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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Esercenti e crisi / Centro / Lungomare Italo Falcomatà

Giorni contati per le concessioni gratuite dei gazebo, chiesta una proroga

Il 30 settembre scade la norma di emergenza, ma in città gli esercenti non possono più sostenere la spesa e Fiepet chiede una proroga

I dehors o gazebo antistanti i locali sono autorizzati dai Comuni e soggetti al pagamento di un canone per l'occupazione del suolo pubblico, la tassa Tosap. Con la pandemia era stata prevista una deroga alla legge, consentendo a bar e ristoranti, durante lo stato d'emergenza, di non pagare ottenendo concessioni gratuite. Già prorogata dopo la prima scadenza del 1 aprile 2022, adesso questa facilitazione sta per essere definitivamente annullata: dal 30 settembre, tra pochi giorni, chi vuole tenere tavolini e divanetti all'aperto occupando zone di parcheggio sulla strada, dovrà pagare, come si è sempre fatto. Ma gli imprenditori del settore non hanno le stesse risorse di prima e, colpiti da rincari e spese di utenze, non sono più in grado di sostenere la spesa.

Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti reggina, fa sapere che Fiepet, categoria dell'associazione che rappresenta i pubblici esercizi, ha chiesto al Governo di concedere un'altra dilazione rinviando il termine delle concessioni gratuite a fine anno. "In questo momento - spiega Aloisio - sarebbe assurdo privare i pubblici esercizi di uno spazio che, soprattutto nelle nostre latitudini, diviene indispensabile per poter affrontare meglio le problematiche dovute alla crisi e al caro bollette". 

In realtà l'abolizione temporanea della Tosap per i ristoratori rispondeva a un'altra esigenza, quella di ampliare l'attività all'aperto dei locali in modo da facilitare l'applicazione delle regole antiCovid e soprattutto quelle legate a greenpass e super greenpass, quando nelle aree al chiuso i clienti senza tessera verde non sarebbero potuti entrare. Oggi invece l'emergenza è un'altra e il risparmio del canone già durante quest'estate resa difficile dalla guerra ha dato un grande aiuto agli imprenditori del settore. 

Eppure a Reggio, nonostante il settore sia palesemente in affanno, l'argomento è molto divisivo. E' una storia che parte da lontano e si ripete lungo due filoni di scontro. Da una parte la classica guerra di quartiere a colpi di righello per vedere chi occupa più spazio (che oggi a tutti gli effetti è diventata una guerra tra poveri), dall'altra le recriminazioni dei cittadini, esasperati da un far west di strade bloccate che in realtà esisteva molto prima del Covid. Insomma, il ripristino delle tasse di occupazione qui non sono un vero e proprio ritorno al passato, perché qui si è sempre fatto così.

Gazebo, la storia tormentata della movida balneare reggina

Nella memoria storica della città l'associazione d'idee più immediata riguardo i gazebo è la vicenda che vide protagonista Giuseppe Scopelliti, che nel 2006, allora sindaco, con fondi del Decreto Reggio aveva fatto realizzare quattro strutture in cemento e legno sul lungomare, a pochi metri dalla spiaggia e senza chiedere il parere degli uffici competenti. Accusato di occupazione abusiva di spazio demaniale, Scopelliti fu costretto a interrompere l'installazione dei gazebo dopo l'intervento della capitaneria di porto, che su mandato del gip fermò i lavori alla vigilia della consegna. Il sindaco si limitò a prenderne atto contestando però il provvedimento e non ottemperando alla rimozione. I gazebo rimasero lì per anni, nel cuore pulsante del turismo cittadino, trasformandosi in bombe a rischio sanitario per il deterioramento dei materiali e la situazione igienica, tra rifiuti e bivacco di e emarginati. Sottoposti a sequestro, nel 2011 furono tolti i sigilli e i chioschi finalmente completati, mentre l'ex primo cittadino venne prosciolto dalle accuse.

Inseriti nel contesto dei lidi, i gazebo sono sede di frequentati punti di ristoro e sono diventati modello per un restyling di bar e ristoranti del centro che in quegli anni aveva tratto ispirazione dalla movida delle località balneari più note nelle regioni vicine e al Nord (era quella l'idea di Scopelliti). Ma i problemi non sono mancati, e tutti per motivi burocratici e di autorizzazioni, costi e divieti. Nel 2019 scoppiò un caso per un raid della polizia municipale ai danni di alcuni bar che avevano sistemato chioschi (regolarmente autorizzati e tassati) sulle aree alberate della via marina alta. Le misure dei fabbricati erano state prese nel rispetto degli spazi concessi che però si scoprirono essere stati calcolati in eccesso dal Comune, sconfinando le indicazioni dello stesso regolamento comunale. Troppo grandi per la zona vincolata su cui sorgevano, come si era rilevato dalla Soprintendenza ai beni culturali, i gazebo vennero sigillati poi riaperti e poi richiusi prima che arrivasse il via libera dell'amministrazione dopo la convocazione di un tavolo tecnico.

Anche negli ultimi due anni, compreso il 2021, proprio all'avvio di quella che si annunciava come l'estate della ripresa, sono fioccate multe e chiusure forzate, stavolta contro i titolari di gazebo abusivi. 

L'isola pedonale della discordia e i dehors fai da te

Insomma, la nomea dei dehors a Reggio non è delle migliori. A dare il colpo di grazia nell'immaginario popolare l'estate scorsa ci ha pensato la vituperata (e fallimentare) isola pedonale voluta da Giuseppe Falcomatà con la chiusura al traffico della parte alta del lungomare, dove erano stati posizionati gli ormai famosi ombrelloni e divanetti bianchi e il doppio senso di circolazione nella parte bassa. Tra stress e disagi, il bilancio finale dimostrò che le presenze in centro non erano aumentate e anzi molti si erano persino scoraggiati, pur avendo a disposizione il servizio navetta battezzato "leva e porta". Le associazioni di categoria, Confesercenti compresa, bocciarono sonoramente l'idea del sindaco sospeso

Effetto collaterale di quella ztl estiva era stata la proliferazione selvaggia di dehors non autorizzati (l'iniziativa riguardava il solo centro) che per reazione si erano creati da soli le loro isole pedonali con sbarramenti di piante e arredi, sottraendo strade e parcheggi ai residenti. Molti di quei gazebo abusivi sono poi diventati in regola dopo la norma sulle concessioni gratuite, che però cesserà di avere vigore il 30 settembre scatenando l'abituale ridda di segnalazioni ai vigili, liti tra automobilisti e pedoni e dissertazioni estetiche su dove e come dovrebbero essere questi gazebo, che da decenni sono uno scenario comune ovunque ma in città come Reggio sono oscuramente invisi. 

Se la deroga fosse prorogata, forse al di là di chi abbia torto o ragione, sarebbe ora di deporre le armi nel nome della solidarietà verso un settore allo stremo delle forze.

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