiva quell'aberrante e inaccettabile fenomeno della violenza di genere".

Il sostegno della Diocesi

«La diocesi ha sostenuto l’iniziativa non solo a livello morale, ma mettendo a disposizione alcuni locali già adibiti ad altre attività diocesane, sia per Avvenire di Calabria che per l’Azione Cattolica diocesana» spiega l’arcivescovo Morrone.  In particolare, «l’Azione Cattolica ha seguito questa iniziativa, dando supporto concreto, nel segno della Carità, ma non a parole. Per chi prima di me ha dato questa disponibilità, è stata confermata anzi sono stato veramente contento di aver ricevuto questa notizia. "C’è più gioia nel donare che nel ricevere" se possiamo citare una parola di Gesù ripresa da San Paolo».
È un’importante iniziativa, che vede nel lavoro una via di riscatto. «Un aspetto fondamentale – aggiunge Morrone - perché intanto per noi credenti, cristiani e cattolici l’identità è certo nella diversità, ma nell’unità. L’integrazione non è un verbo estraneo al nostro credere, ma esprime l’attenzione di Dio per tutte le sue creature, soprattutto gli esseri umani». 
«Queste ragazze che sono accompagnate in questo percorso di riscatto, grazie anche alla generosità di tante altre realtà sociali, si trovano a casa loro non perché italiane, ma perché trovano persone accoglienti disponibili e, soprattutto sono persone rispettate nella loro identità e culturale, sociale e religiosa. Questo appartiene al nostro Dna profondo come cristiani, anche se non sempre questo purtroppo viene messo in atto per tanti motivi. Intanto – ancora le parole dell’arcivescovo – plaudo a questa iniziativa. Una delle tante nella nostra arcidiocesi.   Una piccola goccia in un mare di bisogno, ma che vuol dire che la speranza procede. E quindi possiamo guardare avanti con piena fiducia».

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