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Lunedì, 20 Maggio 2024
La crisi dell'ateneo

Università Dante Alighieri, ecco perché non c'è unanimità sulla proposta di eCampus

La mancanza di alcune importanti garanzie hanno spinto alcuni membri del cda a non votare per l'acquisto da parte dell'ateneo telematico

Sembra essere destinata a non andare a buon fine la proposta di eCampus per rilevare l'Università per stranieri Dante Alighieri. Era già circolata in questi giorni la voce che non tutti i componenti del consiglio di amministrazione dell'ateneo reggino fossero concordi nell'accogliere l'iniziativa dell'università telematica,  e adesso possiamo confermare che è mancato il voto di cinque membri. Sì al progetto da parte della maggioranza dunque, ma non l'unanimità come era stato chiesto dal proponente.

Chi non si è espresso favorevolmente lo ha fatto per la prospettiva, dopo la vendita e lo scioglimento dell'attuale consorzio, di una presenza esclusiva di eCampus nell'associazione Dante Alighieri, promotrice storica dell'ateneo, con una totale gestione privata.

Spiega Beniamino Scarfone, componente del cda: "Chi non ha votato ritiene che questa proposta non offra sicurezza su molti aspetti, come la permanenza dell'università a Reggio, il mantenimento degli attuali dipendenti e soprattutto la mission dell'università per stranieri. Per gli altri sicuramente questo progetto rappresenta la salvezza in un momento in cui l'ateneo ha seri problemi, ma resta il fatto che eCampus non ha formalizzato nessun impegno per tutelare quelle garanzie". 

I fattori che hanno portato alla grave crisi finanziaria

Rimane incontestabile il grave stato di crisi della Dante Alighieri, dovuto a due fattori di affanno finanziario che si sono intersecati in modo micidiale. Da una parte il lungo disimpegno degli enti pubblici che fanno parte del consorzio, dall'altro la congiuntura internazionale che negli ultimi anni ha avuto un effetto deleterio sulle iscrizioni di stranieri, ormai quasi azzerate - e di conseguenza sulle entrate.

"Abbiamo avuto una fortissima riduzione degli studenti stranieri - spiega Scarfone - dovuta prima alla pandemia e le restrizioni degli spostamenti, poi alla guerra. Oltre a incidere sui conti, la mancanza di stranieri snatura il senso dell'esistenza di questa università e i suoi scopi". Un'altra tegola è stata poi l'interruzione della collaborazione con Mnemosine, ente che erogava master e corsi di formazione. 

Lo spiraglio aperto dall'interessamento di eCampus a rilevare la proprietà dell'università ha acceso il dibattito in città: molti vedono nell'ateneo telematico (e soprattutto nel reggino Vincenzo Diano, membro del cda e principale sostenitore della proposta) il deus ex machina per scongiurare scenari foschi che secondo qualcuno potrebbero portare alla chiusura dell'ateneo. "L'università per stranieri non può fallire - dice senza mezzi termini Scarfone - fino a quando ci sarà un consorzio con la partecipazione di enti pubblici. Ma ci sono ben altri problemi, non di poco conto. Ad esempio gli stipendi a rischio dei lavoratori, che sono infatti in stato di agitazione". E c'è anche la situazione degli studenti che hanno già pagato le tasse e nel precipitare degli eventi potrebbero ritrovarsi in un blocco delle attività didattiche. 

La crisi finanziaria della Dante Alighieri inchioda a precise responsabilità gli enti del consorzio che negli ultimi anni non hanno assolto ai loro obblighi economici. Lo ha detto - facendo, è il caso di dire, tutti i nomi - Stefano Morabito, coordinatore dell'associazione "La Cosa Pubblica".

In una nota Morabito ha ricordato che "Comune, Città Metropolitana e Camera di Commercio sono soci promotori dell’Università e per questo obbligati a finanziarne il funzionamento ordinario. Ma hanno anche compiti di gestione, dato che siedono, mediante loro rappresentanti, nel consiglio d’amministrazione".

La lista delle inadempienze riportata da Morabito elenca morosità di lungo periodo: "L’ultimo pagamento da parte del Comune risale all’epoca dei commissari prefettizi. Con la gestione Falcomatà, nessuna contribuzione è stata più corrisposta, a fronte di un contributo storico che, portato da Italo Falcomatà a 100mila euro, si era mantenuto fino al 2010. Analogamente, da anni non ottempera ai suoi obblighi Camera di Commercio, mentre le ultime quote versate dalla Provincia sono state di 85 mila nel 2014 e di 100 mila per il 2015".

Altro supporto progressivamente venuto a mancare, all'esterno del consorzio, è stato quello della Regione Calabria. Riconoscendo l’importanza culturale strategica dell’ateneo, con la legge 32 del 1 dicembre 1988 aveva stabilito un finanziamento annuale di 300 milioni di vecchie lire, che nel 2011 sono diventati 600mila euro e poi scesi a 100 mila euro.

Scarfone: "Valutare ogni proposta ma senza mai tradire la mission universitaria"

Tra i soci del consorzio l'unico intervento sulla crisi è arrivato dalla Metrocity con il sindaco facente funzioni Carmelo Versace che ha auspicato una futura trasformazione della Dante Alighieri in università statale. Sul punto però Beniamino Scarfone commenta: "Questa non deve diventare una querelle politica né uno scaricabarile al ministero. Gli enti coinvolti devono ritrovare il senso delle istituzioni e fare ognuno la sua parte prima di pensare a percorsi diversi, che siano statali o privati".

Quanto a eCampus non è ufficialmente fuori gioco ma quasi, perché sembra che la proposta sia immutabile sui punti che non hanno ottenuto il consenso dell'intero cda. "Ci sono comunque altri progetti al vaglio del consiglio di amministrazione - conclude Beniamino Scarfone - ogni strada si può valutare ma l'importante è che non venga tradita la missione universitaria, che è quella di far conoscere l'Italia agli stranieri, favorire lo studio della nostra storia e cultura e rafforzare in questo modo i rapporti con gli altri popoli, e anche come strumento culturale di contrasto all'immigrazione clandestina. Poi questi studenti ritornano a casa, e se portano un pezzo d'Italia nei loro paesi, lo fanno da amici. E' questo il senso del progetto dell'università Dante Alighieri". 

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