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Lunedì, 29 Novembre 2021

Emergenza Coronavirus, dalle mascherine di San Gregorio al declino industriale del territorio |VIDEO

Oggi i dispositivi di protezione sono introvabili. Sul finire degli anni ottanta a Reggio Calabria l'Apsia e la Tepla med erano specializzate in queste produzioni, ora il polo produttivo reggino ha cambiato volto

C’è stato un tempo in cui Reggio Calabria pensava in grande. C’è stato un tempo in cui San Gregorio era diventato il centro del mondo produttivo della provincia e della Calabria. C’è stato un tempo in cui le operaie della Apsia Med e della Tepla Med producevano mascherine, guanti e camici monouso per gli ospedali di tutta Italia. C’è stato un tempo, di cui forse potrebbe averne memoria anche il commissario per l’emergenza coronavirus, di origini reggine, Domenico Arcuri, in cui  la nostra Nazione avrebbe potuto affrontare l’emergenza Coronavirus senza rincorrere in giro per il mondo una fornitura di dispositivi di protezione.

Rimangono solo foto sbiadite

sciopero apsia-2Oggi quel tempo non c’è più. Si perde nei colori sbiaditi di qualche immagine televisiva, nel bianco e nero di qualche foto o nella memoria di coloro, lavoratrici, lavoratori e sindacalisti, che hanno combattuto e perso una battaglia contro i “prenditori” del tempo. Erano gli anni ottanta, quelli che hanno visto sfumare il sogno industriale della Calabria, affogato nella ferraglia della ex Liquichimica, nelle rotaie arrugginite delle Officine grandi riparazioni, svanito nel sogno del quinto centro siderurgico. Eppure di San Gregorio per poco tempo, sino a quando non si decise di trasformare quell’insediamento produttivo in una macchina truffaldina per lucrare i soldi dello Stato, se ne parlava un gran bene.

Voglia di lavorare tradita

Dentro quei capannoni pullulava una gioventù operosa, fatta soprattutto di donne reggine, la cui voglia di lavorare è stata tradita prima dalla Gepi:  società finanziaria di gestione e partecipazione industriale, con azioni possedute in essa da Iri, Eni, Imi, Efim. Lo scopo era quello di finanziare o rilevare industrie in crisi o in fase di start up. Questo avvenne, ma le start up non divennero mai grandi aziende strutturate nei loro settori di competenza. L’Apsia med e la Tepla med (che avrebbero dovuto realizzare prodotti parafarmaceutici) nacquero da una costola della Temesa (un sito specializzato nella produzione di calze), la prima riassorbendo 150 dipendenti e la seconda mettendo in organico settanta maestranze. Negli anni novanta la situazione precipita, le società dichiarano fallimento e portano i libri in tribunale. La Gepi, intanto, scompariva a forza di referendum e la palla era tutta in mano ai privati.

Battaglie sindacali inutili

Inutili furono le battaglie sindacali, gli scioperi e le manifestazioni in piazza. Il destino di quelle fabbriche era stato segnato. Avrebbero dovuto nascere, succhiare tutto il denaro possibile dalle casse dello Stato e, poi, lentamente sparire, uscire fuori dal mercato, trasformare giovani lavoratrici e lavoratori in cassa integrati perenni. Contro gli sciacalli non c’era nessuna arma. I rappresentanti sindacali di allora ricordano le battaglie, portate avanti contro una “macchina mangiasoldi”, e ancora rimpiangono un futuro industriale monco.

Produzioni fondamentali in questi giorni di crisi

Oggi dentro alcuni dei capannoni dell’ex Polo tessile si agita una umanità diversa, fatta di marchi nazionali, di piccoli imprenditori locali. E’ stata anche aperta una sala da ballo. Qualche altro fabbricato, invece, è stato svuotato, depredato e lasciato all’abbandono. Un vero peccato per una terra, da sempre, affamata di lavoro. Il tutto nel silenzio, troppo spesso complice, della politica. In questi giorni segnati da una crisi senza precedenti c’è chi, come il professore Domenico Gattuso e il movimento “10 idee per la Calabria”, prova a mettere sul piatto un’idea per offrire un destino diverso a ciò che rimane di quel polo industriale. 

L'idea del professore Gattuso

“Giocare d’anticipo - spiega il professore Gattuso - è fondamentale. Nel decreto “Cura Italia”,  il capo della Protezione civile Borrelli ha individuato misure straordinarie per le imprese al fine di fronteggiare l’emergenza sanitaria. Sono previste forme significative di sostegno finanziario per riconvertire strutture per la produzione di mascherine, ma questo approccio dovrebbe riguardare anche tutti gli altri dispositivi di protezione individuale”.

Dalla crisi possono nascere opportunità

"In tale contesto - continua -  rientra la possibilità di far ripartire strutture che già operavano nell’ambito di queste produzioni e che nel tempo sono state abbandonate. L’ipotesi può rappresentare un’opportunità di sviluppo legata ad un settore di produzione di estremo interesse, immediato e futuro. Recuperare i capannoni, riconvertirli, insediare una nuova moderna catena produttiva, può essere un modo per reagire in modo concreto all’emergenza e contribuire a costruire una speranza collettiva". Per Giovanni Gattuso da una crisi può nascere “un’opportunità di sviluppo legata ad un settore di produzione di estremo interesse, immediato e futuro”.

Nuova vita per le Ogr di Saline Joniche

ogr1-2Lo stesso potrebbe dirsi delle Officine grandi riparazioni di Saline Joniche, uno stabilimento che era all’avanguardia tecnologica in tutta Europa quando venne costruito, che ancora oggi è in vendita per un costo irrisorio rispetto al suo reale valore. Dentro l’area che ospita le Ogr si potrebbe pensare di allocare qualsiasi tipo di attività industriale che sia rispettosa dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini, come fatto già all’interno dello stabilimento “gemello” di Torino che è diventato un grande polo culturale e, oggi, ospita uno grande ospedale di emergenza dove ospitare le terapie intensive e sub intensive.  La sfida è grande, ma sarebbe in grado di offrire alla Calabria una pagina storica di riscatto e all’intera Nazione un punto di sostenibilità in una fase emergenziale qual è quella che stiamo vivendo e che, purtroppo, segnerà anche il nostro prossimo futuro.

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