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Domenica, 23 Giugno 2024
La mobilitazione contro la grande opera / Villa San Giovanni

A Villa la lunga sfilata di persone e bandiere per unire lo Stretto senza ponte

Un fiumana di gente tra cittadini calabresi e siciliani, associazioni e big della politica ha fatto sentore la sua voce contro la maxiopera

Sui numeri, come sempre, c'è divergenza (circa un migliaio per le forze dell'ordine, moltiplicato per alcune unità in più secondo gli organizzatori), ma a Villa San Giovanni il popolo no ponte è stato una lunga fiumana colorata nella quale si sono riunite tutte le voci del dissenso alla grande infrastruttura.

La caratterizzazione ideologica è stata ovviamente molto forte: in piazza Valsesia si sono dati appuntamento militanti e attivisti di centrosinistra (compresi i big di partito, Angelo Bonelli di Europa Verde Avs, Sandro Ruotolo del Pd, la parlamentare Anna Laura Orrico e Pasquale Tridico del M5s), i dirigenti della Cgil (Angelo Sposato, Pino Gesmundo, Giuseppe Valentino) e di gruppi di area come Saverio Pazzano, leader del movimento La Strada; insieme a loro le associazioni e in testa Legambiente con Nuccio Barillà, WWF con Tito Solendo, poi circolo Reggio Sud con Demetrio Delfino, Anpi, Italia Nostra, Nuvola Rossa e Csoa Angelina Cartella, Invece del Ponte, Docenti no ponte, comitato Titengostretto, Ponti Pialesi; e gli amministratori non solo dei territori interessati (la sindaca padrona di casa Giusy Caminiti e l'ex primo cittadino messinese storico no ponte Renato Accorinti) ma anche ospiti presenti per esprimere solidarietà, da Michele Tripodi, sindaco di Polistena, Alessio per Gioia Tauro, Conia per Cinquefrondi, al catanzarese Nicola Fiorita, e anche Mimmo Lucano, in corsa per un altro mandato a Riace.

Assente per altro impegno concomitante (nonostante fosse stato annunciato il suo arrivo) il sindaco reggino Giuseppe Falcomatà senza altri delegati a rappresentare il suo comune, forte anche il vuoto di Campo Calabro e Repaci, finora attivissimo nelle iniziative pubbliche (ma sempre a carattere istituzionale) sulla maxiopera dello Stretto.

No al ponte sullo Stretto, manifestazione a Villa San Giovanni: le foto

Il ponte di Salvini, bollato come opera delle menzogne, è respinto al mittente, ma in compenso calabresi e siciliano oggi hanno voluto dimostrare che i loro territori sono già uniti: Messina ha risposto alla chiamata con partecipanti giunti anche dalla provincia, su traghetti e aliscafi puntualissimi per il concentramento in piazza. Una replica perfetta a chi parla di caos marittimo risolvibile solo con l'attraversamento stabile.

Soprattutto c'è voglia di credere in un valore comune, ed è stato questo ad animare quanti hanno percorso gli oltre tre chilometri fino alla chiesa di Cannitello, comprese persone anziane e con disabilità, genitori e figli, nonni e nipoti. Lo sottolinea Rossella Bulsei, presidente del comitato Titengostretto: "E' un ottimo risultato per la nostra città, che oggi rivive l'esperienza già fatta tempo fa, con la stessa volontà di vita e futuro. Ora che i tanti problemi del progetto sono stati svelati siamo qui perché amiamo Villa e contestiamo un'opera che la devasterebbe". 

Cittadini, associazioni e ospiti big della politica, ecco i loro interventi

Nuccio Barillà aggiunge: "Molte delle persone in questa piazza hanno manifestato dieci anni fa e questo non sarà l'ultimo corteo. Ribadiremo sempre il nostro no a un'opera insensata, inutile e fallimentare che si è dimostrata un bluff. Abbiamo un'altra idea di svilippo dei territori e i cittadini che abitano questo luogo così particolare e importante hanno il diritto di decidere e non subire scelte calate dall'alto. Il ponte - prosegue - è la risolutiva opera-evento la cui attesa messianica ha impedito di fare quello che davvero serve a Calabria e Sicilia, gli interventi che si potrebbero fare subito contemperando costi e benefici anche sociali e ambientali. Ripartiamo risorse e idee di grande modernità, mentre il ponte presentato come avveniristico è una forzatura fondata su logiche superate". 

