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L'allarme sociale

Alcol e minori, un'emergenza dal primo soccorso al lavoro delle associazioni

Abbiamo parlato del fenomeno in città con gli operatori del comitato della Croce Rossa, che raccontano i casi sul campo e le attività dello sportello sociale

Il recente episodio degli adolescenti ritrovati in gravissimo stato di ebbrezza da alcolici sul lungomare ha riacceso i riflettori su un'emergenza tristemente nota in città. I minori reggini - come tanti altri coetanei in tutta Italia - bevono e si sballano con sostanze tossiche, e la movida, con l'inizio dell'estate diventata appuntamento giornaliero anche per i giovanissimi, è un terreno di rischio incontrollabile.

L'accessibilità di alcolici a minorenni nei locali non è difficile e i divieti sono aggirati da trucchetti sdoganati tra i ragazzi, come la condivisione delle bevande materialmente vendute agli amici maggiorenni della comitiva e poi distribuite ai più piccoli. La possibilità di bere indisturbati all'aperto, in particolare sul lungomare, e la vicenda dei minori-zombie all'alba di una festa di fine anno scolastico avevano spinto anche il garante regionale Antonio Marziale a sollecitare un'iniziativa legislativa per normare il free-alcool e intensificare i controlli.

Ne abbiamo parlato con gli operatori del comitato cittadino della Croce Rossa Italiana, che conoscono l'emergenza sul campo attraverso gli interventi di primo soccorso ai minori sotto effetto di sostanze alcoliche e portano avanti attività di sensibilizzazione nelle scuole e con le famiglie.

La presidente Daniela Dattola, infermiera, opera sulle ambulanze del 118 e dice: "Il fenomeno è sotto i nostri occhi e accomuna Reggio alle altre città italiane. Nei fine settimana le chiamate sono tantissime e soccorriamo minorenni in condizioni tremende. A contattarci sono gli amici che, quando qualcuno si sente male, non sanno come aiutarlo. Li troviamo anche alle 3 di notte, riversi sulle panchine del lungomare".

E' il risultato non di una birra, di per sè innocua, ma di un mix di alcol assunto con chiara volontà di eccedere. "Le birre - continua Dattola - da una diventano tante, e spesso si aggiungono droghe leggere e anche cocaina. Quello che accade dimostra che evidentemente come società non siamo riusciti a far capire, prima di ogni altra cosa, i gravissimi danni alla salute causati dall'alcol. Danni che si pagano nel tempo, perché se un ragazzo, ora che è estate, come divertimento beve ogni sera, dovrebbe sapere che questo in futuro lo condurrà a problemi irreversibili al fegato". 

Gli interventi di soccorso tra i minori e le pagine social dove si condividono le immagini di chi sta male 

I ragazzi sul filo del coma etilico soccorsi nei week-end dal 118 sono espressione di un'urgenza sociale che si estende anche a livello comportamentale e psicologico. Racconta ancora Daniela Dattola: "Noto che molti ragazzi che ci chiamano per soccorrere gli amici hanno un modo di porsi arrogante. A 15 anni vanno allo scontro con gli adulti, una cosa che in passato non avveniva perché c'era rispetto e pure un po' di timore di una persona grande. Lo sballo come divertimento è un altro aspetto che deve farci interrogare. Perché non si riesce a divertirsi in modo pulito? Quello che rispondono sempre loro è che così fanno tutti, ma non è vero. Esistono giovani sani, qui in Croce Rossa ce ne sono tanti che dovrebbero essere punti di riferimento perché vivono la loro età con spensieratezza ma fanno anche del bene. E il bene fa stare bene chi lo pratica. L'associazionismo, la chiesa, lo sport sono le alternative a questi eccessi dannosi. Ma il bene - sottolinea Daniela Dattola - ha un'unica strada, che rimane nell'ombra, mentre il male ne ha tante, ramificate e insidiose, in cui i ragazzi si perdono perché quelle strade hanno molta visibilità".

Ad esempio, sono sfavillanti come il paese dei balocchi di Pinocchio nel parallelo mondo virtuale di internet e dei social, l'ambiente nel quale crescono i nativi digitali. La prima indicazione dei corsi per i volontari della Croce Rossa è che, durante gli interventi, i curiosi devono essere allontanati. La presidente Dattola riferisce di pagine Instagram create per postare foto e video di ragazzi sballati e farle girare come goliardia: "E' un'altra prova di come questa sia una piaga sociale, perché in quei momenti chi sta male ha diritto alla privacy e a non apparire in immagini che ledono la sua dignità... penso a qualche ragazza che finisce con gli abiti scomposti. La viralità di questi filmati fa capire che per quei ragazzi bere smodatamente è irrilevante e anzi può costituire motivo di scherzo con gli amici". 

Valentina Barracato, educatrice sociale specialista in pedagogia, lavora sulle dipendenze in Exodus, e per la Cri reggina è responsabile dello sportello che funziona organizzando corsi, attività informative e iniziative di sensibilizzazione con le scuole a titolo gratuito, alle quali partecipano volontari formati come operatori sociali generici e sono invitati anche professionisti. Al centro di questa azione c'è l'avvicinamento ai giovani coinvolgendo le famiglie e la comunità educante: non è mai semplice comunicare con chi sta vivendo la meravigliosa ma tormentata età adolescenziale che lo scrittore Henry James definì "ingrata" in un celebre romanzo, ma dopo la pandemia tutto si è complicato ed è aumentata tra i giovani l'incidenza delle devianze favorite dalla virtualità, come la ludopatia.

