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Venerdì, 21 Giugno 2024
Eccellenze reggine

Recensito da Gambero rosso, l’olio dell’azienda di Rita Licastro esportato in tutto il mondo

Amore e dedizione, competenze e attenzione. Così l’imprenditrice reggina ha trasformato l’azienda di famiglia, Santa Tecla, in una vera e propria eccellenza internazionale vincitrice di numerosi premi

Quindici ettari di uliveti immersi nella macchia mediterranea. A Cosoleto, in provincia di Reggio Calabria, esiste una realtà meravigliosa, una eccellenza tutta reggina, dove si raccolgono i frutti di una terra generosa. Si tratta dell’azienda Santa Tecla di Rita Licastro, pluripremiata per l’altissima qualità dell’olio che produce. 

La tenuta

Dall’amore per il territorio, nel quale affonda le radici la sua famiglia, nasce un ottimo frutto che, trattato con perizia e attenzione, offre un prodotto oleario di altissima qualità riconosciuto a livello internazionale.

Amore e passione, ma anche fatica e rinunce, passano attraverso il racconto di Rita, avvocato che, alla morte del suo papà, decide di lasciare la sua attività professionale per dedicarsi alla terra.

Questa è la storia di un’eccellenza tutta reggina che porta il nome della nostra città in giro per il mondo, attraverso la bontà dei suoi prodotti e l’intraprendenza e la competenza dei nostri concittadini.

Dunque è la passione, o forse l’ambizione, ma certamente la visione, a portare al decollo un’azienda che “prima aveva il suo focus sulla quantità, oggi sulla qualità”, afferma Rita Licastro.

La storia

Rita è figlia unica di padre veterinario e mamma casalinga. Papà appartenente a una famiglia di proprietari terrieri di Delianuova, sul versante tirrenico. Il patrimonio è immenso ed è diviso tra i sette fratelli. 

Alla morte del papà, Rita è al bivio, deve fare una scelta e, contrariamente a quanto tutta la sua famiglia si aspetta… sceglie la terra. Abbandona la sua carriera da legale, studi e tribunali, compiendo, senza neanche accorgersene, la stessa scelta che il padre fece anni prima, lasciando il suo lavoro da veterinario, e che lei stessa non aveva condiviso.

La sua scelta, audace direi, è stata un elemento importante per il decollo dell’azienda e il raggiungimento di prestigiosi obiettivi?
“Si. Oggi Santa Tecla è conosciuta in Europa e nel mondo e ottiene risultati straordinari”.

I premi internazionali

Nyiooc world olive oil 2024, Evo international olive oil contest 2019, Olive Japan 2018, Premio domina international Iooc, 500 exellent extra vingin olive oil in the World, Premio Terraolivo gold 2016, sono i riconoscimenti internazionali che l’azienda di Rita Licastro ha ricevuto negli anni, oltre alle pubblicazioni e recensioni, primo su tutti Gambero rosso 2022 e poi Flos Olei dal 2017 al 2021, Terre d’olio ed Extravoglio da 2015 al 2021.

Come ci è riuscita?
“Io ci metto un’attenzione maniacale”.

Olio Santa Tecla

Come si ottiene il suo olio di alta qualità? 
“Le olive, per dare extra vergine, devono essere raccolte direttamente dalla pianta, ad un grado di maturazione anticipato. Devo sfruttare il fatto che il frutto sia sano ed ancora attaccato alla pianta. Lì, considerando un giusto grado di invaiatura, va raccolto al meglio”.

E le classiche reti?
“Se il frutto è lasciato sull’albero e si mettono le reti a terra, sistema comunemente utilizzato da sempre in Calabria, restano alle intemperie. I frutti cadono a terra e verranno raccolti, a giro, in una grande proprietà, anche in 20 giorni, arrivando stramaturi, a volte ammuffiti. I valori organolettici decadono, quindi le proprietà salutari tipiche dell’olio vengono perse ed è necessaria la raffinatura”.

Agricoltori

È questa la differenza per ottenere l’alta qualità?
“Questa e non solo. C’è tutto un protocollo molto articolato che si deve incastrare non solo con le conoscenze tecniche ma anche con altri fattori, climatici per esempio. Serve un incastro perfetto, insomma. Anche se chimicamente un olio è corretto, per fare alta qualità servono tanti altri fattori come colore, il sapore… basta un solo dettaglio a portare al declassamento del prodotto”. 

Fare alta qualità non è facile…
“Io ci ho studiato molto, mio padre non mi aveva trasferito alcuna competenza. Ho anche fatto venire consulenti da fuori città. È un cammino compiuto negli anni, non si improvvisa”. 

Dove esporta il suo prodotto?
“In Usa, tantissimo. Poi Svizzera, Belgio, Francia… Si tratta di ristoratori”.

In Italia? 

“Solo al Nord ma, in questo caso, sono perlopiù privati. E poi agli assaggiatori professionisti che hanno dei club a cui aderiscono appassionati che hanno diritto ad una fornitura annuale scontata di olio”.

È legata a quella terra?
“Laggiù c’è la casa di campagna dei nonni. Ci si affeziona soprattutto se la si vive. Anche se risiedo in città lì ci sono i miei ricordi legati ad una casa che ha fatto da trait d'union di una grande famiglia. L’ho vissuta quella casa, li si conservano i ricordi e ho vissuto, sin da piccola, il succedersi di tanta mano d’opera”.

Cosa ricorda?
“Queste donne che raccoglievano le olive, ero molto piccola, poi subentrano gli uomini con sistemi diversi”.

Un grande legame affettivo, insomma, non solo professione, lavoro. Cosa è stato determinante per la scelta di abbandonare la sua avviata professione da avvocato?
“Quello che mi ha spinto di più inizialmente è stato l’orgoglio di famiglia”. 

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