"Caro sindaco chieda scusa ai reggini che stanno soffrendo per le restrizioni da Covid"

Un reggino, dopo il post pubblicato sabato scorso dal sindaco sulla propria pagina Facebook, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al sindaco Falcomatà

La foto pubblicata sabato scorso dal sindaco

Un cittadino di Reggio Calabria, in seguito al post pubblicato, sabato scorso, da Giuseppe Falcomatà sulla propria pagina Facebook, sui reggini che affollavano il corso Garibaldi ai tempi delle restrizioni da Covid, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere una lettera, (che riceviamo e pubblichiamo integralmente), al sindaco sulla situazione che la città sta vivendo in questo periodo di zona rossa e pandemia.

"Desidero comunicarle il mio bisogno, da cittadino dell’area metropolitana di Reggio Calabria e da fruitore di servizi della città da lei amministrata, di parlare senza scadere nel boccaccesco o nella polemica sterile e inutile, che avviene sui social network.

A seguito del post da lei pubblicato in data 14 novembre 2020, nel quale ha denunciato la situazione della «troppa gente in giro», non credo che lei, un mese prima, abbia mantenuto un atteggiamento corretto nei confronti della cittadinanza: mi riferisco, nello specifico, al corteo, con tanto di persone assembrate (e senza mascherina, quando l’ordinanza n.68 del 25 settembre 2020 ne prevedeva l’obbligo anche all’aperto) per festeggiare la sua rielezione a sindaco. Questa sua «euforia», legata alla vittoria e giustificata da qualche suo sostenitore dal fatto che ancora non c’era la zona rossa, né le conseguenti chiusure di esercizi commerciali (utilizzare il termine «lockdown» mi dà nausea, anche a sentirlo nominare)".  

"Un atteggiamento simile, - continua la lettera - a mio avviso, è ingiustificabile; è un negazionismo fattuale, non verbale e ridicolo, come quello dei movimenti No-Mask o dei vari comitati che sostengono stronzate (mi scuso per il termine, ma andava detto per rendere chiaro il concetto), ma altrettanto dannoso, che crea tensioni in una comunità già disgregata e senza punti di riferimento saldi, e di cui me ne faccio portavoce.

Con ciò, non voglio farle un discorso che scade sul politico, anche perché l’emergenza sanitaria non ha orientamento alcuno. I dati relativi all’emergenza parlano chiaro: ieri ci sono stati oltre trentamila contagi e un numero elevato di morti (oltre i cinquecento); che quest’ultimi fossero con o per coronavirus, non ha importanza.

Alla luce del suo comportamento, tutt’altro che appropriato in tempi di emergenza sanitaria (zona rossa a prescindere), ritengo che sia giusto informare la cittadinanza di eventuali controlli, rafforzati nel fine settimana (prassi, in questo periodo), e che essi vengano prorogati qualora dovessimo retrocedere a «zona arancione» o addirittura «gialla». Retrocedere in zona arancione o zona gialla non vuol dire essere fuori dal pericolo; è solo una semplice riduzione delle misure di contenimento del Covid-19, e questo lei lo sa".

"Voglio che lei chieda scusa alla cittadinanza, pubblicamente, per il suo comportamento per nulla corretto verso essa: lei è uomo di palazzo, non un semplice cittadino; ha l’obbligo morale di dare l’esempio al cittadino di come ci si comporta, perché ne va di mezzo la sua credibilità; ma non sono io a doverglielo dire; è lei, a doverlo capire.  

Chieda scusa a quel cittadino che, per rilassarsi, vorrebbe fare quattro tiri con la canna da pesca al mare (che gli è stato proibito di fare, persino in solitaria); ai giovani che hanno una situazione difficile in famiglia e di cui non riescono a disfarsene facilmente, ma che non possono fare quattro passi (se non nei pressi della propria abitazione) per rilassarsi e distendere i nervi; a quei negozianti che sono stati costretti a chiudere, tra cui vi sono padri di famiglia, la cui preoccupazione non è come passare il Natale, ma come arrivare a fine mese.

Infine, chieda scusa per il suo comportamento anche a quelle persone che si stanno privando di uscire, se non per necessità, e che ancora credono nel rispetto delle regole; tra questi ci sono anch’io".

"Quest’estate, - si legge ancora - per evitare di portare il Covid in famiglia (mio padre ha vari problemi di salute e il coronavirus sarebbe il colpo di grazia, in questo caso), ho rinunciato a farmi la camminata serale in via Rada dei Giunchi, affollata durante il periodo estivo; quando la facevo, la facevo in solitaria o con qualche amico intimo, per non contrarre e diffondere il virus; ho inoltre limitato le mie cene nei ristoranti, preferendo meglio una birra e un panino nella piazzetta coi miei amici, e buttando i rifiuti negli appositi contenitori; cosa che in pochi hanno fatto.  Inoltre, sebbene io sia un tifoso accanito della Reggina Calcio (tanto da seguirla in radio, durante i miei spostamenti fuori dalla Città Metropolitana), ho evitato di partecipare ai festeggiamenti nelle vie cittadine e nella via Marina; la mia fidanzata ha le difese immunitarie basse, e prendermi il virus per contagiare lei (e vederla stare male) sarebbe stato davvero duro, sapendo che, con fortissima probabilità, avrebbe sentito tutti i sintomi che causa questo maledetto virus.  

Qualora lei decida di chiedere scusa, sappia che sarò disposto ad accettarle; in aggiunta, voglio dirle che avrei avuto piacere a parlargliene di persona, guardandola dritto negli occhi, affinché lei capisca come mi sento, come sto affrontando questo periodo e quanto è duro fare sacrifici, così a lungo. Aspetto una sua risposta".

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