"In quel periodo - dice Barracato - la tecnologia è stata preziosissima, ma ha inevitabilmente portato i minori a fruire in misura maggiore della rete, amplificando fenomeni di isolamento. Il cellulare per i nativi digitali è quasi un prolungamento del braccio, imparano a usarlo già a 3 anni ed è spesso una baby sitter. Nel nostro lavoro ci troviamo oggi a contrastare l'enorme mole di informazioni che i giovani ottengono in modo smart e non riescono a gestire: negli incontri orientiamo chi non sa dove indirizzarsi per ricevere un aiuto specialistico, c'è ancora chi ha pregiudizi verso le comunità e non vuole affidarsi a un professionista". 

Attraverso il progetto nazionale 8-13 della Croce Rossa si creano anche ambienti di aggregrazione, che rappresentano uno strumento contro devianze e dipendenze. "L'età di esposizione al rischio si è abbassata moltissimo - continua l'esperta - ed è un mio cruccio vedere che nelle scuole persiste una resistenza ad affrontare argomenti ritenuti non adatti a ragazzi molto giovani, che invece sono fondamentali come prevenzione e per entrare in contatto con loro e stimolarli ad aprirsi".

Lo sportello sociale Cri e le attività nelle scuole e con i genitori, sempre a cellulari spenti

Un ruolo forte, nel bene e nel male, è quello dei genitori. Daniela Dattola racconta una storia scioccante: "Abbiamo portato in pronto soccorso in piena notte una quattordicenne e i genitori si sono fatti sentire alle 8 di mattina, accorgendosi solo allora che la ragazza non dormiva nel suo letto. C'è una mentalità adolescenziale diffusa dove i genitori si comportano come i figli, bevono insieme, fanno video su tik tok condividendo situazioni non idonee al rapporto verticale che dovrebbe esistere tra loro". 

"Un genitore - aggiunge Valentina Barracato - non può essere un amico, altrimenti il figlio poi non gli attribuirà l'autorevolezza necessaria per accompagnare la sua costruzione identitaria. Si è creata una fluidità che per il minore è destabilizzante e porta i ragazzi a chiudersi e i genitori a considerarli sfuggenti perché non parlano. Ma si può capire tanto anche dalla comunicazione non verbale, guardandosi negli occhi a tavola e con i cellulari spenti. E' la prima cosa che chiedo durante gli incontri, e all'inizio sono restii, ma poi scoprono spazi in cui si può essere non connessi, e lì vanno coltivati il dialogo e la condivisione delle emozioni". 

I nostri figli che rischiano di ritrovarsi in un gruppo dove qualcuno paga caro l'hangover di una notte senza freni ci chiedono lo sforzo di scrutare quello che gli ribolle dentro, senza che ce lo dicano. Perché spesso non sanno come farlo, e anche se sembrano spavaldi hanno paura. "Nelle scuole è importante parlare di dipendenze ma non in modo accademico - dice ancora l'educatrice - per le nozioni i ragazzi trovano di tutto con un clic. Dobbiamo parlare con il loro linguaggio: abbiamo incontrato docenti molto sensibili ma anche insegnanti che, ad esempio, trovano ridicola la definizione di non binary e non sanno cosa rispondere a un ragazzo che in quel momento sta dicendo una cosa importantissima, sta chiedendo aiuto perché non sa chi è. Ricordo in un incontro di aver proposto agli studenti di rivolgere domande che poi sono arrivate solo quando ho dato la possibilità di formularle per iscritto e in forma anonima. Siamo stati sommersi di bigliettini".

Le richieste d'aiuto dei giovani: non solo alcol ma ludopatia, sexting e dipendenza affettiva

Quei ragazzi fecero richieste che per un adulto sono agghiaccianti. Come aiutare mamma e papà, cosa fare se il fidanzato chiede soldi per droga o macchinette, come rivolgersi a una comunità di recupero. E confessioni incredibili, pensando all'età di chi scriveva. "Un ragazzo - racconta Barracato - per riuscire a studiare si aiutava con farmaci e Red Bull. E mi ha turbato scoprire che tante ragazze parlavano di dipendenza affettiva, dicendo di non essere capaci di lasciare un fidanzato che le trattava male".

I rapporti sentimentali della generazione Z sono già tossici, immersi nella bolla della sessualità enfatizzata dei social: "Molti ragazzi - commenta Valentina Barracato - dicono di aver bisogno di bere per interagire con una ragazza, e c'è un modalità di vivere i rapporti come consumo e competizione, sulla spinta di un'ansia prestazionale nutrita da quello che si vede sul web ed è considerato un modello. La bellezza dei primi amori si è perduta e le persone sono svilite, intercambiabili". Per qualcuno, e chiaramente sono quasi sempre ragazze, un innamoramento può trasformarsi in un incubo. "Ci è capitato di dare supporto a ragazzine che facendo sexting avevano inviato foto in cui si vedeva il viso ed erano terrorizzate. Pensavano che quelle immagini potessero arrivare ai genitori, ma soprattutto erano convinte che nessuno più le avrebbe amate e per la vergogna avrebbero voluto trasferirsi in un'altra città". 

La responsabile dello sportello sociale della Croce Rossa reggina esprime l'auspicio di una collaborazione più attiva da parte delle scuole: "Sono i luoghi in cui non soltanto si fa didattica ma si apprendono le competenze che l'Oms chiama life skills, come la resilienza e la risoluzione dei problemi". Ma se i minori reggini hanno bisogno di abusare dell'alcol per riempire il sabato sera è anche a causa della scarsa offerta di altri tipi di interessi? "Le realtà belle esistono - conclude Valentina Barracato - ma non riescono a farsi vedere, a integrarsi nel tessuto della città, ed è un peccato perché sono loro la forza che abbiamo contro questa emergenza"

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