Etichettati come eterni dissidenti, i manifestanti in realtà di sì ne dicono tanti, e a citarli è Ruotolo: "Servono 1,7 miliardi per il trasporto pubblico locale: una cifra enorme per ammodernare i treni dei pendolari e gli autobus, collegare le aree interne con le aree urbane, accorciare la distanza tra nord e sud del paese. Questo governo ha già sottratto molti progetti al mezzogiorno d’Italia, svilendo il significato più autentico del Pnrr.

Questo non è il momento - prosegue l'ex parlamentare - di buttare soldi per nuove infrastrutture megagalattiche che non si faranno mai e non sono quelle che di cui ha bisogno il Mezzogiorno: assetto idrogeologico, riduzione del rischio sismico, infrastrutture; questo serve. La Calabria registra il più alto tasso di migrazione sanitaria verso le altre regioni, il 14 per cento dei calabresi rinuncia alle cure e si muore il 5 per cento in più per malattie croniche. Ottocentomila giovani negli ultimi vent'anni hanno dovuto lasciare il mezzogiorno. In Sicilia (85%) e in Calabria (70%) le ferrovie sono a binario unico e la metà delle ferrovie non elettrificata. Ma di che stiamo parlando allora?"

Il corteo no ponte è un'esplosione di energia e slogan sopra le righe. Il messaggio di difesa dello Stretto abbraccia la tematica pacifista con appelli per la fine del genocidio palestinese, e tra le bandiere che sventolano ci sono anche quelle lgtbqia+ trasformando la mobilitazione in una corale rivendicazione di diritti; il cordone sanitario è garantito dai medici cubani. 

La sfilata è accompagnata dalla musica e si respira un'irriverente allegria che sembra scaramantica, vitalità contro l'ombra lugubre che in piazza è rappresentata da una tarantella di giganti deformi e loschi personaggi. Dietro gli striscioni delle associazioni c'è una corrente transgenerazionale: chi ha i capelli bianchi e altre strenue militanze alle spalle non sente la stanchezza e anzi è rinvigorito dall'obiettivo di contribuire alla causa, essere indispensabile accanto ai giovani che si sono avvicendati a loro. Ai balconi occhieggiano i cartelli no ponte e qualcuno vuole farsi sentire anche se non è in strada, come i ragazzi dell'oratorio Don Bosco armati di bandierine, che incitano il passaggio del corteo. 

La discesa verso il lungomare è emozionante: davanti all'ecomostro della variante ferroviaria lasciata come sfregio ("è l'aperitivo del ponte - dicono gli attivisti dal megafono - avevano detto che l'avrebbero coperta e sono passati più di dieci anni", parole che corrispondono a quelle scritte all'ingresso del cantiere fantasma del mascheramento mai avvenuto). Da un lato il mare leggermente increspato in una mattina calda ma piacevole, graziata da un avviso di pioggia che poi è stato scongiurato; dall'altro la fila di case e villette con la x del piano degli espropri. Dal corteo si alzano applausi in segno di vicinanza ai villesi e cui case si vogliono sacrificare in nome in una pubblica utilità che ancora non è stata dichiarata.

Sotto il palco di Cannitello, su cui si alternano gli interventi di amministratori, sindacalisti, politici e militanti, a fine mattina la folla inizia a disperdersi e i siciliani si avviano verso le navi. Tappa d'obbligo e graditissimo è la sosta nella gelateria Boccaccio, una delle attività che dovranno chiudere i battenti perché espropriate. L'andirivieni di famiglie e ragazzi nel locale è promettente: la corsa verso il ponte è stata costretta a rallentare e anche la mainaccia degli espropri è rinviata a settembre (una prospettiva in parte tranquillizzante che forse ha tirato un po' il freno rispetto a una partecipazione più massiccia, tipica delle reazioni a una crisi urgente).

C'è fiducia nell'accogliemento delle osservazioni e integrazioni che i comuni dovranno presentare al Mit, e la sindaca Caminiti ha ribadito la richiesta di sospensione (condivisa dai colleghi di Reggio e Messina) della conferenza dei servizi in corso. Nel frattempo dal territorio si conferma la bocciatura al ponte, anzi la stroncatura, come hanno simpaticamente spiegato gli attivisti giunti da Palmi, inneggiando alla tipica e rinomata pasta con l'illustrazione di una massaia e il suo temibile mattarello. Preferisco tutto questo - la gioia, la libertà e il rumore del mare, come ci avrebbe ricordato anche Dino Campana. 

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